Caro dott. Politi
mi fa piacere apprendere che la prima rivista d’arte in Europa finanzia una scuola di formazione ad alto livello, mi sembra d’intendere con contributi privati, e, a quanto pare, fino a poco fa non aveva interesse a proporsi come un istituto di beneficenza un «EAA&A (Ente Assistenza Artisti & Affini)»; comunque, fa sempre piacere, anche se per strategie di mercato, che lei apre la frequenza a dei giovani “meritevoli” ed “interessati”, mentre dalla sua rivista non si lesina lo scagliare pietre contro i vari contenitori pubblici d’arte contemporanea (Lei, però, ha coscienza che oggi bisogna distribuire i soldi pubblici per le politiche dei beni culturali, perché questi ultimi vengono trattati allo stesso modo dei beni artistici e che le Soprintendenze  possono conservare qualsiasi produzione umana dopo cinquanta anni, oltre a siti storici, vecchie locande ecc., senza parlare dei siti naturali – e non è una novità che anche questo è un territorio per politici e affaristi improvvisatisi direttori di enti artistici coevi, che lei ricordava in un’ altra sua risposta, in quella dell’amico comune Boris Brollo).
Tra le tante scuole improvvisate presenti sul nostro territorio, l’unica nostra speranza potrebbe essere questa sua scuola, in cui s’insegna anche a come diventare attuali narratori del sentire artistico coevo, oltre che a creare esperti nel raccogliere fondi per promuovere l’arte contemporanea, visto il fallimento delle Università e delle Accademie – (a tal proposito ho ascoltato in parte l’ultimo prodotto di queste «strutture fatiscenti» che mi ha lasciato allibito, è stato un giovane critico di nome Angelo, che, in una trasmissione su rai 3, condotta dalla signora Cinquetti, andata in onda nella notte di qualche settimana fa, egli ha affermato che oggi «critici si nasce»S e sicuramente sottendeva «per volontà divina» o per «eredità biologica») -. Ciò che io auspico qui è ancora un’altra cosa, è che lei possa avere soldi a sufficienza per assumere anche qualcuno di quei bravi allievi della sua scuola in modo che si accresca il suo entourage di correttori di bozze, ché, solo per fare cronaca, le ricordo che è scorretto scambiare un «tropo», che è una figura retorica del racconto e significa «sta al posto diS» e che con piccole sfumature si distingue dalla metafora, mentre proprio la sua rivista corregge quel termine con «troppo», anche se, devo ammettere, che questo è un sia pur nobile sovrabbondante aggettivo che può essere usato anche come avverbio. Aumentare il personale, specie nella correzione di bozze, non fa mai male, anche se vale sempre quel detto, però, che ricordo prima a me che a lei: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra!».
Suo
Giuseppe Siano

Caro Siano, risponderò volentieri alla tua lettera sul prossimo numero             di Flash Art. Ti chiedo però un esercizio poco gradito agli italiani: una                maggiore sintesi e chiarezza. Infatti malgrado qualche sforzo non sono               riuscito a capire cosa mi stai chiedendo. Anche perchè è difficile                utilizzare una persona che intende specializzarsi nel fund raising (ricerca di          sponsor) in un correttore di bozze esperto. E’ questo che tu volevi dirmi?          Oppure alludevi a qualcos’altro? Ti prego di essere esplicito. Grazie                     comunque. Giancarlo Politi.

 

