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Cari tutti
a seguire il nostro piccolo report di ritorno dal Libano, dove
8 mesi dopo la guerra, nel tempo silenzioso e faticoso della
ricostruzione,
la creatività ancora incanta i cuori e rende tutti felici per un
attimo.
grazie per l’attenzione Cam e Joerg – deposito dei segni

Report: Janana Spring Festival Libano.
La pedagogia teatrale, la didattica artistica e la creatività per
sostenere la vita nei campi profughi palestinesi in Libano

Siamo rientrati da pochi giorni dal Libano dove in collaborazione con
il centro Al Jana di Beirut, abbiamo partecipando sia come formatori e
sia come artisti al Janana Spring Festival Itinerante di Primavera.

Il Janana Spring Festival, giunto alla sua sesta edizione, è parte di
un programma di promozione alla lettura e alla scolarizzazione e si
svolge su tutto il territorio libanese, coinvolge centinaia di bambini
e 57 biblioteche in network, con la collaborazione dei centri giovanili
delle comunità palestinesi, si svolge durante la settimana di vacanze
dalla scuola, che coincide con le feste della Pasqua, offrendo
appuntamenti e avvenimenti di vario genere. Peculiarità del Festival è
quella di vedere in scena non solo gli artisti, ma anche i giovani
delle comunità locali, che presentano lavori creativi ed espressivi
preparati proprio per il festival.
Il Janana Spring Festival ha come sua peculiarità quella di annunciarsi
nei luoghi con un imbonitore speciale: “un autobus” da cui, come le
carovane dei commedianti dell’arte, scende una chiassosa quanto allegra
compagnia che dispensa arte, clownerie, teatro di strada e
divertimento.
Tappe del festival sono state: Dbayeh Camp (Beirut), Mar Elias Camp
(Beirut), Wavel Camp (Bekaa), Saida (Khan El-Efranj), Tripoli,
El-Qassmyeh Camp e Canaa, dove siamo arrivati portando colori e
scompiglio, attraversando in parata i campi e travolgendo creativamente
per alcune ore il trascorrere inerte del tempo immoto e sconsolato di
questi luoghi.
Siamo stati molto colpiti dagli sguardi dei bambini che ci seguivano
parata, dove sorpresa e curiosità si mescolavano ai sorrisi,
maraviglia, stupore, timore, gioia, ma anche a reazioni che evincevano
chiaramente che per quasi tutti i bambini dei campi profughi, questa
occasione, era la loro prima volta a contatto con un trampoliere e con
la maschera di Pulcinella, o per meglio dire con personaggi-maschera in
carne e ossa.
La settimana precedente il Festival abbiamo svolto due workshop sulle
tecniche di teatro di strada presso i Campi di Mar Elias a Beirut e
quello di Baddawi vicino Tripoli al quale hanno partecipato anche
giovani del campo di Naher Al Bared.
Sono stati ospiti del Festival insieme a noi del Deposito Dei Segni
altri artisti italiani: il poeta Edvino Ugolini, portavoce della Rete
degli Artisti contro le guerre, il musicista Piero Purini, i clowns
giocolieri de Il Duende; i clowns acrobati svedesi di Airforce Two;
attori e musicisti palestinesi e libanesi: Samir Hadad, Tarek
Rachacha, Fadi Dabaja.
Il Festival ogni anno è atteso e vissuto con grande gioia dalle
comunità profughe palestinesi, poiché esso è occasione di svago e
divertimento per centinaia di migliaia di persone che vivono una realtà
quotidiana molto difficile e deprivante, poiché le condizioni
strutturali e sociali dei campi profughi palestinesi sono molto
dolorose. Si calcola che siano circa 400.000 i profughi palestinesi
rifugiati in Libano, giunti ormai alla 5/6 generazione di esuli, dal
1948 quando furono cacciati dalla loro terra, la Palestina; dislocati
in 13 campi profughi, quelli ufficiali, carenti non solo di ambulatori
sanitari, asili nido, centri di socializzazione, scuole…, ma con la
presenza costante di con fatiscenti impianti volanti elettricid e
idrici, condutture rotte, perdite di qualunque genere che si riversano
sulle strade; campi molto poveri, dove si calcola che per molti la
soglia di povertà si attesta mediamente intorno al 65%, considerando
anche che una legge molto restrittiva, abolita nel giugno 2005, vietava
lo svolgimento di circa 70 mestieri, aggravando tragicamente la
persistente condizione di disoccupazione dei rifugiati.
Di grande importanza sono quindi tutte le attività culturali che le
associazioni, come il Centro Al Jana di Beirut dell’ARCPA: Arab
Resource Center For Popular Arts, svolgono all’interno dei campi
per
contrastare creativamente rischi di ulteriore degrado, violenza e
disagio sociale.