novembre 2012


“Il nuovo che dis-avanza” è una raccolta di cinque  racconti brevi, l’esordio letterario di Antonio Picariello, critico incorruttibile. Soggetto di questi racconti è la “vita degli artisti contemporanei”, quella che immaginiamo svolgersi nella provincia  moderna per eccellenza: il CENTRO iTALIA

Criticart PCriticart

GRANDE VALENTINO, PER IL PREMIO PREZIOSI FORSE IL 19 DIC, L’ASSESSORE TI VORREBBE A PRESENTARLO. TITOLO: VERDE BIANCO ROSSO, LA LINGUA DI DANTE, POI TI CHIAMERà…. SE MI DICI CHE PUò ANDARE

Valentino Campo

Mio caro se ci sei tu nell’iniziativa, tu che garantisci qualità e professionalità, il 19 sarò a Larino: Poi ne parleremo a voce.

Criticart PCriticart

ok io ci sono. sto lavorando su dante per il libro di storia dell’arte poi ti passo il materiale grezzo un abbraccio all’amico

Valentino Campo

“Se l’odio verso il peccatore non offusca la mente del profeta, presagisco che a Roma piacerai finché di giovinezza sarai fresco; ma quando a furia di venire maneggiato dalla gente, comincerai ad essere gualcito resterai confinato nel silenzio o troverai rifugio ad Utica o verrai sepolto dentro un pacco a LLerda. E allora il consigliere inascoltato riderà un po’ come quel tale che, persa la pazienza col suo asino sempre renitente, giù dalla rupe lo sospinse: chi si prende la briga di offrire una salvezza non voluta? Anche questo ti preannuncio: la vecchiaia e la balbuzie ti raggiungeranno mentre in qualche sobborgo fuori mano terrai scuola ai ragazzini. Ma quando una giornata tiepida di sole radunerà un capannello intorno a te, racconterai le mie vicende: la mia nascita modesta da uno schiavo liberato; le mie ali tese in un volo di gran lunga superiore al nido, tanto da controbilanciare l’umiltà sociale con le doti intellettuali; la stima che ho riscosso dai Romani più eminenti in guerra e in pace.” Orazio, epistola I, 20, 9-23

Valentino Campo

A proposito del “Nuovo che disavanza”.

Ti abbraccio Vale

Criticart PCriticart

posso pubblicare su criticart

 

Valentino Campo

certo!!!

 

Colloquio con la madre

La tua fragile forza
la mia disperazione che consoli
la mia temprata scorza
nel labirinto disegnano giri.
A Montorio forse volava il falco
- il cielo si apriva
al mattino dalle finestre verdi -.
Al sole il tuo telaio
e tu che guardi le colline scure.
Dimmi com’era la tua culla.
Certo, con tavole di faggio
e colorata in verde (oppure in rosso?),
con un profumo che mi giunge
ancora, e non ho mai dimenticato,
tra l’acre odore della terra smossa
e del caffè cotto nell’acqua,
tra pensieri incomprensibili e sogni
senza dei giri di guanciali bianchi
il sonno di coperte
e il mare più lontano della luna.

Che cosa raccontava
tuo padre e tuo nonno e ancora altri avi,
che tu potevi dirmi
o pescatori o allevatori d’api
come Aristeo, medico o indovino,
come Odisseo laerzio
da contadino fatto navigante,
che per anni Penelope abbandona?

Destino della Grecia
che miti antichi crea per consolarsi
e per volare in alto
con Pegaso o con Icaro morire.
Una mattina azzurra
di una passata dolce primavera.
Erano i canti dei pastori
o le nenie dolenti di prefiche
piangenti che in memoria ti portavi
o racconti davanti al focolare.

Era la luna bianca
sulla marina delle isole greche.

