Pedagogia


2005-08-18 13:00:00
Avevo deciso di non rispondere ai deliri di Paolo Borrelli, soprattutto a quelli che ha inviato al mio indirizzo di posta elettronica, me lo hanno consigliato anche tutti gli amici che hanno letto le sue missive allucinanti ed allucinate, e tutti quelli che prima di me hanno dovuto fare i conti con la ormai nota “persecuzione Borrelli ” che al cambio di stagione trasferisce le proprie frustrazioni sul malcapitato di turno (so già chi sarà la prossima vittima). Questa volta però, dopo la sua lettera pubblicata da questo sito il 12 agosto 2005, voglio rivolgere un appello a tutti, o almeno a tutti quelli che in questa piccola regione “contano qualcosa nelle istituzioni” soprattutto tra i suoi pochi amici ben piazzati: per carità trovate un’occupazione a Paolo Borrelli. Se non volete farlo per me, fatelo per tutte le persone che sono miracolosamente scampate al terremoto, all’alluvione e a quant’altro di disgraziato è avvenuto in questa regione, ma che sono invece cadute nella trappola claustrofobica di “un “plurilaureato” ingiustamente da voi ignorato. O almeno, se lo riterrete più semplice, ogni volta che utilizzerete la parola “arte” aggiungete tra le note di spesa il suo nome. Forse solo in questo modo, e sempre per la pagnotta, rinuncerà a perseguitare chiunque si occupi di arte senza il suo consenso.
Cosa dire poi di un critico d’arte che alla fine di ogni paragrafo aggiunge i suoi titoli di studio e le importanti amicizie? Un critico “militante” che vede nell’opera da me proposta ultimamente al Maci: “Tentativo di ricordare” addirittura l’autoritratto del Caravaggio decollato? Nulla, assolutamente nulla, se non che la visionarietà è tipica dell’artista ma poco calzante al ruolo del critico che dovrebbe produrre chiarezza.
La follia incalza e Paolo nella sua visionarietà perniciosa comincia addirittura a suggerire agli artisti cosa e come devono dipingere, quali mezzi utilizzare, quali tecniche e quali soggetti. Suggerendo a noi un’altra visione, sicuramente più inquietante, quella del poveraccio che non ci si raccapezza più, che non avendo più la forza o la capacità di mettersi in discussione gradirebbe che tutto rimanesse immutato, di modo che gli standard della sua “critica precotta” non debbano subire fastidiosi aggiornamenti.
Mi attribuisce con saccente ironia la scoperta tardiva di quella che lui chiama nel suo sproloquio “Big Generation”, dimostrando, lui si, di aver intravisto solo di sfuggita qualche copertina ma mai letto per intero uno degli autori della Beat Generation.
Molti di noi hanno ancora voglia di fare ricerca in arte senza preoccuparsi del giudizio di pochi critici accattoni, lui che non ha mai dimostrato uno straccio di dignità per criticare i potenti e i decisori politici (vedi il balletto indegno su “Sensi contemporanei”) ha ancora la capacità di starci dietro? Se si, ci si potrà divertire molto in futuro.
In ultimo e solo per fare chiarezza, qualche giorno fa “il nostro unico critico d’arte molisano” ha candidamente confessato ad un amico comune che nel libro sull’arte contemporanea regionale, l’ennesimo (sic!), che da oltre un anno gli è stato commissionato/regalato da un’istituzione locale, peraltro con invidiabile anticipo già elargito (che neanche la Mondadori potrebbe consentirsi), dopo gli ultimi atteggiamenti ostili da me e dall’altro malcapitato intrapresi (Quali? Quando? Non è dato sapere) non saprebbe più cosa scrivere su di noi. Come se la Storia dell’arte, anche quella di una piccola e marginale realtà come la nostra, fosse una paccottiglia da vendere al miglior offerente a seconda degli umori e dei tiramenti del curatore di turno e non, invece, una doverosa disanima scientifica degli eventi e delle personalità effettivamente in gioco. Questo a testimonianza della pochezza e dell’inaffidabilità di una critica davvero provinciale e cialtrona.
So già, conoscendolo, che inonderà questo sito e la mia casella di posta elettronica con una raffica di offensivi vaneggiamenti, che però non mi vedranno più disponibile a riempire ulteriori vuoti a perdere.
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Arte, parte l’edizione di ‘Gemine Muse’
2004-12-18 11:00:00

