Ven 23 Lug 2010
sul modello dei bam-bini
Posted by Antonio Picariello under arte/teatro , Memoria , PedagogiaNo Comments
Ven 23 Lug 2010
Mar 13 Lug 2010
Rainone Antonio, Il doppio mondo dell’occhio e dell’orecchio. Senso e verità nella filosofia della percezione, 2010, pp. 278, Isbn 9788857500959, Euro 19,00
La differenza fra percezione visiva e uditiva ha caratterizzato la cultura occidentale sin dalle sue origini. Partendo dall’interpretazione di questo «dualismo percettivo» si ricostruisce il problema del rapporto immagine/parola, o immaginario/simbolico, nei nodi filosofici che interessano la logica del senso, la modalità di produzione della verità e la «grammatica della sensorialità». Tre modelli di percezione del mondo vengono analizzati criticamente: l’estetica oculo-visiva dell’umanesimo classico, la teoria cartesiana basata sul rapporto privilegiato vista-tatto e la concezione armonico-modulare (sinestetica) della meccanica passionale, enunciata da Charles Fourier in maniera pionieristica all’inizio dell’Ottocento. Nell’ultima parte, si propone una sintesi delle indagini più attuali sul tema, unificando ricerche estetiche, percettive e fenomenologiche entro una cornice che si può definire di evoluzionismo sensoriale.
Antonio Rainone (1947) è stato ricercatore presso l’Università di Paris IV negli anni settanta e si è occupato a lungo di storia delle idee sociali, pubblicando numerosi articoli, traduzioni e saggi sul socialismo e la cultura francese dell’Ottocento. Borsista del CNR e docente di storia e filosofia nei Licei, si è interessato, negli ultimi anni, alla filosofia della percezione e alla psicoanalisi fenomenologica.
Lun 21 Giu 2010






F.to Pino Bertelli ( liberamente riprese per amor della bellezza dal suo sito)
Gio 3 Giu 2010
Dom 18 Apr 2010
Mar 24 Mar 2009
Mar 24 Mar 2009
Ven 13 Mar 2009
Il rapporto con il design contemporaneo?
Terreno minato per me in Italia, ma fino a 15 anni fa ne ho scritto, poi sono arrivato a saturazione, non trovando più stimolante la discussione, anche se ho l’impertinenza di vivere a Milano, epicentro di quel che non condivido! La mia tradizione mi fa riflettere sull’aspetto sociale dei prodotti, mentre la linea italiana è quella di aggiungere un dettaglio decorativo; la soluzione, anche in un’ottica ambientalista, è la razionalizzazione estrema, non trafficare l’ideologia del superfluo.
Il femminismo ha avuto un ruolo fondamentale nel design: le donne hanno sempre inviato il messaggio dell’efficienza, gli artefatti per preparare il cibo non sono mai stati chic, ma razionali!
I suoi rapporti con Lucio Fontana a Buenos Aires?
Erano rapporti di contrasto strettissimo. Allora Fontana non era quello che conoscete voi, era lo scultore ufficiale del regime e noi l’avanguardia, avevamo 22-24 anni. Lui era stato uno scultore astratto prima della guerra, ma di noi diceva che eravamo neoclassici e aveva verso di noi molta diffidenza. Sottoscrisse il Manifesto Blanco con i suoi allievi, ma incoraggiava gli studenti contro di noi. Detto questo Fontana, più grande di noi, faceva delle feste bellissime con donne stupende, e noi eravamo felici di andarci, sempre.
I giovani oggi?
Vedo sofferenza ed umiliazione, non si danno consigli in questi frangenti, dico loro che bisogna stare sotto vigilanza critica, metter attenzione nell’essere positivi ma critici, aderenti alla realtà contemporanea.
