luglio 2012


estratto di tesi affinché si ridia considerazione alla storia dell’arte e dignità ai curatori.

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL MOLISE
Facoltà di Scienze Umane e Sociali
Corso di Laurea Magistrale in SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE E ISTITUZIONALE
A.A. 2009/2010
IL PREMIO TERMOLI E LA GALLERIA CIVICA DI TERMOLI DI ARTE CONTEMPORANEA: STORIA E PROGETTO PER UNA COLLEZIONE
Rossella Mammarella
Relatore :L. CANOVA
6 L’apertura sulle ultime generazioni Negli ultimi venticinque anni, dagli anni ’80 in poi, sono entrate in Galleria diverse centinaia di opere, più o meno rappresentative per importanza e qualità, ma sicuramente indicative del fatto che la Galleria molisana continua ad attirare l’ interesse di giovani generazioni di artisti attraverso numerose
donazioni anche se, occorre sottolinearlo, per motivi di limitatezza legati allo
spazio e al budget, la Galleria ha rinunciato ad accogliere opere ambientali e
installazioni, come quelle elettroniche in particolare. E’ comunque compito
estremamente arduo restituire la complessità di un’epoca caratterizzata da una
tale disseminazione dei linguaggi ed è impossibile per qualsiasi museo in
epoca post – moderna testimoniare in maniera esaustiva l’infinita dilatazione
e articolazione linguistica delle esperienze rapportabili alla sfera della
produzione estetica20. Le donazioni delle giovani generazioni di artisti sono
comunque prese in considerazione, in particolar modo, nel secondo catalogo
dedicato alla Galleria Civica di Arte Contemporanea voluto
dall’amministrazione comunale di Termoli. Si possono citare ad esempio
Luigi Ontani e Pino Settanni, il primo orientato verso un’estrema libertà
immaginativa mentre il secondo con Zodiaco e via lattea (1983) testimonia
l’interesse per le contaminazioni fra i linguaggi. Il lavoro di Michele Cossyro,
presente con una scultura –oggetto Radici (1984), mostra le possibilità offerte
da un uso rinnovato di materiali artistici ed extra artistici. Salvatore Provino
con Pelle incaica (1991) si pone come un moderno alchimista innamorato del

20 Daniela Fonti, Identità di una collezione.., cit., p.38

potere della pittura che trasforma la materia in apparizione21. Oppure Sandro
Sanna (Senza titolo, 2000) che mostra come l’apertura verso nuovi orizzonti,
indotta dalla pratica di materiali e tecniche industriali, non abbia decretato la
fine dei media tradizionali dell’arte, anche se tramonta definitivamente ogni
distinzione fra astrazione e figurazione. Bruno Aller (Ritratto di Vlado
Gotovac, 2005) ripropone la grande tradizione dell’astrattismo pittorico
italiano mentre, per la scultura, le lastre dipinte e riflesse di Giovanna
Martinelli (Scansioni, 2004) costituiscono modulazioni spazio-luministiche.
Infine, la terracotta di Città (1998) in cui Giancarlo Sciannella propone la
grande tradizione italiana d’anteguerra.

