20-11-2008 20;13;5456.jpg20-11-2008 20;13;54.jpg20-11-2008 20;13;54.jpg20-11-2008 20;13;54.jpg20-11-2008 20;13;54.jpg20-11-2008 20;13;54.jpgNam myoho renge kyo


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La frase giapponese Nam myōhō renge kyō (南無妙法蓮華経) è l’invocazione o, sempre in giapponese, daimoku (題目, cin. tímù, titolo) riferita al titolo del “Sutra del Loto della Legge Mistica[1]“.

Il Sutra del Loto è un testo composto probabilmente in dialetto pracritico e poi tradotto in sanscrito nell’Impero Kushan tra il I e il II secolo e.v., e che alcune scuole buddhiste sino-giapponesi ritengono raccolga gli insegnamenti degli ultimi otto anni di vita del Shakyamuni, il fondatore storico del Buddhismo, vissuto alla fine del VI secolo a.e.v..

In sanscrito il titolo è सद्धर्मपुण्डरीकसूत्र (Saddharmapuṇḍarīka-sūtra), letteralmente “Sutra del Loto della Legge meravigliosa” e nella traduzione in cinese di Kumarajiva, del V secolo e.v., è 妙法蓮華經 (pinyin: Miàofǎ Liánhuā Jīng, giapp. Myōhō renge kyō) a cui si aggiunge inizialmente il titolo onorifico di 南無 (pinyin: Nánwú, giapp. Namu o Namo) che deriva dal sanscrito नमः (Namaḥ) che indica saluto, venerazione in rapporto ad un mantra.

La pratica della recitazione di Nam myōhō renge kyō (in cinese Nánwú miàofÇŽ liánhuā jÄ«ng) si avviò in epoca Tang in Cina presso la scuola Tiantai, probabilmente durante il patriarcato di Zhanran, e fu diffusa in Giappone dal monaco giapponese Nichiren nel 1253 secondo il quale la recitazione ogni giorno di questa invocazione consente a ciascun essere umano di raggiungere la propria natura illuminata. Ma già il monaco giapponese Kukai (774-835), fondatore della setta Shingon, aveva indicato nel titolo del Sutra del Loto un vero e proprio mantra (眞言 pinyin zhenyan, giapp. shingon) e quindi la parte centrale di tutta l’opera.[2]

Secondo la tradizione buddhista sino-giapponese il titolo del sutra riassume, sintetizza e rende presente il senso profondo dell’insegnamento in essa contenuto:

  • Namu (南無 cinese: nánwú, ma pronunciato nei monasteri con l’arcaico nanmu), derivante dal sanscrito namaḥ, indica la devozione, il rendere onore. Ha il significato di apertura e accettazione della legge dell’universo, armonizzandovi la propria vita e traendone forza e saggezza per superare le difficoltà.
  • Myō significa ‘meraviglioso’ e hō Dharma, sia nel senso di ‘Legge’ sia come ‘ente’ (妙法 cinese: miàofÇŽ).
  • Renge (蓮華 pronuncia cinese: ‘liánhuā’) indica il fiore di loto, che simboleggia il risveglio e lo stato di illuminazione che emerge dalle difficoltà della vita quotidiana e la contemporaneità di causa ed effetto.
  • Kyo (経 cinese: jing, sutra, testo canonico) indica l’insegnamento del sutra e la scrittura o il suono attraverso cui si esprime; l’ideogramma cinese che lo rappresenta aveva in origine il significato di “trama” (contrapposta a “ordito”, wei, con cui si intendono i testi eterodossi).

I sette caratteri del daimoku vengono riportati anche nel centro del mandala, o Gohonzon, che, secondo alcune scuole del Buddhismo Nichiren, rappresenta la vita di colui che recita, come una sorta di specchio; quindi non è l’oggetto in sé ad essere venerato, bensì è la propria vita; l’unico mezzo attraverso il quale il praticante può raggiungere i propri obiettivi, infatti, è la propria azione, compiuta con la consapevolezza della legge di causa ed effetto. Tuttavia il preciso significato dei termini, la loro esatta pronuncia e il loro peso nella pratica del culto, differiscono leggermente a seconda delle varie scuole religiose derivate da questa tradizione.

  1. ^ Il carattere cinese 妙 (pinyin miào, giapp. myō) qui reso come “mistica” in riferimento alla Legge (法, pinyin fÇŽ, giapp. hō, sanscrito dharma, tib. chos) non deve essere inteso come trascendente la realtà quotidiana come il termine italiano “mistica” potrebbe suggerire, infatti è qui la resa in carattere cinese del termine sanscrito sat che ha molteplici significati come: buona, misteriosa, mistica, meravigliosa, reale, ma anche: strana, miracolosa, inconcepibile, profonda, sottile, squisita. Il carattere 妙 (pinyin miào (miao 4 tono) e l’unione di due caratteri 女 e å°‘, il primo dei quali 女 indica una “donna” mentre il secondo å°‘ indica “poco” quindi una donna di pochi anni, una giovane, disegna dunque l’apparizione di una giovane dama quindi di bell’aspetto che sopraggiunge d’un tratto e inaspettata nella nostra visuale. Lo stato d’animo che provoca vuole richiamare, in questo caso, collegandolo al carattere 法, lo stesso stato d’animo di stupore che si prova quando si penetra il profondo significato della Realtà o Legge su cui si fonda la nostra stessa realtà quotidiana.
  2. ^ Francesco Sferra In: Sutra del Loto. Milano, Rizzoli, 2001, pag. 22.