Maldonado, argentino del 1922, è stato negli anni ‘40 un caposcuola dell’avanguardia latino-americana, è diventato poi Rettore alla Scuola di Ulm in Germania, ha insegnato in Inghilterra, in America e in Italia, a Bologna e a Milano al Politecnico, dove è stato il motore della cattedra di Disegno Industriale.Adesso, dice Maldonado, ritrovo la pittura, mio antico amore e joie de vivre della vecchiaia.Come spesso avviene nel design, il visitatore ritroverà in mostra vari spunti familiari che non sapeva fossero stati prodotti da Maldonado, ad esempio il logo della Upim e della Rinascente, le collaborazioni con Sottssas quando, come sostiene Cerri, gli artisti portavano tutti la cravatta.Last but not least, Maldonado benefattore ha donato alla Biblioteca della Triennale più di 1.500 volumi, sempre con il suo lungimirante sguardo da educatore.
Tomás Maldonado
Gio 5 Feb 2009
Lun 2 Feb 2009
imitazione di un macaco neonato - oltre il concettualismo di Joseph Kossuth
I neuroni specchio si trovano nella corteccia premotoria. Sono stati identificati per la prima volta nelle scimmie agli inizi degli anni novanta; gli scienziati scoprirono che questi animali erano in grado di apprendere una serie di movimenti, e soprattutto di riconoscerli, non solo dalla loro esperienza diretta ma anche dal confronto con altre scimmie o con gli stessi esseri umani. Vale per questi neuroni la regola del “guardare è un po’ come fare”: i neuroni specchio sono infatti in grado di registrare informazioni riguardanti eventi motori anche senza la necessità che il soggetto abbia un’esperienza riconducibile a quell’apprendimento. Questo tipo di neuroni è stato individuato, attraverso prove indirette, anche nel genere Homo sapiens. L’attività delle cellule specchio, quindi, può essere attivata dalla visione dell’azione compiuta da un altro individuo, come anche da un’immagine statica o persino da un suono collegato ad un’azione. Le cellule specchio svolgono un ruolo molto importante nella comprensione dei comportamenti altrui, fornendo le basi per poter interagire con gli altri. La domanda chiave che si sono posti i ricercatori è se queste cellule siano coinvolte solamente nel riconoscimento delle azioni o anche, in modo più profondo, nella comprensione degli intenti che vi sono dietro. Infatti l’azione implica di per sé il concetto di un agente e di un oggetto, quindi un intento e un obiettivo. Negli uomini, infatti, il sistema dei neuroni specchio sembra sia coinvolto non solo nell’osservazione e nell’esecuzione di movimenti ma anche in processi cognitivi più integrati come il linguaggio, per esempio, o una parte dell’emotività. Proprio perché nei casi di autismo si riscontrano, tra le altre manifestazioni, anche deficit di comunicazione e di comprensione, i ricercatori hanno ipotizzato che un cattivo funzionamento di questo tipo di neuroni potesse essere in parte responsabile del disturbo.
Ecologia Linguistica - Proposta pionieristicamente da Einar Haugen, questa branca della linguistica utilizza la metafora dell’ecosistema per descrivere la relazione e l’interazione fra le diverse tipologie di lingua rinvenibili nel mondo e i gruppi di persone che le parlano. Una sana ecologia linguistica, consistente in un’ampia diversità di forme del linguaggio, è ritenuta essenziale per ecosistemi sani, dal momento che la conoscenza ecologica locale è costruita all’interno delle varietà linguistiche locali.(Mühlhäusler 1995). Un altro importante ambito della ricerca eco-linguistica è quello riguardante la gravissima perdita di diversità culturale - oltre che di biodiversità - dovuta alla progressiva scomparsa di centinaia di lingue o alla graduale perdita della loro funzione comunicativa. L’atlante UNESCO delle lingue in stato di pericolo - più o meno grave e attuale - costituisce da molto tempo uno strumento importante, che ha spinto studiosi e ricercatori ad analizzare cause ed effetti di questo grave fenomeno. L’ecologia linguistica, inoltre, sta tentando anche di fornire utili soluzioni e risposte, sia in termini di documentazione e studio di tante lingue che stanno ormai scomparendo (’morendo’ insieme ai loro ultimi parlanti), sia di tutela e riproposta di una pluralità di strumenti comunicativi che,altrimenti, nei prossimi cento anni rischiano di dimezzarsi, lasciando a disposizione dell’umanità solo i pochi idiomi dominanti.