21 Cfr. Daniela Fonti, Identità di una collezione..,cit.,p.39
1.4 Le edizioni dalla LI nel 2006 alla LIV nel 2009
1.4.1 Tracker Art: LI Premio Termoli
Altri artisti e critici italiani si sono dati appuntamento a Termoli in occasione
della 51° edizione della Mostra d’Arte Contemporanea per un confronto sulla
arte contemporanea, sulle sue svariate e molteplici sfaccettature. Un’edizione
particolare, quella che si è svolta nel dicembre del 2006 presso la Galleria
Civica d’Arte Contemporanea, che ha visto un Premio rivisitato, per la prima
volta, attraverso una formula completamente rinnovata. Siedono infatti ad un
solo tavolo i promotori del 3° Convegno Internazionale della Nuova Critica
d’Arte Italiana, denominato “TrackerArt”, e i partecipanti al 51° Premio
Termoli 2006, per dar vita ad un unico evento dedicato alle nuove formule di
comunicazione ed espressione artistica.
L’obiettivo di questa edizione del Premio è dunque quello di catalogare,
classificare le molteplici tendenze e funzionalità dei modelli critici e
contestualmente rintracciare (da cui “Tracker Art”) nuove espressività e nuovi
linguaggi nella produzione artistica contemporanea.
I nove critici d’arte del Premio Termoli hanno così promosso altrettanti
giovani artisti, ognuno scelto da ciascuno di loro, a cui si sono aggiunti gli
artisti di origine molisana segnalati dai curatori della Mostra. Una versione
che vuole essere un po’ sperimentazione, caratterizzata dalla collaborazione di
più forze come il Comune di Termoli, la “Tracker Art” e la rivista di settore
Juliet. Il Premio entra dunque in simbiosi con il Convegno Nazionale Tracker
Art, ripristinando anche il Premio Acquisto e, elemento interessante, la
presenza di artisti di fama nazionale che vengono affiancati da talenti locali:
giovani termolesi che con il loro sapere cercano di mantenere viva la cultura
artistica nella cittadina adriatica. Nove critici d’arte (tra i quindici invitati a
partecipare quali Antonio PICARIELLO, Giuseppe Siano, Irene Zangheri, Vitaldo
Conte, Antonio Gasbarrini, Marta Casati, Ivana Mulatero, Francesco
Nicolino, Carlo Fabrizio Carli, Bruno Falasca, Danila Bertasio, Linda Kaiser,
Brigida Di Leo, Daniele Goldoni, coadiuvati dal presidente Omar Calabrese)
presentano un proprio artista di età non inferiore ai 35 anni: Laura Baldieri &
Marco Mastrangelo, Manuel Cecchinato, Andrea Chidichimo, Alexandra
Gredler, Pilar Lacruz, Barbara La Ragione, Veronica Montanino, Luca Pace e
Francesco Parisi.
A loro si sommano nove artisti di origine molisana a comporre la rosa
espressiva della mostra: Valeria & Enza Acciaro, Michele Carafa, Davide
Casolino, Emanuela De Notariis, Ettore Frani, Nicola Macolino, Gianluca
Parente, Sara Pellegrini. I vincitori di quella edizione sono stati decretati il 2
dicembre 2006, nella Galleria Civica d’Arte Contemporanea in Piazza del
Municipio, quando la Commissione del 51° “Premio Termoli –TrackerArt” si
riunì per assegnare tre Premi ex-aequo ai giovani artisti partecipanti le cui
opere, acquistate dall’Amministrazione Comunale, sono entrate a far parte del
patrimonio artistico della Pinacoteca Civica d’Arte Contemporanea di
Termoli.
La Commissione, composta da Antonio PICARIELLO (Presidente), Antonio
Gasbarrini, Nino Barone, Giuseppe Siano, Francesco Nicolino e Vincenzo
Greco (Sindaco di Termoli), dopo un’ ampia discussione sui pregi di ciascuna
opera esposta, trovò un giudizio concorde assegnando i tre Premi-acquisto exaequo,
di mille euro ciascuno, alle seguenti opere: “Tramas 09”, 2005,
acrilico su tela, cm 150×150, dell’artista Pilar Lacruz (1972, Valencia,
Spagna), per la modernità dell’impaginato pittorico che, senza tralasciare la
lezione delle avanguardie storiche e della cultura visiva spagnola, ha saputo
reinterpretare l’immaginario contemporaneo alla luce di una nuova visione
della vita e del mondo che è in stretto raccordo con le acquisizioni scientifiche
contemporanee, come quella legata alla geometria frattale. Seconda opera
premiata è stata “Animale scartato da Noè”, 2005, olio su masonite, cm
90×90, dell’artista Andrea Chidichimo (1975, Torino), per una sottile ironia
sospesa tra il ludico e il visionario, nella quale la maestria tecnica del
dipingere si abbina a una trasgressione simbolica e linguistica del visivo.
“Senza titolo”, 2006, vernice su masonite, cm 300×300, terzo premio exaequo
dell’artista Davide Casolino (1982, Termoli), per il forte impatto visivo
di un graffitismo urlato, in grado di esprimere al meglio l’angoscia della
contemporaneità, vissuta in primo luogo sulla pelle delle giovani generazioni:
un linguaggio basico fortemente comunicativo e di immediata lettura.
Segnalazioni particolari furono invece formulate per le opere degli artisti
Manuel Cecchinato (Veneto), Barbara La Ragione (Campania), Enza e
Valeria Acciaro (Molise), Nicola Macolino (Molise), Michele Carafa
(Molise)22.
Variegati i contributi e gli indirizzi offerti al convegno dai critici invitati, per
un’ edizione che recupera il binomio suggestivo – critica dell’arte, arte della
critica-su cui si è giocata la formula di gran parte della produzione artistica
contemporanea. “Tracker art” , l’evento che ha unito un convegno nazionale
della critica d’arte alla 51esima edizione del Premio Termoli, si articola
proprio sull’inscindibilità di pensiero critico e l’ attività artistica attraverso
una formula innovativa in cui nove critici presentano diciannove artisti
italiani e stranieri. La scelta delle opere mette in luce approcci metodologici
molto diversi riconducibili a ricerche che vanno in molteplici direzioni.
L’idea di fondo era quella di rispecchiare nel percorso del visitatore la
strettissima relazione che intercorre tra il lavoro dell’artista e quello del
critico. Di qui la scelta di ribaltare il tradizionale approccio di una mostra a
curatore unico a favore di una formula molto più libera, nella quale si
intrecciano una molteplicità di proposte: ciascun critico porta infatti con sé gli