Ha solo dimenticato di ridurre del 50%. Caro dott. Politi

va bene che la sua scuola di formazione ad alto livello sia aperta anche a giovani interessati e meritevoli, va bene lo scagliarsi contro i contenitori pubblici d’arte contemporanea gestiti da ignoranti, va bene scagliarsi contro le università le accademie e le scuole di formazione che non creano persone preparate, mi sta bene anche la scuola per fund raising, la quale, in mezzo all’analfabetismo artistico di ritorno, però, dovrebbe preparare l’esperto anche in arte, e non solo volto a trovare fondi per delle mostre promosse da ignoranti o per proporsi come riorganizzatore e ottimizzatore di vari musei d’arte contemporanea esistenti sul nostro territorio (per questo lavoro, lei m’insegna, bastano oggi più le raccomandazioni politiche o il parentado, essendo i soldi per la maggior parte pubblici). Non crede che ci sia bisogno anche di una scuola che formi il narratore d’arte, dal momento che molti esperti improvvisati sono il prodotto di quelle strutture fatiscenti, come ad esempio le Università e le Accademie (a dire il vero, le sue tesi sono inoppugnabili. L’ultimo prodotto della critica, che mi ha lasciato allibito, è stato un giovane di nome Angelo, che, in una trasmissione su rai 3, condotta dalla signora Cinquetti, andata in onda nella notte di qualche settimana fa, inorridito io l’ho sentito affermare più volte che oggi «critici si nasce» e sicuramente sottendeva «per volontà divina» o per «eredità biologica»).
Allora cosa fare contro questo analfabetismo artistico di ritorno, sperare in una scuola che formi l’allievo oltre ad essere un procacciatore di fondi per l’arte, anche un ottimo critico, esperto d ‘arte e, all’occorrenza, conoscitore dei termini artistici. A questo proposito mi auguro che lei possa avere soldi a sufficienza per assumere qualcuno di quei bravi allievi della sua scuola, che sicuramente saranno esperti e specializzati anche nell’uso della terminologia del racconto artistico, in modo che si accresca il suo entourage di correttori di bozze, ché, solo per fare cronaca, le ricordo che è scorretto scambiare un «tropo», che è una figura retorica del racconto e significa «sta al posto diŠ» e che con piccole sfumature si distingue dalla metafora, mentre proprio la sua rivista corregge quel termine con «troppo», anche se, devo ammettere, che questo è un sia pur nobile sovrabbondante aggettivo che può essere usato anche come avverbio. Aumentare il personale, specie nella correzione di bozze, non fa mai male, anche se vale sempre quel detto, però, che ricordo prima a me che a lei: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra!». Certo, però, se fossi un collezionista non mi fiderei di cattivi conoscitori della retorica, nel mentre li ascolto illustrarmi un progetto, specie quando essi vorrebbero convincermi a investire dei soldi nel mondo dell’arte
Suo
Giuseppe Siano

Ps. spero di aver chiarito, semplificando alcuni passaggi.

 

 

 

A me pare che lei abbia solo complicato. E allungato. Se dovessimo pubblicare saremo noi a tagliare. Ma speravo che lo facesse lei. Lo so che in Italia più si è lunghi e nebulosi e più si è bravi. E che dolore per un “letterato” accorciare anche di una sola parola. G.Politi

 

 

Siamo a 1524 caratteri, credo con migliore chiarezza, senza complicazioni, ma è una lettera articolata

Caro dott. Politi
va bene lo scagliarsi contro i contenitori pubblici d’arte contemporanea gestiti da impreparati, va bene affossare le Università le Accademie e le Scuole di formazione che non creano persone esperte, mi sta bene anche la scuola per fund raising, la quale, in mezzo all’analfabetismo artistico di ritorno dovrebbe però preparare l’esperto anche in arte (e non proporre arte come le cipolle sul mercato), perché per organizzare eventi, lei m’insegna, bastano oggi più le raccomandazioni politiche o il parentado che la preparazione artistica, essendo i soldi per la maggior parte pubblici. Non crede che ci sia bisogno anche di una scuola che formi il narratore d’arte, dal momento che molti esperti improvvisati sono il prodotto di quelle strutture fatiscenti, come ad esempio le Università e le Accademie. E di Angelo, critico d’arte, che in una trasmissione della Cinquetti su rai 3 afferma «critici d’arte si nasce» cosa pensa?
A questo proposito mi auguro che i bravi allievi della sua scuola possano sopperire a questa carenza, in modo che si accresca il suo entourage di correttori di bozze, ché, solo per fare cronaca, le ricordo che è scorretto scambiare un «tropo», che è una figura retorica del racconto e significa «sta al posto di…» e che con piccole sfumature si distingue dalla metafora, mentre proprio la sua rivista corregge quel termine con «troppo», anche se, devo ammettere, che questo è un sia pur nobile sovrabbondante aggettivo che può essere usato anche come avverbio.
Suo
Giuseppe Siano
Giuseppe Siano <subrevimanu@yahoo.it>
Giancarlo Politi <giancarlo@flashartonline.com>
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