febbraio 2016


Marguy Deboberg

Due o tre analogie bambinesche tra Mark Zuckerberg a Guy Debord  senza nessuna pretesa, senza nessuna pretesa se non quella di divertirsi con un mondo a rotoli…..

« Una generazione va, una generazione viene

ma la terra resta sempre la stessa.

Il sole sorge e il sole tramonta,

si affretta verso il luogo da dove risorgerà.

Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;

gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. »

« Il Creatore del mondo e di tutte le anime sa quello che accadde tra gli individui nelle vite precedenti »

(Zohar)

Nell’ambito della filosofia occidentale, Pitagora e la sua scuola sembrano essere stati fra i primi a sostenere la dottrina della reincarnazione o metempsicosi seppure sulla base di culti orfici preesistenti.

Aristotele[5] cita la metempsicosi come un “mito” della scuola pitagorica mentre Platone, il più noto per la sua dottrina della trasmigrazione delle anime[6] non nomina mai Pitagora ma piuttosto indica Filolao, membro della scuola pitagorica.

Alcuni versi di Senofane, riportati da Diogene Laerzio[8] alludono alla metempsicosi riferendola a un aneddoto con protagonista Pitagora:

« Si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, [Pitagora], colmo di compassione, pronunciò queste parole: “Smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce.” »

Oltre a questo riferimento lo stesso Diogene Laerzio scrive:

« Si narra che Pitagora sia stato il primo presso i greci ad insegnare che l’anima deve passare per il cerchio delle necessità e che veniva legata in vari tempi a diversi corpi viventi…[9] »

 

Nell’orfismo e nella scuola pitagorica la metempsicosi era collegata alla loro cosmologia poiché essi sostenevano che questa avvenisse ciclicamente al compimento di un corso astronomico dell’universo.

L’uomo secondo i pitagorici è precipitato sulla terra a causa di una colpa originaria, per via della quale è costretto a trasmigrare da un corpo a un altro, non solo di umani ma anche di piante e animali. Per liberarsi da questa catena di morti e rinascite occorre ritornare allo stadio di purezza originaria dedicandosi alla contemplazione disinteressata della verità, praticando dei rituali esoterici di iniziazione e di catarsi, di purificazione. I pitagorici ritenevano che la vita del matematico fosse quella che più si avvicinasse alla condizione libera e divina in cui l’anima si trovava prima della sua caduta.

Empedocle

Empedocle nelle sue Purificazioni riprenderà la dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi, sostenendo sulla scia di Parmenide che nulla si crea e nulla si distrugge, aggiungendo però che tutto si trasforma sulla base di due forze soprannaturali, Amore e Odio, le quali determinano l’aggregazione o la disgregazione dei quattro elementi. L’anima dunque è immortale, e la sua nascita e la sua morte sono solo aspetti passeggeri dovuti all’intervento di quelle due forze. L’uscita dal ciclo dipende per ognuno dal comportamento tenuto in vita.

Platone

Riappropriandosi della tradizione orfica e pitagorica, Platone fece della reincarnazione, trattata soprattutto nel Mito di Er il perno della sua dottrina della conoscenza, basata sul concetto di reminiscenza o anamnesi. L’esistenza della reincarnazione, secondo Platone, è testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma sembrano provenire da un luogo iperuranio dove il nostro intelletto doveva averli contemplati prima di nascere. Nel mito del carro e dell’auriga, da lui esposto nel Fedro, egli immagina che l’anima, in seguito alla morte, sia simile a una biga che cerca il più possibile di risalire al cielo iperuranio, dimora delle Idee, per assorbirne la sapienza.

A causa della propria concupiscenza però, simboleggiata da un cavallo nero, l’anima è facilmente soggetta a precipitare nuovamente verso il basso, cioè a reincarnarsi. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l’Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. La reincarnazione consente secondo Platone di spiegare anche l’innatismo della conoscenza, concezione secondo la quale l’apprendimento consiste propriamente nel ridestarsi di un sapere già presente in forma latente nella nostra anima, ma che era stato dimenticato al momento della nascita ed era perciò inconscio: conoscere significa dunque ricordare.

Dopo Platone, la dottrina della reincarnazione o metempsicosi passerà nei neoplatonici e in varie correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche, proprie del tardo ellenismo. Filone di Alessandria fu tra i primi a conciliare la religione ebraica con la reincarnazione platonica.Plotino, Giamblico e Proclo, ripresero sostanzialmente da Platone la concezione che l’anima si reincarni e ritorni sulla terra a causa di una colpa originaria, per espiare la quale occorre compiere un lungo cammino di ascesi, liberandosi dagli affetti terreni che altrimenti potrebbero indurre l’anima a restare vincolata alla materia.