22 Comunicato stampa ufficiale della 51edizione del Premio Termoli .
artisti che giudica tra i più rappresentativi in circolazione. Diciotto dunque le
opere complessive presentate al 51° Premio a cominciare da “Corpo a corpo”
2006, stampa da video su forex cm 100×70 di Enza Acciaro e “Tango
liquido” 2006, stampa da video su forex cm 100×70 di Valeria Acciaro. Le
due sorelle molisane si uniscono in un percorso immaginale in cui i passi del
tango diventano scoperta per un proprio “corpo a corpo”, dove i labirinti della
memoria hanno la scansione fisica della malinconia del rito-tango che vive
nel viaggio dei frammenti visivi. Questa atmosfera si ritrova in “tango
liquido” attraverso i passi nella realtà quotidiana e nell’ascolto del proprio
movimento, con una rosa rossa offerta che simbolizza il suo transito23.
Laura Baldieri & Marco Mastrangelo con“P.S scrivendo con Marco…segni di
luce” 2006, acrilico su tela cm 90×90, disegnano un percorso espressivo che
vive in una dispersione lirica raccontata con scritture, disegni, tracce
pittoriche. Le figurazioni, autoritratti di seducente anomalia, si costituiscono
come imprevedibili pulsioni e passaggi verso alchimie misteriose che tendono
alla rarefazione del colore ricercando variabili monocromi simbolici per il
gioco/doppio24. “Torero” 2006, marmo statuario e scaglie tinte di dimensioni
variabili, è l’opera di Michele Carafa composta in due parti; da un lato il
marmo statuario compatto e dall’altro invece scaglie sia bianche che colorate
si presentano all’osservatore come una produzione minimalista. Nell’opera
vita e morte evocate si scontrano in un’arena ideale25.
Davide Casolino, altro artista molisano, presenta invece “A.C.A.B.” 2006,
stencil su compensato cm 100×300, crea belve “Fauves” che sono faccioni
urlanti dalla bocca aperta. Le sue opere sono blog visivi che si incontrano sui
muri e non sul monitor, vivono nella realtà fisica e non immateriale, per

23 Cfr. Catalogo 51° Premio Termoli- Tracker art supplemento al n. 133 di Juliet, a cura di N.Barone,
A.Mucciaccio, A.PICARIELLO, G.Siano, Juliet editrice, Trieste, 2007, p.62
24 Ibidem
25 Ibidem
questo sono belve dal cuore umano26. In“La danza dell’ultima polvere
elettrica della sera” 1999, montaggio fotografico cm 100×70, Manuel
Cecchinato fa emergere una poetica di rilocalizzazione degli ambienti, delle
architetture e del paesaggio; una poetica praticata con l’uso convenzionale e
non convenzionale degli strumenti elettronici e orchestrali anche in
performance 27. Andrea Chidichimo elabora una serie di tematiche tra le quali
rientra la ricerca pittorica sulle forme possibili di strani esseri che, nell’ipotesi
di uno scarto compiuto da Noè, possono costruire un repertorio avvincente di
animali non imbarcati sull’arca. Animali che quindi non si sono salvati ma
non per questi sono meno importanti degli altri. Nasce così “Animale scartato
da Noè” 2005, olio su masonite cm 90×90, da una riflessione profonda sulla
coscienza di sé nel caos della processualità o nell’ordine dell’eterna
trasformazione. Il suo fare pittorico scavalca l’atteggiamento ordinario
dell’osservatore per farlo entrare in contatto con la propria intimità alimentata
dal progressivo svelarsi dell’ancor sconosciuta ricchezza di sé 28. Emanuela
De Notariis “Offerta di me” 2006, tecnica mista su tela cm 100×80,
rappresenta il contrasto tra ciò che immaginiamo e ciò che viviamo realmente.
I suoi mondi inventati non sono ingenui, i personaggi fiabeschi inducono
riflessioni sull’esistenza. Emanuela crea sulla tela “esserini” coloratissimi
dalle caratteristiche stravaganti che suscitano sorriso e tenerezza: così prende
forma il suo Paese delle Meraviglie29. Un linguaggio pittorico fatto di
immagini che si smaterializzano alla luce del sole è nel lavoro di Ettore Frani.
In“Mirco T.” 2006, olio su MDF cm 40×30, comunica una sensazione di
esplosione, di angoscia e solitudine esistenziale tipico delle società evolute30.