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Si pronuncia “Nam mioho renghe chiò”. Nichiren Daishonin asserì che questa è la Legge della vita, la formula essenziale che racchiude il ritmo dell’universo; la pulsante e misteriosa energia che è alla base di tutti i fenomeni. L’inafferrabile essenza della realtà. Recitare Nam-myoho-renge-kyo ci mette in comunicazione, in sintonia con tutto questo. Come un suono che fa vibrare una corda nascosta dentro di noi.
Nam deriva dal sanscrito, il resto è cinese classico. Per una traduzione approfondita ci vorrebbe un libro intero, perché ognuno dei sette caratteri che compongono questa frase ha un profondo significato filosofico. Qui ci basta accennare che a grandi linee significa: “Entrare in armonia con la Legge dell’Universo attraverso il suono”.
In particolare, nam significa “dedicare”, “offrire” la propria vita, “congiungerla” con il ritmico e armonioso flusso di energia vitale universale.
Due dei significati di myo sono “aprire” e “rivitalizzare”. Cioè aprire la nostra vita, come un fiore che finalmente riceve l’acqua e la luce per sbocciare. Aprendo questa porta nascosta dentro di noi, e attingendo all’infinita energia rivitalizzante, possiamo influenzare positivamente, aiutare concretamente anche gli altri.

Ho è ciò che si trasforma, il fenomeno visibile; myo è la forza invisibile che sta alla base e genera la trasformazione.
Myoho rappresenta il ciclo di vita e
morte, l’eterno ritmico alternarsi della fase visibile e invisibile, manifesta e latente di ogni fenomeno; quella dimensione, quel funzionamento regolato da una legge misteriosa, che va al di là della nostra comprensione. E il punto di partenza del Buddismo: il misterioso ritmo del mutamento continuo di tutte le cose, della loro impermanenza. Il ciclo dove niente si distrugge, ma tutto si trasforma: un pensiero, un’emozione, noi stessi, le onde del mare, le foglie di un albero…
Scrive Nichiren Daishonin: “Concepire la vita e la morte come due realtà separate vuol dire essere presi nell’illusione di nascita e morte. E un modo di pensare illuso e rovesciato. Quando si esamina la natura della vita con perfetta
Illuminazione, si scopre che non c’è nessun inizio a marcare la nascita e, quindi, nessuna fine che significa morte. Così concepita, la vita non trascende forse nascita e morte? La vita non può esser consumata dal fuoco, né può essere travolta dalle inondazioni. Non può essere tagliata dalle spade né trafitta dalle frecce. Può stare dentro un seme di senape senza che questo si espanda o che la vita si contragga. Anche se riempie la vastità dello spazio, questo non è troppo ampio ed essa non è troppo piccola”.
Renge rappresenta la simultaneità della causa e dell’effetto. Il fatto che quel che siamo o quel che ci accade è sempre riconducibile a una causa che sta dentro di noi e che, proprio per questo, possiamo cambiare in meglio, una volta che si dispone del mezzo appropriato. La vita è nelle nostre mani, assicura il
Buddismo. Il “destino” lo creiamo noi stessi ponendo continuamente cause che prima o poi tornano sotto forma di effetti (quel che il Buddismo chiama karma). Questo significa che la soluzione a tutti i problemi è già pronta dentro di noi. Come in un seme sono già presenti tutte le caratteristiche di un grande albero.
Kyo rappresenta l’ordito di un tessuto. Un filo che attraversa la trama, tesse l’intreccio complesso dei fenomeni vitali nel cosmo. Ma kyo è principalmente il suono, la vibrazione, la sinfonia della vita universale. La musica impalpabile che è in grado di generare energia, sensazioni, emozioni concrete, felicità illimitata.
“Infiniti significati derivano da un’unica Legge”, diceva
Siddharta. Myo è quest’energia; ho sono i fenomeni, gli eventi visibili; renge è la dinamica del loro reciproco influenzarsi; kyo è il suono, la vibrazione che si dipana. Nam significa entrare in sintonia, vibrare all’unisono. Recitando Nam-myohorenge-kyo ci sintonizziamo con tutto questo; riportiamo l’armonia nel nostro ritmo vitale di base. E l’effetto si manifesta concretamente nei fatti concreti della vita quotidiana. Perché anche la nostra esistenza fa parte della rete universale.

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