La reincarnazione fu accolta solo presso ambienti cristiani poi ritenuti eterodossi. Origene sembrava accettare la possibilità di una preesistenza dell’anima anteriore alla nascita, ma contestava che lo spirito umano potesse reincarnarsi nel corpo di animali. In seguito la reincarnazione fu ribadita dal filosofo Scoto Eriugena. Secondo i sostenitori della reincarnazione nel Cristianesimo, alcuni passi del Vangelo farebbero indurre questa possibilità, ad esempio:   Quando Gesù chiede agli apostoli: «Chi credete che io sia?», essi rispondono: «Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri Elia ed altri Geremia o uno dei Profeti».Ciò testimonierebbe l’accettazione della possibilità che un profeta del passato potesse reincarnarsi nel Cristo.L’episodio della trasfigurazione sul monte Tabor: «“Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto”, allora i discepoli compresero che aveva parlato di Giovanni il Battista».«“Tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni e, se volete accettarlo, egli è quell’Elia che doveva venire”».Quando i farisei interrogano il cieco che annuncia la guarigione: «“Tu sei venuto al mondo ricoperto di peccati e vuoi farci da maestro”».Quando i farisei interrogano il Battista su chi egli sia e con quale autorità compia il suo ministero, gli prospettano tre personaggi di cui uno sicuramente morto ovvero Elia, il Messia o il Profeta. Nell’incontro con Nicodemo Gesù sembrerebbe suggerire una rinascita immediata ovvero una conversione dell’anima all’ipotesi di reincarnazione.

Anche in un testo gnostico denominato Pistis Sophia verrebbe prospettata la possibilità della reincarnazione, sempre però in vista di un suo superamento finale. Va però precisato che tra i tanti testi gnostici ed apocrifi la quasi totalità di questi, riprende l’idea della rinascita in questa vita e non in un’altra.

 

Le lacrime del giorno dopo….in memoria del mio professore Umberto Eco

Di Antonio Picariello

 

Caro professore, parto dall’ultimo articolo che avevo scritto per te verso di te con quel pizzico di rabbia e di amore che ho sempre nutrito nei tuoi confronti. Al Dams nel ’76 quando frequentavo i tuoi seminari di semiotica insieme a Enrico Palandri e a Pier Vittorio Tondelli ,   ti ammiravamo  con l’intensità  di  un cristiano del 30 d. c. che assisteva agli insegnamenti del nuovo messia: non riuscivo a comprendere quasi nulla della nuova disciplina, ma magnetizzato dalla tua qualità pedagogica, avevo fede in te e questa fede mi portò  a distanza di un anno a ricevere la santificazione “codificata” con il numero 29 sul libretto universitario. Caro professore di questa questione te ne parlai anni dopo dicendoti quanto sacrificio mi era costato trasformare la percezione del mio mondo scolastico in quello del sapere semantico.  Un sacrificio accademico che aveva richiesto decine di riletture e una quantità cosmica di sottolineature a matita del tuo magnifico testo dal titolo pericoloso: “Trattato di semiotica generale”. Ma tanta applicazione non aveva minimamente scalfito la mia prepotenza romantica innamorata come Petrarca per Laura, di letteratura passionale a base di godimento della scrittura, votato alla tensione della trama, alla qualità descrittiva e alla figurazione. Devoto alla capacità costruttiva dell’autore alla composizione mappale degli incastri del racconto che tu, la tua disciplina, mi obbligavano a rivisitare attraverso la dissezione scientifica de” Les Mystères de Paris” di Eugène Sue. Mi obbligavi ferocemente a riformattare l’abitudine immaginativa del modello filmico con la struttura semiologica che inneggiava a termini che tanto amavi, – codice, significato, significante, denotativo, connotativo, idioletto, semema interpretativo, generativo, triangolo semantico, quadrato, indice ecc. ecc. (“ecc. ecc.” in semiotica ne è vietato l’uso senza una dissertazione analitica del significato [no. d’aut.]). Ricordo perfettamente il momento del tradimento in cui vendetti l’anima alla semiotica, il momento di trasmutazione in cui mi apparve lo spiro della conoscenza comprendendo il tuo concetto di enciclopedia che determinava la centralità per la costituzione del punto di riferimento addetto a regolare l’attività interpretativa: l’ipotesi è che due persone che comunicano devono attivare porzioni enciclopediche, selezionare contesti, scegliere proprietà semantiche, escluderne altre. Era sbocciata la mia fede semantica, ero il re dell’universo, ridevo e ballavo perché qualunque cosa esistesse o non esistesse al mondo o nell’universo potevo passarla al vaglio della mia interpretazione semiologica: il mondo aveva un senso e il senso apparteneva esclusivamente alla mia qualità interpretativa misurata con gli elementi della scienza semantica. L’autore del testo diventava il lettore, Petrarca e Laura diventavano una Colonna Traiana o semplici riferimenti di diplomazia gestionale dell’ossessione   passionale dell’amore sotto il governo stilnovista.  Così come “Il proibizionismo dei Promessi Sposi” si trasformava in tecnica da ripresa cinematografica  che partiva  dagli occhi di Dio, oggi diremmo semplicemente da una telecamera di un drone   costeggia  il lago e il suo ramo, poi discende comodamente a riprendere  da Nord verso Sud il ponte e le rive  e procede  seguendo il corso del fiume  dall’ampio verso lo stretto, dal largo ai torrenti, dai monti ai pendii ai valloncelli sino all’arredamento minimo delle strade e dei viottoli, ghiaia e ciottoli e termina nell’enunciato  dei “bravi”  “Questo matrimonio non s’ha da fare”. Un movimento semplice genuino panoramico che porta alla vittoria sociale del popolo sulla prepotenza mafiosa del potere. In fin dei conti tutto quello che avevo da imparare è che l’amore vero trionfa sempre sugli impedimenti scorretti: la semiotica mi insegnava a capire oltre il senso emotivo; bene e male diventavano regole sottese al contesto e alla storia. Diventavano linguaggio e poi capacità comunicative. Caro professore Eco, che strazio il giorno dopo la notizia della tua morte vederti seduto sulla sedia di Fazio a raccontare ancora una volta dell’importanza della memoria considerata al pari dell’anima in quanto se manca del tutto la memoria si arriva alla condizione del vegetale. Forse adesso senza più il tuo elegante rimprovero mondiale diventeremo tutti dei vegetali che si accorgono il giorno dopo la tua morte che sanno ancora piangere vedendoti in televisione ripreso da una regia che stabilisce le connotazioni delle immagini che resteranno nella storia e nella nostra memoria semantica. Noi tuoi vecchi allievi sappiamo piangere come piangono i bambini ricordandoti con immagini d’autore. Noi conosciamo qualcosa di segreto. Noi conoscemmo di te la grazia del pensiero perché siamo le piante che tu hai coltivato e prodotto tra le tante piante del pianeta terra.