26 Catalogo 51° Premio Termoli…cit., p.62
Le tele di Alexandra Gredler denotano un linguaggio biologico e tecnologico.
In “Senza titolo” 2003, tecnica mista su tela cm 100×60, l’artista inventa
forme e personaggi, piccoli esseri senza sguardo che raccontano storie
minime della vita quotidiana. I segni tracciati rievocano antiche scritture e
codici binari, graffiti urbani e fumetti metropolitani. La direzione indicata è la
sospensione delle sollecitazioni esterne per decifrare il silenzio31.
La musicale organizzazione spaziale presente tra i vuoti delle singole tessere
musive delle “Tramas 09” 2005, acrilico su tela cm 150×150, di Pilar Lacruz
mette in luce una sotterranea quanto invisibile “forza cinetica”.
L’artista valenciana pur riproponendo i paradigmi della “geometria frattale”,
con una miriade di immagini annidate una nell’altra, effettua una sorta di
scissione atomica di un’immaginaria e monolitica cellula-matrice frattale
generando così una serie di sub cellule autosomiglianti32.
L’immagine fotografica di Barbara La Ragione presente in catalogo con
“arcimboldi” 2005, stampa ai sali d’argento, ha qualità estratte dalla realtà
comune e dalla visione ordinaria che sconfina oltre la passione dello sguardo
profondo. La forza dell’artista si rivolge con tenacia al suo palpito intuitivo
per realizzare qualcosa che ha necessità di apparire nello sguardo degli
spettatori. Chi comunica e interagisce con queste immagini non può sottrarsi
agli stati di perplessità scatenati dalle domande che sfiorano il senso
dell’esistenza33.
“Il bagatto” 2006, tecnica mista su masonite cm 140×70, è invece l’opera
presentata da Nicola Macolino. La sua formazione e il successivo sviluppo di
successo internazionale nel campo delle arti visive, l’artista lo deve alla
cognizione strutturale dello spazio concepito come luogo generativo della
produzione scenografica. Il suo desiderio di riportare nell’opera visiva il

31 Cfr. Catalogo 51° Premio Termoli…, p.62
32 Ivi, p.63
33 Ibidem
senso profondo dei tarocchi con la stessa metodologia che è propria del teatro
giustifica una nuova percezione dell’arte che diventa narrativa34.
Veronica Montanino agisce invece da protagonista attraverso le sue
installazioni che sono vere e proprie ambientazioni capaci di imporsi con
marcata identità. L’artista, presente con “Reazioni a catena 1” 2006, acrilico
e PVC su tela cm 50×50, unisce nei suoi lavori la sua personalissima tecnica
che trae spunto dalle tecnologie industriali ad un discorso virtuale e
immaginifico. Riesce così a stupire lo spettatore, trasportandolo in una
dimensione altra, giocosa, una sorta di mondo neopop con valenze orientali35.
Luca Pace “Dal buio” 2005, olio su tela cm 40×50, si serve di un linguaggio
inequivocabilmente contemporaneo in cui non si stenta a riconoscere
l’influsso di quello televisivo e cinematografico. Le sue sono icone figurali
dalla forte cromia destinate a non rimanere catafratte nella loro fissità ma a
narrare delle storie, delle vicende legate al mito, quello classico ma anche
contemporaneo36. Gianluca Parente in “senza titolo” 2006, stampa a getto
d’inchiostro su tela misure variabili, presenta fotogrammi a bassa risoluzione
prelevati prima da Internet e poi manipolati per decostruire l’icona di base.
Mentre software sempre più sofisticati tentano di emulare una sempre più
sfuggente traslucida iperrealtà, Gianluca Parente, con la sgranatura finale
ottenuta in fase di stampa dai getti d’inchiostro “dipinti” sulla tela, obbliga il
fruitore a indugiare, ad aguzzare lo sguardo per ridare dignità estetica ai
virtuosistici simulacri massmediatici da cui si è bombardati37.
Pittore e incisore, Francesco Parisi sceglie come insolito ancoraggio culturale
la libera rivisitazione dell’arte italiana ed europea tra ‘800 e ‘900.
Come in “Il giardino di Pan”, il paesaggio e la figura umana costituiscono gli
ambiti tematici che Parisi pratica su un versante saldamente figurale,