La 50esima Biennale di Venezia in Molise

Presentazione di Gino Marotta

In coincidenza con la manifestazione “Sensi Contemporanei”, promossa dalla Biennale di Venezia, dal Ministero dei Beni Culturali e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per sensibilizzare le regioni del centro-sud d’Italia agli eventi dell’arte contemporanea, la Regione Molise, in collaborazione con l’Università degli Studi del Molise, il Conservatorio Perosi, altri Enti e con il generoso contributo di alcuni artisti e intellettuali riuniti in un rappresen¬tativo comitato scientifico, ha promosso alcune iniziative culturali volte a censire e conoscere le realtà delle arti visive e della musica nella regione. In questa occasione sono emerse con evidenza le capacità di tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione degli eventi, superando le molte inevitabili difficoltà con grande entusiasmo e semplicità, e in particolare di Nicola Magri che ha coordinato la non semplice macchina organizzativa. L’Università degli Studi del Molise ha concesso gli spazi della Facoltà di Giurisprudenza non solo per la centralità urbanistica rispetto al contenitore scel¬to in precedenza, per altro restaurato come previsto e immediatamente disponibile, ma anche per calare un evento di questo livello in un luogo di ricer¬ca, dove giovani studenti e docenti hanno avuto il modo più diretto di partecipare dei beni di un’epifania culturale unica. Credo sia un buon segno che l’Ateneo abbia un ruolo partecipativo costante nelle varie manifestazioni culturali della regione. I risultati di queste iniziative si sono configurati come un utile e significativo monitoraggio dello stato dell’arte nel Molise. A Termoli è stata allestita la mostra “Genius Loci” curata da Lorenzo Canova, dell’Ateneo molisano, esperto animatore di avvenimenti artistici di livello internazionale, con il contributo di un comitato scientifico costituito da Nino Barone, Achille Pace, Antonio Picariello ed Ernesto Saquella. Sono state così raccolte numerose opere che, senza entrare nel merito di tendenze e specifici orientamenti artistici, hanno consentito un censimento di tutto quanto esiste e si agita nei diversi ambiti delle arti visive contemporanee del Molise.
Questo catalogo contribuisce alla conoscenza del lavoro dei tanti artisti che operano nella regione e resistono all’isolamento territoriale.
La mostra di Termoli ha avuto un’importante appendice d’incontri e dibattiti pubblicati in una specifica sezione di questo catalogo.
L’Orchestra Regionale del Molise, guidata dal Maestro Franz Albanese, si è prodotta in una performance musicale che ha visto l’impiego di strumenti atipici o non consueti per orditure musicali di non comune frequentazione, che ha costituito un interessante momento di verifica dello stato delle cose nell’affermazione e sviluppo delle culture immateriali che nel Molise hanno una notevole consistenza e tradizione. Da queste iniziative si dovranno trarre indicazioni e suggerimenti per i futuri progetti culturali che dovranno mirare soprattutto alla qualità alta delle pro¬duzioni artistiche senza inciampare nella cultura del sospetto e dell’approssimazione.
Questa esperienza ha messo in luce come sia possibile realizzare attività culturali di pregio mettendo in campo le varie personalità e le strutture esisten¬ti nel territorio e superando le tradizionali e nefaste divisioni.

A te caro Gino per quanto ci siamo potuto dire e dare in tutti questi anni offro lo stesso testo che scrissi alla scomparsa di Lino Mastropaolo con cui pure hai avuto molto in comune, nel bene e nel male. Stammi bene…. Antonio Picariello

A Lino Mastropaolo con i nostri Archetipi di sempre.
di Antonio Picariello (Dall’Almanacco del Molise 2001)

…”E’ molto probabile che gli archetipi posseggano in quanto istinti un’energia specifica che a lungo andare non può venir loro sottratta. Normalmente l’energia peculiare dell’archetypo non basta a farlo emergere dalla coscienza. Gli occorre a questo scopo un determinato quantum di energia che fluisce dalla coscienza all’inconscio, sia perché la coscienza non utilizza questa energia, sia perché l’archetypo l’attira a sé. L’archetypo può essere privato di questa carica aggiuntiva, ma non della sua energia specifica. (Jung)”

