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DATI OPERA

Autore Gaetano Di Francesco

Senza titolo, 2006 cm H180XL60XP60

mosaico ceramica bianco e nero, cm2x2

struttura e base in ferro e meccanismo rotante

 

 

TESTO

Nella storia degli uomini bene-male, si rincorrono senza tregua, l’argomento è talmente atavico della dimensione umana da far apparire la sua discussione, al contempo: inutile ed indispensabile, oggettiva e soggettiva, accidentale ed intenzionale. Del resto basta sollevare lo sguardo dal proprio punto di vista per un attimo, prendere le distanze da se, allungare la prospettiva e si può confondersi tra l’uno e l’altro.

Dall’originaria idea del bene come fonte di verità e di conoscenza, il bene è diventato l’essere perfetto che s’identifica con Dio luogo dell’eterno contrapposto al male luogo del relativo. Ancora il bene è luogo della felicità ovvero fine ultimo di ogni azione e pensiero umano. Più avanti nel tempo il Bene non è desiderato perché è il bene, ma è ritenuto bene perché è oggetto del desiderio, a partire dalla necessità della volontà buona, determinata secondo una legge morale universale, ed il male incurabile è il fanatismo che sta alla superstizione come il delirio sta alla febbre e il furore alla collera, il solo rimedio a questa malattia epidemica è lo spirito filosofico, il quale, diffuso pazientemente da uomo a uomo, finirà per addolcire i costumi dell’umanità, e per prevenire gli accessi del male.

Nel contemporaneo globalizzazione, multiculturalismo, hanno forse complicato ulteriormente il rapporto tra bene e male, la dove la sopraggiunta urgenza di comprendere molteplici punti di vista, rende sempre più sottile la linea di confine tra le due dimensioni.

Nella disincantata, rigorosa sintesi visiva dell’opera, tutta la storia viene compresa ed espressa in una frazione di secondo, bene e male sono vicinissimi, anzi contrapposti, basta un secondo per girare il punto di vista e ci troviamo di fronte l’altro, il bene o il male. Eppure da un punto di vista dell’uno, l’altro è inaccessibile, inimmaginabile perchè nascosto dal primo. Ancora il movimento confonde fino all’estremo d’illeggibilità del problema, qualunque esso sia, e comprende in questo la necessaria ineluttabilità di con-tenere le molteplici identità sociali ma anche individuali. Ha un senso chiudere il discorso?