34 Cfr. Catalogo 51° Premio Termoli…, p. 63
servendosi sia dell’olio che del pastello. Il catalogo del 51° Premio Termoli
si conclude con “Piombo e oro-1” 2006, tecnica mista cm 80×100, di Sara
Pellegrini in cui la scacchiera asimmetrica è un cielo atrocemente
perpendicolare che con blocchi di piombo opprime gli ori che l’arrembano
mentre il tetro sudario della notte distilla imperscrutabili perfidie38.

Francesco Guadagnuolo

Rouault

Anno della Fede: 2012 – 2013
Anno della Fede
Con la Lettera Apostolica “Porta Fidei” Papa Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede, che avrà inizio l’11 ottobre 2012, 50° anniversario dell’Apertura del Concilio Vaticano II e avrà termine nella solennità di Cristo Re il 24 novembre 2013.
In occasione dell’Anno della Fede il Maestro Francesco Guadagnuolo ha realizzato una serie di opere pittoriche, riunite oggi in due mostre itineranti, una dedicata al Santo Volto di Cristo come valore di salvezza per l’intera umanità e l’altra rivolta alla Madonna, Madre del Redentore, che rivive la Vita della Vergine. Oggi più che mai, in questi momenti così difficili che stiamo percorrendo, in prossimità dell’Anno della Fede, l’esposizione del M° Guadagnuolo, diventa una forma moderna di comunicazione attraverso l’arte, per raggiungere la sensibilità dell’uomo d’oggi, in questo difficile inizio del XXI Secolo, attraverso la Vita di Maria, partendo proprio dall’Annunciazione per offrire l’annuncio della salvezza.
Scrive il critico-scrittore Pino Blasone: «…L’attenzione di Guadagnuolo è rivolta verso una religiosità aperta e progressista, piuttosto che a un discorso improntato a o limitato da una singola religione. Ecco perché la sua arte “trans-religiosa”, più che religiosa in senso stretto, mira a una religiosità critica moderna, contemporanea e possibilmente allargata al dialogo con altre religioni. E io parlerei anche di attualismo di Guadagnuolo, a proposito di questa sua capacità di essere attuale e di attualizzarsi di continuo in maniera dialettica, in un orizzonte tanto culturale quanto etico…». Per chiarire quest’aspetto, segue il saggio del teologo olandese Bonifacio Honings sull’umanesimo sacro, mettendo a confronto due artisti, interpreti della crisi dell’uomo, in tempi diversi, Rouault per un “umanesimo integrale” caratterizzato da un’indicibile pietà attraverso il pensiero di Maritain e Guadagnuolo per la sacralità dell’umanesimo universale che passa dal religioso al trascendente, riscoprendo una nuova verità dell’arte, attraverso il pensiero di Guitton.

