febbraio 2008



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Lettera di mario serra

Carissimo Antonio,
Certo,  aver fiducia della vita è già un bell’inizio. Progetto é parto, un
pensiero un’azione,  questa formula avvicina tutto quello che è dentro e
fuori. Ogni giorno incontri persone che sono  amici o compagni o soltanto
individui. L’importante è relazionarsi con curiosità. Parto verso un lavoro
d’osservazione e trovo l’opposto e viceversa. Nei miei lavori  porto anni
d’esperienze e lavoro a contatto con realtà diverse, multiple. Questo mi
permette di trasformare d’improvvisare, il mio mestiere, in strumento a
portata di tutti:  rivelare, organizzare, costruire immagini e suoni che
saranno portate al pubblico. Provocare per instaurare fluidi di dialogo
interiore. Parlo di conflitti, in tutte le opere d’arte. Di volontà e contro
volontà, di protagonisti ed antagonisti. Interpreto il disagio, le
difficoltà, le violenze, situazioni insopportabili e tante altre realtà.
Interrogo tanti per ottenere ipotesi, idee…immagini. Attraverso il
linguaggio pittorico, provo ad affrontare quello che non mi sembra giusto
nella vita. Cosi’sono partito. Prima l’espressione, senza parole,
proteggendo con il silenzio la propria  intimità. Poi il confronto con il
lavoro degli altri, la ricerca di similitudini, di differenze…La
gente…possiede la storia, io il metodo. Un incontro. L’arrivo dell’immagine
porta a altre complessità,  conflitti, discussioni, idee: creatività. E
quanto l’immagine ha rivelato!Bello conoscere le particolarità di ogni
persona e la differenza che ognuno esprime nel vivere, nelle lotte, le
frustrazioni,  la rabbia… come farsi riconoscere come tali dagli altri,
(lavoratori), come superare gli ostacoli predisposti dal potere,   i capi
cantiere, i caporali, i piccoli o  grandi padroni e i loro “bracci
destri”…E poi anche le istituzioni…Ogni tanto dei momenti di forte
emozione, attraverso un’improvvisazione si smuovono  fantasmi, situazioni
frustanti, rospi inghiottiti…Durante il mio percorso,  succedono fatti,
scandali degni dell’ottocento,   rivissuti oggi!  Rabbia, rivolta,
indignazione!Tanti momenti di scambio per comprenderci, per trovare il filo
che ci porta all’incontro: Ognuno difende  un punto di vista, una volontà.
Tutto questo, nel tempo, ha chiarito che esporre le proprie pitture è come
esporre se stessi, molto difficile: non può e non deve essere considerato
come opere morte appese ad una parete.

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