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La critica è potente adesso come non mai.


Come no!, Valeva la pena
Incatenarsi al passato, accogliere in grazia l’invidia del male passata per l’estrema unzione a formare una grana della voce e il canto della miseria.
Esondare dalle sponde della ragione creduta saggezza e coraggio per amare i fluidi dell’inganno dove vige la beffarda maledizione del mito.
Appagarsi di una miseria fatta di pavida natura obbligata a respirare dai polmoni degli uomini e donne comuni e vedere il respiro di quei fluidi muovere i tanti esseri dentro, no! Dentro e intorno,no! Ancora più forte: il respiro dei tanti noi che ci conteniamo; noi eserciti velati cercatori di canali morbidi del mito che dia senso e valore ironico o maligno a un qualsiasi meandro scelto o giocato per caso.
Valeva la pena conoscerli, conoscerci. Era necessario incontrare l’archetypo centrale e qui lottare, l’eroe e la bestia, per dare libero accesso a Sisifo di transumare nelle colonie dell’altro per assumerne le pene.
È il senso del mondo.
Sono vertebre degli dei che costringono gli uomini in amicizia a sentirsi dentro con mani incatenate strette le une alle altre; mentre fuori suona la disperazione si armonizza la fratellanza tra demoni e grazia che pure esisteva.
Era il canto della vipera in digestione del fringuello catturato.
Valeva la pena capirlo. Capirsi.
Credo, il canto dei morti mantenga vivo il segreto delle azioni dei vivi. I nostri morti cantano sempre per noi. Chi non conosce l’Oriente e la solitudine vaga elemosinando parole che mai gli serviranno. Sono quei demoni , i demoni del nulla. Sono i ventri squarciati dei cavalli , i pistoni liquefatti dall’arsura del deserto, sono mille gavette di ghiaccio o il pianto dell’ebreo catturato dagli eredi degli ariani; dualità degli opposti condivisa nel destino immortale. Due archetypi formidabili del vagare eterno alla ricerca dei confini e gli spiriti stanziali boschivi imposti dall’amore. Gotico della sabbia e delle piante giocato nel rituale del tempio e della cattedrale.
Valeva la pena capirlo, capirsi. Tentare l’estremo cordoglio per uomini inutili senza speranza. Falsi poeti del segno mutilato e maligno che non soddisfa e porta povertà. Sono gli artisti dallo spirito vuoto in cerca di una meta e che appellano “lei” l’amico del gioco.
Valeva la pena capirlo, credere nel cardinale sapendo si trattasse di uno schietto sacrestano di nome gervasio che gratta le elemosine dei fedeli illusi di fare bene al mondo.
Valeva la pena capirlo, capirsi…

PILO’ (vincitore del premio Termoli 2008)