DUE ARTISTI A CONFRONTO: ROUAULT E GUADAGNUOLO
L’UMANESIMO SACRO DI MARITAIN E GUITTON
Per Georges Rouault (Parigi, 27 maggio 1871 – Parigi, 13 febbraio 1958) la considerazione dell’arte era vicina a quella del pensiero filosofico di Jacques Maritain (Parigi, 18 novembre 1882 – Tolosa, 28 aprile 1973). L’arte di Francesco Guadagnuolo (Caltanissetta, 1956), nato due anni prima della morte di Rouault, è in sintonia con il pensiero di Jean Guitton (Saint-Étienne, 18 agosto 1901 – Parigi, 21 marzo 1999). Nei due artisti, a distanza di mezzo secolo, ci sono delle analogie nelle tematiche affrontate, in quanto entrambi trattano il profano e il sacro, intessono e fondono le indegnità della vita dell’uomo causate dalle continue guerre e violenze. L’uno e l’altro, hanno contribuito a rinnovare l’iconografia sacra con stili indipendenti, non riconducibili a movimenti dell’arte a loro contemporanei. Il periodo storico vissuto da Rouault è l’evo della guerra; quello di Guadagnuolo è l’evo del terrorismo e della ‘cultura della morte’. Per non scivolare in un devozionismo che logora la creatività artistica, conviene affermare che l’arte, soprattutto quella sacra, è un’opera che nasce dal profondo dell’anima, è una rivelazione dell’umano e del divino, anzi nel divino nell’umano e dell’umano nel divino. Non tutti gli artisti possono accedere all’arte sacra, perché nel trattare questi argomenti ci vuole una solida cultura in vari campi, specie quella che riguarda lo sviluppo dell’arte cristiana; di certo si richiedono abilità di mestiere, sicurezza della mano, un’intuizione intellettuale creativa nel cogliere il mistero delle cose ed una sensibilità atta a svelare il senso del dolore e il dramma dell’uomo. Il Cardinale Jean Danielou scrisse: «Grande artista è colui che riesce a fare emergere gli aspetti umani e a misurare la profondità di una società. Senza il suo tramite il messaggio del nostro tempo non si trasmetterebbe alla maggior parte degli uomini». Paolo VI è stato il primo Pontefice del ’900 che ha sentito veramente il rapporto fra Chiesa e arte moderna-contemporanea, così come Mons. Pasquale Macchi, Segretario Personale di Paolo VI, Mons. Giovanni Fallani, Presidente della Pontificia Commissione per l’Arte Sacra e Mons. Ennio Francia che sono stati vicino a Papa Montini.

