ottobre 2010


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Gian Ruggero Manzoni dice: abbiamo 5 milioni di stranieri regolari in Italia più quasi 2 milioni di irregolari, cioè la proporzione è di 1,4 stranieri ogni 10 italiani, e il tutto è in aumento; la Francia cominciò a dare segni di xenofobia all’incirca attorno alle nostre percentuali, e strinse, così stanno facendo la Gran Bretagna e la Spagna… voi cosa ne pensate?

(continua…)

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Carissimo Antonio ho letto alcune cose di Rainone su internet, pensa come penso io. Immagini da acchiappare con i sensi, annullare l’interno e far fluttuare l’esterno dentro di noi e impastare e ordinare.

caro mario, la cosa bella di rainone è che non solo riesce a far pensare gli altri con devozione verso il pensiero creativo, ma è anche un nobile  pedagogo, un  docente che insegna perché gli allievi  comprendano (“prendano assieme“) e apprendano (“prendano nella mente“) con amore.  così fa in modo  ogni dio possa comfrontarsi, con loro, alla pari.  lui e gasbarrini mi rendono  ricco e felice perchè la mia funzione di etnoestetico si incarna nel pensiero occidentale attraverso la filettatura  dei loro appaganti  linguaggi. leggere le loro opere mi assicura il senso equilibrato della vita….che naturalmente resta la mia comunque….ci sono in giro troppi millantatori e falsi scrittori, artisti e profanatori del sapere cui va data una marcatura per non farci divorare inconsapevolmente l’esistenza e  l’anima ( qualunque cosa sia). cominciare ad arrostire qualche cattivo burocrate non farebbe altro che bene ad una europa caduta nella trappola dei colonialisti   feedback. altro che storia,  qui siamo nel regno della supremazia delle comari che sparano nel gruppo per il piacere di farlo. più che la lancia ritorna utile lo scudo….

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Nato a Buenos Aires, Maldonado si formò artisticamente alla Scuola Nazionale di Belle Arti Prilidiano Pueyrridón. Già durante questa tappa iniziale dei suoi studi fu coinvolto nell’attività dell’avanguardia argentina. Nel 1935 crea l’associazione Arte Concreta-Invenzione insieme a Lidy Praty, Alfredo Hlito, Manuel Espinosa, Raúl Lozza, Enio Iommi e Oscar Nuñez. Un anno più tardi l’associazione organizza la prima esposizione e pubblica un manifesto «invenzionista». Dopo un breve viaggio in Europa, nel quale prende contatti con Max Bill, il gruppo invenzionista si dissolve e Maldonado decide di fondare un nuovo gruppo di arte concreta, volto all’insegnamento dell’arte. Maldonado dal 1944 collaborò alla rivista Arturo, sulle pagine della quale si riflettevano le tendenze di questo gruppo di artisti. L’arte concreta propugnava un’arte non imitativa, non rappresentativa, né espressiva, ma basata sulla pura invenzione.

In Germania. La scuola di Ulm

Nel 1954, Maldonado si trasferì nella Repubblica Federale Tedesca per insegnare alla Hochschule für Gestaltung a Ulm. Tra il 1954 e il 1966 fu direttore di questa istituzione che orientò verso un estremo razionalismo e scientismo. Pubblicò le sue teorie nel saggio intitolato Ulma, scienza e proiezione. Durante i suoi trascorsi come direttore della scuola di Ulma, Maldonado introdusse cambiamenti significativi al programma di studio, come l’insegnamento della semiotica, di materie in relazione con la fisica e con l’architettura, cercando una rigorosità scientifica nello studio e perseguendo l’idea di una fusione fra arte e industria che trovava le sue radici nelle idee del Bauhaus.

Il trasferimento in Italia

Tra il 1964 e il 1967, in collaborazione col suo collega tedesco Gui Bonsiepe, sviluppo un sistema di icone per un progetto di design per la Olivetti e curò l’immagine e il design per La Rinascente. Nel 1976 si trasferì a Milano, continuando il suo lavoro di insegnante in Italia, presso la facoltà di Lettere all’Università di Bologna, focalizzandosi sulla filosofia e sulla critica di influenza semiotica. In uno dei suoi ultimi saggi (L’Eterodosso) sostiene il recupero del ruolo dell’intellettuale come guida della coscienza collettiva.

Carriera accademica

Tra il 1955 e il 1967 Maldonado ha insegnato alla scuola di disegno di Ulma, nota anche come «Il nuovo Bauhaus», ricoprendo anche il ruolo di direttore dell’istituto. Tra il 1967 e il 1970 insegnò alla scuola di architettura dell’università di Princeton. Tra il 1976 e il 1984 insegnò come titolare di cattedra di Design Ambientale presso l’Università di Bologna. Attualmente insegna Progettazione Ambientale presso il Politecnico di Milano.