Dal 21 dicembre ritorna l’appuntamento di arte contemporanea con la terza edizione della rassegna “Valica i confini nazionali”. Nel Museo Sannitico provinciale di Campobasso saranno esposte le opere di Marco Fantacone, Nicola Micatrotta e Carlo Parente curate dal critico Paolo Borrelli.
In 9 Paesi europei 36 musei aprono le porte a 106 giovani artisti con l’iniziativa “Gemine Muse 2004” per allargare gli orizzonti e valicare i confini nazionali per la terza edizione della rassegna di arte contemporanea. Una serie di mostre con opere ispirate ai capolavori delle collezioni museali, un dialogo tra arte contemporanea e arte antica, un legame tra le forme espressive degli artisti di generazioni e tempi diversi: dal passato, al presente al futuro. La ormai consolidata rassegna di arte contemporanea promossa dalle associazioni Gai – Circuito Giovani Artisti Italiani, Cidac – Citta’ Italiane d’Arte e Cultura, in collaborazione con la Darc – Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee, Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici del ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, e con il sostegno di Culture 2000 – Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea, coinvolge quest’anno, oltre ai musei di 28 citta’ italiane, anche 8 musei di otto Paesi europei. “Dopo il lusinghiero successo delle passate edizioni – spiega Fiorenzo Alfieri, presidente delle asociazioni GAI e Cidac – abbiamo deciso di allargare il network artistico anche allo scenario internazionale, rafforzando comunque il nostro impegno in Italia”. La peculiarita’ dell’edizione 2004 di Gemine Muse, curata da un gruppo di 47 critici d’arte, coordinati da Giacinto Di Pietrantonio, e’ lo scambio di esperienze tra i giovani artisti italiani e quelli europei selezionati per l’iniziativa, pur mantenendo le caratteristiche di vetrina per la presentazione di lavori inediti degli artisti attraverso il rapporto diretto con le grandi opere d’arte del passato. A Campoasso la mostra sara’ inaugurata martedi’ 21 dicembre, alle ore 17,00, presso il Museo Provinciale Sannitico, Palazzo Mazzarotta, in Via Chiarizia 12. Prima della cerimonia e’ prevista una breve conferenza stampa alla quale parteciperanno l’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Michele de Santis, il critico Paolo Borrelli, gli artisti selezionati e la direttrice del Museo Sannitico, Angela Di Niro.

 

art.599 1° e 2° comma – a distanza di poche ore

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SONO ORGOGLIOSO DEL MIO PROFESSORE

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La rappresentazione del mondo musulmano del Vicino Oriente nell’odeporica di pellegrinaggio tardo medioevale.

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http://www.giornaledistoria.net/index.php?&nomeCat=Articoli&title=%C2%ABIo%20ci%20vidi%20molti%20saracini%C2%BB&sezione=1&content=14&cat=9&view=2&id=63

Ilaria Sabbatini

Laureata presso l’Università di Pisa, Ilaria Sabbatini ha coniugato nella sua formazione gli studi medievistici con quelli di filologia neolatina. Si è addottorata presso la sede fiorentina del SUM svolgendo attività di ricerca sulla rappresentazione del Vicino Oriente nei diari di pellegrinaggio tardo medievali. Collabora con diverse riviste occupandosi di specifici aspetti della religiosità nella storia, fa parte del consiglio scientifico de «La porta d’Oriente» ed è tra i collaboratori del PRIN Corpus italicarum peregrinationum. Nel 2009 ha pubblicato, per i tipi di Maria Pacini Fazzi Editore, l’edizione critica de La «jerosolomitana peregrinatione» del mercante Bernardino Dinali (1492). Il trait d’union dei suoi progetti più recenti è l’utilizzo dell’odeporica quale strumento di lettura dell’alterità culturale e religiosa nel medioevo.

Testi pubblicati

(continua…)

http://www.criticart.it/?p=3554

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Nano-Art

La Nano-arte supera la percezione naturale. prima la fisica quantistica formalizzava la conoscenza del microcosmo con formalità matematiche, mentre la dimensione nano-strutturale della manipolazione della materia, riacquista per definizione la necessità di descrizione di forme che in vero risultano essere di per se stesse sincretiche a carattere autogenerativo della visione (continua…)

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DA Criticart PCriticart questa è una presentazione tra le più serie a livello planetario in cui mi è stata data  possibilità di prendere coscienza dei valori per cui vale la pena vivere o morire. Antonio Rainone tra i più severi eleganti e nobili pensatori del XX – XXI secolo. Partecipare a questo circuito del pensiero e della scienza significa anche autogenerare la stima per se stessi e per l’umanità che crede nell’umanità. grazie antonio rainone, grazie -a. p.