Gli artisti non muoiono mai. La loro stessa natura paradossale li porta a rinascere appena restituito il respiro di una vita votata alla creatività. Sono esistenza missionaria basata sul dare e sull’essere poi, forse, sull’avere. Emuli della semantica di Prometeo hanno l’obbligo di trasmettere agli uomini, intesi nella loro composizione di bios e anima, il sapere della bellezza sussurrata alle loro esclusive menti dagli dei. Non riesco ad ipotizzare la specie umana senza artisti. Continuo a vedere il prodotto di una natura mostruosa fatta di istinti primari e soprattutto mancante di qualunque idea di sensibilità e di amore…. Tante volte con Lino Mastropaolo che adesso “guarda” da oltre l’arcobaleno, dal segno mitico portale di colore che congiunge il cielo degli dei con la terra degli uomini, c’è stata conversazione su questi argomenti. Ora in un lampo di memoria, come energia archetypa che ci accomuna, passano immagini di sollievo e di velata amicizia come luce lunare che racconta di riflesso che qui c’è stato il sole e ha lasciato una tenera passione fatta di opere pittoriche, istallazioni, schizzi, disegni ideazioni e famiglia riportata nel segno sottoforma di saudade brasiliana e di antica sapienza molisana. Qui c’è stato Lino Mastropaolo che anche se così cantato suona ottocentesco, ancora vedo a dorso nudo sull’ impalcatura come in una nota canzone sud americana che dipinge un muro nella sua città di mare. Non a caso quella manifestazione aveva titolo : “Muri scritti, memoria dipinta” e adesso ritorna viva e sostanziale come significazione di un evento che ha lasciato traccia e indizi così com’è il gioco degli artisti, com’è (stato) il satirico gioco provocatorio di Lino. Il cretto candido di Burri fra le rovine terremotate dell’antica Gibellina in Sicilia sembra un’antica immagine del Molise. Uno scorcio di ricordo d’infanzia che passa tra calcinacci della piazza di Ururi suppurata dai pali di legno e un tuo racconto “visivo” un po’ dark, almeno nel colore metonimico che ne ho ricevuto mentre lo mimavi. ”Quann’ero wajoone, sette o otto anni,, mi è capitato un grosso guaio, n’u cane grusso e nir m’a mm’occiccat.” Il racconto continua con la descrizione in primo piano della bocca di questo mastino con le fauci aperte sulla faccia del bambino, la futura firma d’arte molisana che ne riceve un trauma fortissimo vicino alla paralisi e che lo porterà cinquant’anni dopo alla morte. Prese l’ “Ittero” successivamente “incantatogli” da una brava curatrice che per quanto occulte, almeno in Molise sanno il fatto loro. Questa storia la conoscevo, forse per volontaria omissione del restante, solo fino a qui, non l‘ avevo collegata alle conseguenze di salute che dopo l’incontro e la rivelazione di sua moglie, Rita, diventa chiara come un’eziologia che narra tutta l’0pera dell’artista in convivenza esistenziale con i fantasmi di questo episodio. L’avvenimento accadde a Pisa, mentre il ragazzo era in commissione per conto di una sua zia: “doveva comprare della pasta che la chiamano con un nome diverso da qua, e in quel negozio la smemoranda del molisano aveva probabilmente caricato di tensione muscolare rilevata per strada poi dal cane nero che l’aveva aggredito. Un’ipotesi intellettuale, reale quando si pensa che lo stadio terminale