 

 

Il Prof. Aurelio Tommasetti, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Salerno,

ha il piacere di invitare la S.V. all’inaugurazione di

Orizzonte Due
scultura in acciaio e vetro di
Costas Varotsos

nell’ambito della rassegna espositiva
“L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte”

 

Lunedì 22 Febbraio 2016
Campus di Fisciano

 

Ore 12: Conferenza stampa (Sala Stampa “Biagio Agnes”)

Interventi
Aurelio TOMMASETTI – Magnifico Rettore, Università degli Studi di Salerno
Achille BONITO OLIVA – Curatore della mostra “L’Albero della cuccagna”
Maria PASSARO – Direzione scientifica del progetto di Ateneo
Costas VAROTSOS – Ideatore dell’opera e progetto architettonico
On. Antimo CESARO – Sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo

 

A seguire: inaugurazione dell’Opera

 


L’arcivescovo di Istanbul  Boghos Levon Zekjyan all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato da Gerardo Marotta

Un evento di portata internazionale, come è nella natura stessa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si svolgerà  nel Palazzo Serra di Cassano in Napoli, sede storica dell’Istituto, che  accoglierà la manifestazione in programma per il prossimo dieci febbraio. E’ un incontro tra personalità di spicco intellettuale, culturale, spirituale di impareggiabile spessore che vedrà la partecipazione di Monsignor Boghos Levon Zekjyan e di Gerardo Marotta,  fondatore e presidente dell’Istituto, mente brillante e vigile sulla storia culturale del passato e di quella contemporanea . Monsignor Zekjyan -nato in Turchia ma vissuto per quasi mezzo secolo a Venezia- nominato da papa Francesco Amministratore Apostolico sede plena dell’Arcieparchia di Istanbul, è apprezzato e conosciuto non solo per essere considerato uno degli studiosi di storia armena più in vista nel mondo- già docente di Lingua e Letteratura armena presso l’Università Cà Foscari di Venezia – ma anche quale profondo conoscitore della società e della storia turca e  per il suo costante impegno sul tema del dialogo tra le religioni. L’evento, previsto per le sedici e trenta, sarà incentrato sul tema  Oriente-Occidente/ Riflessioni su alcune applicazioni di categorie assiologiche fondamentali del convivere sociale: Rispetto per l’uomo, democrazia, libertà, laicità e vedrà la partecipazione  di Esther Basile, attiva e propositiva delegata dell’Istituto e Presidente dell’Associazione Culturale Eleonora Pimentel  con gli interventi di Adriana Buffardi, Lucia Stefanelli Cervelli, Rita Felerico, Carmela Maietta. Videoproiezione e videoriprese a cura di Rosy Rubulotta che, nel viaggio fatto con la Basile alla volta di Istanbul, in occasione della Cerimonia celebrativa per l’insediamento di Monsignor Zekjyan, ha svolto un interessante reportage fotografico.

Maria Stella Rossi