marzo 2017


FAR, galleria d’arte moderna e contemporanea, Piazza Cavour – Rimini centro storico

Un passo doppio, un tandem dal carattere magico e visionario quello dei due fratelli cesenati che oltre alla condivisione del nome accostano una ‘specchiata’ relazione di intenti, una fusione sensibile e riflettente. Un progetto, questo presentato a Rimini, che scopre le carte della creatività e della sperimentazione artistica e che metterà in dialogo il percorso a volte ravvicinato e concorde, a volte dissonante dei due fratelli, presentando opere che documentano il loro lungo viaggio di ricerca e il legame intellettuale che li unisce.

I risultati sono quelli di scenografiche installazioni dove scultura e manipolazione della materia che si fa tattile e ruvida nella superficie e possente nelle dimensioni derivano dalla capacità dei Turroni di padroneggiare le forme con l’abilità di alchimisti; abilità che si spinge nell’uso della resina che avvolge e blocca congelandoli in un bozzolo alcune loro opere, anche i disegni.

 

Periodo di svolgimento:

dal 18 febbraio al 2 aprile 2017

Orario:

da martedì a domenica 10-13 e 16-19, chiuso il lunedì

Ingresso:

libero

Notizie aggiuntive:

Le opere dei fratelli Turroni celano tracce di vita, ma sono tracce che ancora palpitano emergendo con segni e pigmenti e che descrivono nozioni e sembianze di un mondo fragile e precario: un appunto di luogo, un frammento di paesaggio o di habitat di una natura possibile e dimenticata; o ancora, un volto, un profilo umano a testimonianza dell’esistenza di un residuo di umanità al di fuori dello smarrimento e del crepuscolo in atto e che va al là della realtà post-human che ci assieda.

 

‘Le virtù specchiate dei Turroni sono fatte anche di necessità, come vuole il detto. Necessità di lavoro e insieme di obiettivo, il loro applicarsi quotidiano è utile alla sussistenza tanto quanto al raggiungimento di raffinati risultati artistici. Rarissimo è trovare un connubio, oggi, tra queste due condizioni del fare. Desiderio e necessità non sembrano più nemmeno parenti, ma è soprattutto la storia della scultura a dimostrarci quanto il lavoro fisico sia intimamente legato alla sublimazione estetica’

‘Si dà il caso che i Turroni, anche quando dipingono o disegnano o lavorano di patina, lo fanno con tutto il corpo. Si immergono nella materia per dipingerla da dentro, riscattando sia Narciso che Alice, e tenendo sotto pressione la pittura tramite la scultura’.

‘Ci sarebbe molto altro da dire, delle figure affogate di Erich e delle viscere architettoniche di Verter – continua Pulini – dei racconti filamentosi dell’uno e degli enigmi scortecciati dell’altro, della resina che ingloba come un’ambra le forme e le figure, ma il nucleo di tutti i discorsi che si potrebbero fare, intorno allo specchiarsi di due fratelli in una mostra, si ferma qui, appena sotto la superficie dello specchio’.

Massimo Pulini, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Assessore alla Cultura di Rimini.

Verter Turroni nasce a Cesena nel 1965 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Vive e lavora a Gambettola (FC).

Erich Turroni nasce a Cesena nel 1976; vive e lavora a Gambettola (FC). Si diploma all’ Accademia di Belle Arti di Ravenna. Partecipa alla XV Quadriennale di Roma al Palazzo delle Esposizioni nel 2008 e tra le ultime mostre collabora al progetto Cristallino con CARSICO nel 2016 al Musas di Santarcangelo.

 

http://www.dariocampana.it/MostraRimini.ASP

Galleria dell’Immagine di Rimini la mostra Ciclo della Fenice di Dario Maria Campana. Il progetto è costituito dall’insieme di 35 opere eseguite nell’anno 2016 e prende spunto da una di queste intitolata “Fenice” in dialogo con altre del ciclo dedicate a costellazioni e astri celesti