dell’artista si conclude proprio a Pisa prima di ritornare eterno nella sua Campobasso. Mastropaolo è un artista delicato, come tutti i gentili molisani, ricopre con una scocca arroventata l’animo sensibile che possiede. Lo testimonia la sua composita camminata, distinguibile in quella del curioso osservatore, dell’uomo che guarda e va. La sua parlata accesa, la mimica concreta e teatrale, intesa accademica, alessandrina capace di trasferire in stile commedia dell’arte personalizzata, l’immaginario comune in analisi e riflessioni di alto valore creativo. Ed è il pensiero di Mastropaolo tra i più dinamici della nostra contemporaneità. Indagatore fino allo scandalo provocatorio non lascia mai orfano un dubbio. Amante dell’ossimero e dell’iperbole sonda come un segugio campobassano ogni proposta d’arte. Il periodo Pop che a rivederlo nonostante io lo preferisca meno della sua finale arte archetypale, tra oggetti carichi di storia e di forme animistiche, oggi quell’uso del consumo anni sessanta elicita gioia e freschezza tipica di quegli anni come i Pasolini del fiore delle mille e una notte, un Tony Cucchiara e “una rotonda sul mare” di BuonGusto molisana nella balere dei vitelloni felliniani. Lo stesso tempo in cui Gino Marotta anticipava la ricerca artistica nel mondo e Pirsen scriveva lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Ma anche allora, e adesso lo sappiamo, quel cane nero di Pisa era occulto nei gesti e nella produzione come un mantra molisano racchiuso con la stessa qualità tibetana nel cuore di chi è nato nelle regioni centromeridionali e nel Sud. Mi corre l’obbligo ripetere in una sorta di linguaggio che mi sento fermentare addosso, la descrizione di questo uomo amico, ironico e satirico di grande intelligenza curiosa e temeraria. Capace anche adesso nell’aria… di…. Provocare. Punto. E’ Tipico di chi è compiuto di vivace cultura, e qui c’è un’anima che ne possiede una tra le più raffinate del Molise e d’Italia. Con Archetyp’Art ci siamo incontrati e associati. Abbiamo mescolato in un punto regionale le nostre precedenti esperienze. La mia di critico antropico, sortito dalle avanguardie italiane della semantica e un arcipelago francofono dell’ Oceano Indiano che si riorganizza con gli artisti e gli editori del Molise, tra questi Lino, adesso Rita, suo cognato Nocera e l’artista che ci riunisce sempre Barone. Abbiamo sperimentato e applicato quello che è il solo compito di un gruppo culturale: la ricerca, percorsi che portano a idee o che riportano coscienza tramite la creatività e il sapere. Ci vuole coraggio e consapevolezza: occorre come si è gia fatto nelle tante mostre comuni, lavorare di minimalismo ed di euristica, di getto e di decoupage, giocare con gli eventi tramite ciò che si è, utilizzando tutto ciò che si ha….lo testimonia l’ultima produzione dell’artista; una lettera per l’arte molisana, due pezzi per le poesie di Cerio, e poi e poi e poi, come in una canzone di Mina…. Tanto concretizzava Lino nelle sue are. Altari sacrificali, in principio di ricordo: mio padre ha, aveva, mio padre è, noi tutti siamo in questo tempo medianico tra un passato e un adesso, solo perché siamo vivi, solo perché lo sappiamo.
Un testo scritto per “Il Bene comune” e che non ricordo sia stato pubblicato…..