  La différence entre le monde de l’Å“il et le monde de l’oreille marque la culture occidentale dès son origine. Ce texte se propose de donner aux lecteurs un instrument d’interprétation de ce dualisme perceptif, qui touche non seulemet le noeud crucial de la rélation image/parole, mais aussi la logique du sens, la modalité d’énonciation de la vérité ou bien la nature de l’intelligence et des passions humaines. …

Ntonio Rainone

 

http://www.doppiomondo.net/

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=448792295177&set=a.445360065177.244560.577600177&ref=nf


Presentazione “Doppio mondo dell’occhio e dell’orecchio”

La registrazione audio in formato MP3 (85′) della presentazione de “Il doppio mondo dell’occhio e dell’orecchio” – Roma 21 ottobre 2010
http://www.doppiomondo.net/present.mp3

Di:Antonio Rainone

DA. I PERDENTI.JPG2619506_terremoto21.jpg

Comunicato stampa appello1.pdf

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appello-manifesto terremoto d i Messina parole in liberta.pdf

COMUNICATO STAMPA

RICOSTRUIAMO UNA CITTA’ PIU’ BELLA

SE NON ORA, QUANDO?

I diritti culturali sono riconosciuti tanto nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’ONU, quanto nella Costituzione Italiana, nella Dichiarazione Universale dell’UNESCO, nella Carta di Nizza. Nella definizione dell’UNESCO, i diritti culturali costituiscono una pietra ancora mancante per la comprensione dell’universalità dei diritti dell’uomo; tutelare e promuovere il diritto all’informazione, al sapere ed alla conoscenza, il diritto a godere delle arti e dei beni culturali significa intendere la cultura come valore collettivo e quindi come crescita civile e democratica, come spinta per lo sviluppo economico dell’intera Nazione.

In un Paese in cui il patrimonio artistico non ha eguali, i tagli del Governo ai Beni Culturali sono irresponsabili. E troppo spesso, da noi, la cultura diventa una lucrosa “emergenza” da far gestire alla Protezione Civile: il che vuol dire milioni di euro spesi senza controllo, deroghe alla normativa e delegittimazioni delle competenze e professionalità.

Lucida, amara, inconfutabile, la riflessione di Salvatore Settis che, nel denunciare come scandalo mondiale il crollo della schola armatorum a Pompei, aggiunge: “Altri crolli, altre rovine, altri disastri arriveranno, immancabili”. A L’Aquila i crolli, le rovine, il disastro sono arrivati la notte del 6 aprile 2009. E da quella notte, noi aquilani sappiamo bene che la ricostruzione, la rinascita della città e dei borghi non può avvenire senza l’apporto dell’arte. Siamo convinti che i progetti, destinati al recupero della città e le stesse opere pubbliche debbano portare i segni temporali e culturali dei nostri giorni: progetti, dunque, da condividere con gli artisti già in sede preliminare, per ridare vita, interesse artistico e contemporaneità al territorio devastato dal sisma. Per questo stiamo chiedendo a gran voce che nella ricostruzione/ripristino degli immobili pubblici, e in ogni intervento relativo ad opere pubbliche, venga applicata la legge 29 luglio 1949, n. 717, meglio conosciuta come legge del 2%. Questa norma, mai decaduta ma sistematicamente ignorata in passato per assenza di sanzioni, regola ed assicura risorse per l’abbellimento delle opere pubbliche. Le Linee Guida, emanate nel 2007, hanno reso l’applicazione della legge funzionale all’esperienza della ricerca artistica contemporanea, prevedendo opere progettate specificatamente per i luoghi prescelti e rendendo non raggirabile la legge, perché subordina il collaudo dell’edificio alla realizzazione delle previste opere d’arte.

L’Aquila ed i suoi borghi sono un bene di tutti e tutti devono sentire la responsabilità di non far morire una della maggiori città d’arte.

In occasione della manifestazione nazionale del 20 novembre “SOS L’Aquila chiama Italia” gli artisti lanciano un appello alle istituzioni nazionali e locali affinché a L’Aquila e nell’intero Paese venga data attuazione alla legge del 2%, aprendo un confronto pubblico attraverso un concorso in cui proporre idee, progetti, opere.

Ripartiamo da L’Aquila per praticare la strada della democrazia culturale.

Assemblea cittadina – Tavolo della Ricostruzione Artistica

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