Bennu o Benu, divinità zoomorfa del pantheon dell’antico Egitto, è un uccello mitologico consacrato al dio Ra e simbolo della nascita e della resurrezione dopo la morte, quindi, dell’eternità della vita. Collegato alla dottrina eliopolitana, viveva sulla pietra Benben posta nel tempio di Eliopoli. All’inizio era rappresentato come una cutrettola, uccello della famiglia dei passeracei. Durante il Nuovo regno prese le sembianze di airone cenerino un trampoliere dal becco lungo e sottile e con due piume dietro al capo. Si suppone che il nome Benu possa derivare da webwn, verbo egizio che significa “brillare”, “sorgere”: infatti, nelle raffigurazioni trovate sul Libro dei morti o in molti affreschi esso sembra sorgere dalle acque. Per i greci divenne phoinix, la longeva e miracolosa fenice. Era il signore del giubileo reale, poiché simbolo della rinascita e del rinnovamento, come il sole che all’alba rinasce e si rinnova. Le raffigurazioni di questa divinità sono presenti molto spesso nel Libro dei morti e nelle pitture parietali. (Wikipedia modificato)

[1] Gli egizi vedevano nelle corone una manifestazione del potere delle loro divinità e le consideravano magiche. Una leggenda narra che un re giunse addirittura a cibarsi di corone pur di ottenere questo potere magico. Non è un caso che furono loro dedicati numerosi inni. Tra le corone utilizzate dagli dei come dai faraoni figurava la corona Atef, indossata dal dio Osiride: era una corona bianca con alte piume di struzzo ai lati e, talvolta, l’ureo o il disco solare. Il faraone Snefru, della IV dinastia dell’Antico Regno, indossava una corona con due alte piume di struzzo, simile a quella indossata anche dal dio Amon. A ogni modo, ciascuna corona aveva un significato proprio e veniva indossata in determinate occasioni. Il simbolismo di alcune, come la rossa e la bianca, esaltava anche il concetto di dualità, tanto caro agli egizi. Tuttavia, l’assegnazione di un determinato simbolismo a ciascuna corona non fu molto chiaro almeno fino al Medio Regno (2040-1786 a.C.), e per alcune di esse, come quella azzurra, fu elaborato solo successivamente. Nel Periodo Saitico (664-525 a.C.) le corone divennero sempre più complesse. Vi furono aggiunti corni ritorti, dischi solari e urei. Certo è che il faraone non poteva presentarsi in pubblico senza indossare gli attributi che lo contraddistinguevano come sovrano. Alcune corone, comunque, arrivarono ad essere così sovraccariche da risultare pesantissime. Per tale motivo alcuni egittologi sostengono che, in realtà, la maggior parte di queste corone non venivano indossate quasi mai. Esse erano simboliche e usate dai faraoni solo in qualche occasione davvero speciale.

 

17 marzo 2017
20 marzo ore 21.15: John Scofield in concerto “Country For Old Men” al Teatro Novelli per il festival Crossroads

 

In occasione della ricorrenza del compleanno di Luigi Tenco, nel cinquantenario della sua scomparsa, tutta Italia rende omaggio all’indimenticabile cantautore genovese.
Dal 21 Marzo, giorno del compleanno di Tenco, da Milano a Palermo, decine di iniziative attraverseranno l’Italia e sarà proprio Rimini, il 26 Marzo, a chiudere questa lunga settimana di concerti, letture e omaggi, con una serata tutta particolare e inedita:  i cantautori riminesi Andrea Amati, Federico Braschi, Daniele Maggioli, Massimo Modula e Giuseppe Righini, accompagnati al pianoforte dal giovane maestro Federico Mecozzi, interpreteranno dal vivo, nella cornice del Teatro degli Atti, il repertorio del capostipite dei cantautori italiani.

La serata vedrà inoltre la partecipazione straordinaria di John De Leo, il cantante e compositore lughese, già Premio Tenco 1999, neo riminese da pochi mesi.

Ad introdurre la serata, dalle ore 21,00, un ulteriore cast di eccezione: lo storico direttore artistico de Club Tenco, Enrico de Angelis, affiancato dall’assessore alle Arti del Comune di Rimini Massimo Pulini, dialogherà con la regista Velia Mantegazza e l’autrice Margherita Zorzi, condividendo col pubblico i ricordi personali del loro Luigi Tenco, tra storia, aneddoti e curiosità.

Appuntamento alle ore 21,00 di Domenica 26 Marzo al Teatro degli Atti di Rimini in Via Cairoli 42.

eccoci