Gino Marotta a Castelli, estate 2002.

Gino Marotta è tra gli artisti del mondo uno dei migliori. Si potrebbe documentare con carriere e curriculum ma qui assumerebbero l’aspetto della storiografia potente, quella che definisce la storia dell’arte contemporanea ( XX e XXI sec.). E’ invece tatticamente sufficiente posizionare in questo discorso due o tre elementi che gli appartengono e che lo distinguono, per carisma, dal resto dell’umanità. Gino Marotta ha qualità contemporanee tipicamente rinascimentali, e dei viventi del tempo chi meglio lo identifica e l’idea semantica michelangiolesca. Sarei più fedele alla sua identità (di G.M.) se parlassi di personalità berniniana, ma fa comodo, alla mia idea, sottrarlo dai periodi storici consolidati per immetterlo in una dimensione temporale di tipo metamorfico, come il tempo che vuole trasformazioni e tropismi tra medioevo e rinascimento come il nostro tempo appunto. E qui andrebbe detto che noi viventi siamo obbligati per dovere generazionale a dare valore al contemporaneo stracciando, una volta per tutte, l’ipoteca che ci annulla storicamente e che ci illude di farci vivere di rendita sul passato, sulle “imprese realizzate” dei padri e dai nonni. Non mi porta preoccupazione intellettuale avvicinare, senza timore, Gino Marotta alla figura di Michelangelo per via del metodo della ricerca istintiva che li accomuna. In entrambi la potenza creativa passa prima dalla forza del cuore, il loro pneuma, poi dal setaccio cerebrale, si modella nella tecnica avanzata, solidifica nel mito e diventa rituale. Tanto è quanto si propone questa riflessione; parlare di un evento, di storia dell’arte allineata come perle per darci il gusto di vivere nella bellezza: la nostra, non quella dei predecessori… Davanti alla commissione della creatività, sia il rinascimentale che il contemporaneo sono verità produttiva oltre ogni limitazione e paura. Un esempio deduttivo. Il giurista Michelangelo di origini nobiliari diventa scultura per apprendimento da uno scalpellino,e non credo sia stata la ragione a dettargli il divenire esistenziale. Lo stesso avviene per Gino Marotta. Dall’odore folgorante di un tubetto di colore trovato per caso da bambino nelle strade di Campobasso, rosso di cinabro appunto, ai testi di storia dell’arte degli studenti del mondo. Tanto breve è il percorso nel dire tanto grande è il nome che ci rappresenta per forza e per potenza nel mondo.
La sua idea creatrice anticipa, e per onestà critica bisogna urlarlo, ogni ricerca. Se lo scultore Michelangelo non provò titubanza a misurarsi con la pittura nel massimo tempio della cristianità, Gino Marotta non ha mai tentennato nello sperimentare e formulare di tutta l’arte nel tempo e nello spazio. Dalle moschee alle vetture, dalla ricerca chimica per il colore applicato “all’arte industriale” al teatro. Dalla scrittura al segno, al modello, dal simbolo all’educazione non c’è settore vuoto nell’anima di Gino Marotta. Si potrebbe azzardare un accostamento che vuole esperienza e documentazione vivente convogliate nell’entità dell’artista rendendolo unico, almeno in Italia, nel sapere e nel conosce direttamente per averlo vissuto in compagnia dei più grandi poeti, pittori disegnatori progettisti architetti e…. E’ probabile (dimostrabile) che dietro la grandezza delle prime opere di Burri ci siano i Bandoni, o davanti alla precisione spaziale di Schifano ci sia il coraggio visivo dettato da Marotta, così come a fianco alla suprema indefinibile identità teatrale di Carmelo Bene ci sia la risolutezza artistica di Gino Marotta. Con lui il teatro si fa vestito, lo spazio scenico diventa parola e la parola verità teatrale.