Rouault
Il confronto
Con i suoi dipinti, Rouault vuole trasmettere il messaggio che tutte le situazioni negative, vissute dall’uomo, sono motivate dal sacrificio di Gesù, punto di partenza per ristabilire i valori umani. Rouault denuncia il disumano della guerra e descrive il dolore dell’umano, riferendosi sempre alla sofferenza di Cristo. Lo scopo del suo modo di fare arte è quello di liberare l’uomo dalle sue condizioni attraverso il Cristianesimo. Infatti, il tema centrale delle sue opere è la Passione, che rappresenta un Dio umanato che soffre come tutti gli uomini della Terra. La sua arte dimostra il bisogno di giustizia, per una società più umana e pacifica, e di compassione per le sofferenze umane. Rouault vuole dare un significato all’uomo, partendo proprio dalle sue abiezioni. Per questo, secondo Jacques Maritain, padre del personalismo cristiano, si potrebbe collocare la sua pittura sotto la categoria “umanesimo integrale”, appunto per indicare che la sua arte comprende, allo stesso tempo, la spiritualità e il lato tenebroso mortale. Francesco Guadagnuolo entra, a Parigi, in contatto con la filosofia di Jean Guitton e tende nei suoi dipinti, ad unire il sacro e il divino all’umano. La sua arte focalizza il tema profondo dell’Assoluto come unico mezzo per collegare spiritualità, storia e realtà. Infatti, attraverso i suoi lavori, che trattano temi di attualità e descrivono inquietudini e stati d’animo, Guadagnuolo fa riflettere sui gravi problemi che affliggono l’esistenza umana: il peccato e la perdizione. Dice Jean Guitton: la crisi che l’umanità sta attraversando riguarda complessivamente l’idea dell’esistenza in se stessa. L’arte di Guadagnuolo è un’arte originale perché analizza temi umani e li mette sempre in relazione con la teologia e la filosofia. È sintomatico come il pensiero e lo spirito di Guadagnuolo vadano sempre verso l’uomo e il mondo che lo circonda. Le sue opere interessano il pubblico e portano l’uomo d’oggi a meditare proprio perché riguardano avvenimenti della cronaca moderna, combinati a soggetti attinenti alla religione. Nel drammatico esistenzialismo del filosofo Jacques Maritain, Rouault intende partire dal dolore che si trasforma in spiritualità. Per fare questo, l’artista unisce episodi della vita di Cristo alle condizioni dell’uomo del XX secolo. La colorazione dei volti di Cristo, deformati e segnati da neri profondi, mostrano non soltanto il suo dolore ma, come sostenne Maritain, addensa «‘la bestialità’ e la jattanza dei ricchi e l’opprimente fatica dei poveri, l’infermità di tutti». Anche per Guadagnuolo il volto, e soprattutto il Volto dei Volti, è fondamentale per comunicare profonde emozioni umane e cristiane. Con la sua tecnica fatta di gesti veloci, colori vivaci, pennellate essenziali e scorrevoli, introduce un grado umano nel volto sacro di Cristo e un grado divino nel volto umano di ogni uomo. La forza, che la sua arte esprime, riesce a far vedere una bellezza interiore, anzi visionaria, che sfugge proprio all’uomo contemporaneo, accecato dalle mille cose che violentano i suoi sensi, la coscienza e i pensieri. Questa forza lirica rivela, nei volti, un’energia religiosa e spirituale. Soprattutto nel volto umano di Cristo, Guadagnuolo mostra la sacralità dell’umanesimo universale. Secondo Rouault, sempre partendo dalla sofferenza si può raggiungere il riscatto e la purificazione. Basandosi sull’idea del dolore, egli arriva alla salvezza in un clima fraterno di amicizia e giustizia. Solo in questo modo gli elementi costitutivi dell’uomo, l’anima e il corpo, si uniscono. Secondo Guadagnuolo sono, appunto, i temi del sacro, della condizione umana e la scienza che rappresentano e manifestano anche ciò che è più nascosto, ciò che è “invisibile”, il passaggio dalla morte all’eternità: la risurrezione. È particolarmente il tema della risurrezione che rivela, attraverso una vasta gamma cromatica, fatta di colori caldi, il trapasso dalla morte alla Vita. Sulla tela, infatti, Guadagnuolo riesce a rappresentare le realtà naturali in cui vive, insieme a realtà soprannaturali. Attraverso i suoi dipinti analizza il senso della religione e della vita in tutti i suoi aspetti. Descrivendo i segni dolorosi del peccato, Mons. Giovanni Fallani diceva di lui «che sa bene leggere e interpretare il dramma della coscienza», rappresenta le inquietudini della realtà in ‘una sorta di cammino doloroso della vita’, sempre a scopo salvifico. In varie opere Guadagnuolo fa vedere la morte sotto un aspetto meno drammatico, pensando il fine ultimo come passaggio necessario per dare il senso più vero e profondo alla vita terrena. Creando le opere, Guadagnuolo, riesce ad unire vita e arte, in quanto scopre nuovi modi e nuovi spazi pittorici per confrontare l’uomo con la religione e la scienza. Così ispirandosi al pensiero di Jean Guitton che manifestava un cattolicesimo esteso in tutti gli orientamenti, atto a inglobare religione e scienze umane, l’artista ci conduce alla scoperta del mistero divino e a superare quel dualismo tra redenzione e perdizione. La vicinanza dell’artista Rouault al filosofo Maritain contrassegna, il suo umanesimo di un forte desiderio religioso, pur denunciando lo strazio e le violenze della guerra. La vicinanza dell’artista Guadagnuolo al filosofo Guitton, contrassegna l’umanesimo di speranza, pur rilevando le violenze del terrorismo, la cultura della morte. Maritain e Guitton avvicinano ancora di più i due artisti. “Dai contorni atroci del peccato e della ferocia umana” (Maritain). L’arte di Rouault era caratterizzata da un’indicibile pietà”; l’arte di Guadagnuolo passa dal religioso al trascendente, riscoprendo una nuova verità dell’arte: la sua sacralità. Questa verità risponde alle esigenze del mondo contemporaneo più cosciente della forza equivoca del potere politico, della globalizzazione, e dei nuovi mezzi di comunicazione. Il confronto di Rouault e Guadagnuolo, a distanza di 50 anni, evidenzia che la loro arte rappresenta e ritrae in forme diverse, e in periodi diversi, un rimedio al decadimento dei tempi moderni. Le loro opere, pur connaturate da diverse situazioni storiche, sono intrise dallo stesso senso umanitario e basate sulla ricerca formale nell’umano, dello spirito e dell’eternità. Come tanti grandi artisti della storia, i nostri due artisti hanno fatto vedere una spiritualità configurata nella storia sacra in cerca di verità, credendo di essere salvata nella speranza di Cristo, Via, Verità, Vita.
Bonifacio Honings

Guadagnuolo