Pubblicazioni

Che cos’è un intellettuale? Avventure e disavventure di un ruolo, 1995, “Elementi”, Feltrinelli, Milano ISBN: 88-07-47000-4

Critica della ragione informatica, 1997, “Campi del sapere” n. 221, Feltrinelli ISBN: 88-07-10221-8

Cultura, democrazia, ambiente. Saggi sul mutamento, 2 ed., 1991, “Idee” n. 24, Feltrinelli ISBN:88-07-09024-4

Disegno industriale: un riesame, 1991, “Campi del sapere” n. 142, Feltrinelli (ISBN: 88-07-10142-4)

Il futuro della modernità, 7 ed., 1990, “Campi del sapere” n. 69, Feltrinelli ISBN: 88-07-10069-X

Reale e virtuale, 6 ed., 1994, “Saggi” n. 110, Feltrinelli ISBN: 88-07-08110-5

La speranza progettuale. Ambiente e società (1970), 4 ed.,1981, “Nuovo Politecnico” n. 35, Einaudi, Torino ISBN: 88-06-28886-5

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*      L’architettura postmoderna deriva dalla corrente di pensiero del postmodernismo, definizione più completa della parola slang inglese post-modern, che letteralmente ha il significato di “dopo moderno”; gli anglosassoni tendono anche a definirlo anche come “late modern” cioè “tardo moderno”.In generale, per postmodernismo si intende la tendenza e la consapevolezza della società contemporanea che considera superato lo status quo del progresso continuo ed ascendente proprio della modernità. Le certezze ideali, filosofiche, scientifiche in un futuro sempre migliore ed in perenne ascesa vengono ad affievolirsi, fino a negarne la validità. (continua…)

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per tutti coloro che credono che una lezione di Rainone valga una carriera scolastica,per quelli che lo ascolterebbero per ore e ore senza annoiarsi mai.. se tutti i professori fossero come lui la scuola sarebbe tutta un’altra cosa… mitico Rainone!

http://www.doppiomondo.net/Arts.htm

Presentazione de Il Doppio mondo dell’Occhio e dell’Orecchio

  In un luogo “Altro” è scritto (anche da me):

“L’occhio non è dentro la mente, anche se non ne è fuori. L’occhio ha a che fare con la fenomenicità della luce in modo diverso da quelle aree cerebrali che consentono la “visione finale”. Sono gli occhi che rovistano nella caoticità del mondo fenomenico, anche se a noi sembra il contrario perché immaginiamo erroneamente l’esistenza di un ordine formale posto esattamente fuori-dagli-occhi. Pensare con gli occhi è quindi un pensare più prossimo alla fenomenicità del mondo. Gli occhi lavorano il reale e sul reale con una laboriosità che è molto simile a quella delle mani di un artigiano.

   Siamo quindi noi stessi, tramite lo sguardo, a imporre un ordine formale visivo allo spazio rappresentativo, sovrapponendo ordine a disordine, immagine a confusione, geometrie a caos. Noi spalmiamo ordine sulla realtà come si trattasse di burro sulle fette biscottate. Quest’operazione rende a noi possibile la leggibilità del mondo che altrimenti resterebbe del tutto incomprensibile. Senza ordinamento visuale, il mondo, mancando di etichette e d’indicatori formali (scritture), sarebbe simile a un’immensa discarica di materiali caotici. Gli occhi amano quindi l’ordine e la bellezza, che cercano in ogni cosa anche a costo di illudersi e di perdurare nell’Inganno di cui sono corresponsabili, insieme alla mente con cui sono, pur sempre, in rapporto d’affari.

   Tutto ciò sembra semplice a decifrarsi, ma non lo possiamo fare se non servendoci della parola. Ora il suono è sia prima che dopo l’atto visivo. In questo intreccio trova la sua dimora la dualità fra mondo dell’occhio e mondo dell’orecchio …”

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 La differenza fra mondo dell’occhio e mondo dell’orecchio caratterizza, sin dalle sue origini, la cultura occidentale. L’interpretazione di questo «dualismo percettivo» è posta al centro di questo testo, con l’intento di ricostruire non solo il problema cruciale del rapporto immagine/parola, ma anche una serie di questioni ad esso collegate: la logica del senso, la modalità di enunciazione della verità o la grammatica della sensorialità in senso più generale, il valore delle percezioni sinestetiche nelle arti pittoriche e musicali.

 Vengono messi a confronto tre modelli di percezione del mondo, ovvero tre visioni del mondo che fanno capo anche a tre autori emblematici:

Charles de Bovelles, René Descartes e Charles Fourier.

  Più precisamente si propongono:

   1. Una lettura molto orientata dell’estetica umanistica viene proposta attraverso l’analisi del pensiero “oculo-visivo” di Bovelles (e, in contrappunto, di Leonardo), in modo da collegare la concezione classica alle sue lontane origini greche.

   2. Una rilettura della rivoluzione cartesiana nella concezione dell’ottica, introduttiva alla moderna teoria della percezione, basata su un rapporto privilegiato vista-tatto. Parte essenziale di questa reinterpretazione è un corposo riferimento critico alle lettura che Merleau-Ponty e Lacan fecero del rapporto fra cogito e “scienza dei segni”.

   3. Nella terza parte, vengono discussi i limiti e la “crisi” di questa concezione meccanicistica, ancor oggi dominante in una parte del mondo scientifico, congiuntamente all’emergere di un modello percettivo senso-corporeo “modulare” e sinestetico, di cui si è cercato di restituire l’originalità. La cultura francese della prima metà dell’Ottocento è il territorio di questa indagine, che ruota intorno al pensiero di Charles Fourier: un Fourier in parte inedito (come teorico della grammatica dei sensi e della meccanica passionale), che viene riletto fuori dal suo alveo interpretativo tradizionale, grazie ad un lungo lavoro di ricostruzione e di indagini archivistiche.

   L’insieme degli argomenti teorici sviluppati lungo tutto il testo sono stati ripresi e discussi nell’ultima parte, alla luce delle più attuali riflessioni e scoperte nel campo percettologico, fenomenologico ed estetico (produzione della verità) al problema del dualismo percettivo audio-visivo, anche per la questione del rapporto immaginario/simbolico. (continua…)

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