Se Gino Marotta usa la scrittura, Stile e Linguaggio abitano per qualità e chiarezza, per la mia umile condizione di lettore, sul terrazzo della casa mondiale della scrittura. Narrativa, saggistica o atro che sia… se il pennello la casa diventa della pittura, se lo scalpello diventa la casa della scultura, se parla diventa il luogo dove abita il discorso per natura senza imposizioni….
A Castelli, dai cugini abruzzesi, c’erano molti molisani all’overture di rurale. Sabelli, Barone, Ruggeri, Giannubilo – FAVORE AGGIUNGETE VOI IN REDAZIONE I NOMI –
Il luogo di esposizione è una chiesa, davanti c’è una curva alle spalle la maestosità della montagna. Nell’atmosfera domina il cuore antico della ceramica. Prima di Faenza, per cronologia, Castelli è per antonomasia la Ceramica. Napoli settecentesca, Caserta, l’ Europa scorrono lungo le stradine del paese nelle vetrine in odore di santità. Onore italiano superbo sapere la ceramica castellana come nella lettera del Presidente a Marotta che gli riconosce i meriti ufficiali, istituzionali e personali, dell’arte italiana. Gli fanno seguito con chiarezza e misura il sindaco, il rappresentante del governatore, il critico e altri ancora che di Marotta portano nelle ossa l’insegnamento inteso come periodo aquilano, il mal d’africa, di gino Marotta che ha prodotto risultati visibili a naso, qui, ora mentre si conferma nelle opere, o meglio nell’opera in ceramica, la grandiosità di essere l’arte nella gestald e nel tutto. Azzardo un’ immagine metaforica molto personale per definire per tutte le età e per tutti gli approdi, l’idea sensibile che respira nel ventre della chiesa che contiene l’istallazione in ceramica di Gino Marotta. Non so trovare più potente il paragone con la sensazione provata (e qui mi scuso se qualcuno può fraintendere pregiudizievole l’episodio) che lo stato d’animo soffocante di felicità che ha Geppetto nel vedere, nel ventre della balena che lo ospita in solitudine da tempo, Pinocchio. Amore, credo possa definirsi questa dimensione. Ed è amore che l’artista emana con la sua opera, una dedica poetica a sua moglie. Non descrivo quanto viene presentato perché sminuirei la portata. I molisani hanno fatto promessa di portare l’evento da noi…. Racconto solo un particolare che mi è rimasto attaccato nella memoria e non riesco più a liberarmene. Mentre si era in attesa per andare dal restante luogo d’esposizione, davanti al duomo nella piazza principale di Castelli, Gino Marotta in complicità con sua moglie Lisa rivolgendosi allo sguardo poetico e perplesso di Giannubilo gli ha confessato che avrebbe voluto chiamare l’opera che andavamo a visitare con il suo nome, per simpatia econica: I Giannubili, steli in ceramica in forma di palme.
Qualunque cosa io adesso incontro che ha quest’aspetto mentalmente la catalogo nella sezione: i Giannubili di Gino Marotta. Credo questa sia l’arte di inventare il mondo…..credo sia questa l’arte.
Antonio Picariello


