BIENNALMANIA
prima parte

Dalle Fiere d’Arte alle Biennali il mondo dell’arte di sta muovendo. Ad Aprile a Sharjah negli Emirates; a Maggio a Praga alla Karlin Hall con Giancarlo Politi, ; a Giugno in Venezia con Storr, e a settembre ad Atene, Istanbul e infine a Lione in Francia. Se poi aggiungiamo il decennale di Munster e il quinquiennio di Kassel con Documenta siamo sistemati: il mondo dell’arte è all’apice dello sua spettacolarizzazione che equivale alla sua implosione . (Guy Debord)
Detto questo si deve capire che tutti gli articoli sin qui apparsi sulla Madre di tutte le Biennali, cioè Venezia, sono di tipo divinatorio/propiziatorio nel senso che hanno lavorato sui comunicati stampa e sulle interviste rilasciate dal pittore/curatore Storr. E quindi in sé hanno creato una situazione di attesa più o meno falsa sul fatto.
Ci si rende conto che se Storr è, pure, uno del mestiere avrà oramai sviluppato un buon “gusto” e quindi ci darà anche del “buon pa ne” da mettere sotto i denti. Più avanti con cognizione di causa ne parleremo.
Ma quel che conta sono le idee le visoni del mondo che sulla linea di Baudrillard il vecchio e ottimo Harry (Harald Szeemann) ha tentato di darci nelle sue due edizioni precedenti. Quindi chi vivrà vedrà e dirà la sua . Per ora accontentiamoci di capire il senso della cosa : PENSA CON I SENSI & SENTI CON LA MENTE. Cosa, questa, in fondo già nota dal ‘700 in poi con i “sensisti” inglesi e francesi. Letture di filosofia possono testimoniarlo. Ma lo stesso John Dewey, pedagogista e filosofo americano già dal 1936 propugnava L’ARTE COME ESPERIENZA. Per cui sin qui nulla di nuovo sotto ilcielo!
Il dottor Semmelweis di Celine ha dovuto prendere l’infezione con le sue mani dai cadaveri per dimostrare che la febbre di parto di cui morivano le partorienti proveniva dalla mancata igiene dei medici che non gli credevano e lo snobbavano in questa sua semplice scoperta. Ecco forse il senso della Biennale di Vene zia sta qui: bisogna testimoniare l’arte e cioè praticarla per poi sviluppare una mentalità diversa.
In fondo è ciò che diceva Piero Manzoni quando scriveva: L’ARTE NON E’ UN FENOMENO DESCRITTIVO MA UN PROCEDIMENTO SCIENTIFICO DI FONDAZIONE. Si spera che questo sia presente a Storr.
TUTTO VA SACRIFICATO ALLA POSSIBILITA’ DI SCOPERTA A QUESTA NECESSITA’ DI ASSUMERE I PROPRI GESTI. LO SPAZIO-SUPERFICIE DEL QUADRO INTERESSA IL PROCESSO AUTOANALITICO SOLO IN QUANTO SPAZIO DI LIBERTA’ IN CUI NOI ANDIAMO ALLA SCOPERTA. ESSA VALE SOLO IN QUANTO E’: ESSERE. (sempre Manzoni, 1957). Da qui in poi inizia il vivere, l’arte resta un passaggio.
Un tentativo poteva essere fatto di dare storicità alla nostra arte italiana attraverso questi rivoli laterali del grande fiume che si chiama arte. Non per sciovinismo ma perché Manzoni, Fontana, L’arte Povera, La Transavanguardia, La Metafisica, e quant’altro potevano portare ad oggi, e di oggi molti artisti “nostrani” (lasciatemi usare questo termine brutto) avrebbero potuto rappresentarci in maniera egregia. Inoltre si dava una visione del mondo o la si tentava. Invece a rappresentarci come Padiglione Italia abbiamogli artisti: Penone e Vezzoli.
Estremi e uno all’altro sconosiuti. Metti quanto intrigante poteva essere De Dominicis a confronto con Vettor Pisani sino alle metafore esistenziali di Yves Klein il Monocromo, o spirituali di James Lee Byars? Un padiglione Italia che potrebbe essere una visione altra.
Invece, la polemica Daverio/Storr sul Padiglione Italia è mistificatoria fa bene alla pubblicità di cui oggi Venezia grande teatro dell’arte con decine di mostre di padiglioni stranieri, che oltre a rappresentare i propri artisti hanno affittato palazzi per presentare altri gruppi di connazionali, ha forse bisogno. Una grande Kermesse, un gran baraccone per turisti.
Più modesta per mezzi, l’esperienza della Biennale di Praga, ma più eurpoea e meno globalizzata in quanto metteva a confronto esperienze storiche con quelle più recenti in una osmosi di senso e significati che ne fa una perla. In Venezia il voler dire tutto spesso porta a non voler dire nulla e quindi il gioco del titolo torna: “Pensa con i sensi , senti con la mente”. Torna in un gioco di tipo sensoriale e percettivo ma che in sostanza se vai a Gardeland ti divertirai ancora di più, avrai sensazioni ancor più forti di semplici foto e video.
Buona visione.