per la pubblicità che mi richiedono spesso gli artisti ho deciso di si. pikarj@libero.it


venerdì 14 dicembre 2012, ore 17.oo

Regione Molise
via del Pozzetto, 117
Roma

Saluti di

Alberta De Lisio,
Direttore Servizio Avvocatura Regionale, Affari Giuridici e Legislativi e
Rapporti Istituzionali Regione Molise
Emilia Petrollini,
Direttore Servizio Enti Locali e Polizia Locale Regione Molise

A discuterne con l’autrice

Antonio Picariello, critico d’arte e conferenziere
Maria Stella Rossi, scrittrice e giornalista

Conduce
Giampiero Castellotti,
Presidente Associazione Culturale “Forche Caudine” e giornalista

Letture sceniche di Barbara Amodio,
attrice e regista, compagnia “Le Nuvole Teatro” diretta da Gianni Afola

Ciascuno di noi porta in sé una
campana, molto sensibile.
Questa campana si chiama
cuore. Questo cuore suona e mi
auguro che il vostro cuore suoni
sempre delle belle melodie

Giovanni Paolo II

L’uomo che fondeva le campane è la storia di Pasquale Marinelli che, nella sua vita, ha continuato con passione la millenaria tradizione della famiglia: la fusione delle campane in Agnone nel Molise, un’arte singolare, tramandata da padre in figlio.
La figlia Gioconda, come se fosse ancora vivo, continua a dialogare con lui, e tra sentimenti, memoria, luoghi dell’anima, tradizioni, rievoca un passato a lei caro. Rivive momenti indimenticabili, incisi nel bronzo e nel cuore: l’amicizia con i Pontefici, la visita di Papa Wojtyla in Agnone, nel paese “città d’arte e di storia, l’affetto per padre Pio, oggi santo, che volle il maestoso concerto di campane per il Santuario di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo. Confida al padre pensieri, dubbi, ansie e gioie della sua vita, sottolinea i passi più belli che si incontrano in letteratura sui sacri bronzi.
Tra romanzo e saggio, le sue pagine sono una lettera aperta in cui racconta la saga di una famiglia, quella della Pontificia fonderia Marinelli, la seconda azienda più antica del mondo, che ha fuso campane celebri presenti in tutto il mondo, diffondendo rintocchi di pace e di fede in luoghi vicini e lontani, come nei più importanti santuari italiani, tra gli altri, quelli di Pompei, Montecassino, San Giovanni Rotondo. Voci degli angeli giunte fino ad Addis Abeba, alle Antille, concerti che hanno oltrepassato ogni confine: Gerusalemme, Manila, Tokyo, Seul, Mozambico, Macau, Cracovia, Montpellier, Hiroshima, Pechino, Maracaibo, e che continuano a risuonare oggi per mano di Armando e Pasquale Marinelli, figli di Ettore e nipoti del “patriarca delle campane”, affiancati dalla presenza partecipe e affettuosa delle cugine Gioconda e Gabriella.

Gioconda Marinelli, nata ad Agnone, nel Molise, vive e lavora a Napoli.
Naturalista e biologa, scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano «Il Mattino», con la rivista «Musical!» e con il notiziario on line di cultura e spettacolo «Enneti».
Ha scritto libri di poesie, tra cui ricordiamo Fusione di frammenti, con prefazione di Maria Luisa Spaziani (Marotta, 1994) e Canto e tre voci, con Maria Orsini Natale e Anna Maria Liberatore (Avagliano, 1999). Ha pubblicato diverse biografie di artisti: Dal Trianon al Sannazaro. Luisa Conte con il teatro dell’anima (Gallina, 1996); Tina Pica (Gallina, 1999); con Pietro Gargano Mirna Doris. Regina e Reginella. Una grande voce a difesa della canzone napoletana (Gallina, 2002) e Mario Lanza. La leggenda. Filignano non dimentica (Magmata, 2005). Con Katia Ricciarelli Altro di me non saprei narrare (Aliberti, 2008). Con Angela Matassa Dacia Maraini in scena con Marianna, Veronica, Camille e le altre (Ianieri, 2008); Sandra Milo. La mia dolce vita e Miranda Martino. 70 ottimo stato, entrambi editi per le Edizioni del Delfino, (2004), e alcuni testi teatrali (Bel-Ami, 2012). Ha firmato due lunghe interviste, una a Michele Prisco, Una vita per il romanzo (Edizioni del Delfino, 1998) e una a Maria Orsini Natale, Il girasole della memoria (Avagliano, 2009) e tre libri con Dacia Maraini: Dizionarietto quotidiano (Bompiani, 1997), Dentro le parole (Marlin, 2005) e Dacia Maraini in cucina (Marlin, 2007).
Ha curato il volume Il tempo dei ricordi, una raccolta di racconti del padre Pasquale (Colonnese, 2000), con prefazione di Dacia Maraini.

Info:

Casa Editrice Tullio Pironti sito: www.tulliopironti.it
Tel. 081 549.97.48 e- mail: editore@tulliopironti.it
Tel. 081 218.01.69

Regione Molise sito: http://www3.regione.molise.it
Tel. 06. 44.25.44.41 e-mail: delegazione_roma@regione.molise.it
Tel. 06. 44.29.28.60

Associazione Culturale Forche Caudine sito: www.forchecaudine.com
Tel. 06.70.29.692 e-mail: info@forchecaudine.it

Dante termina ogni suo passaggio della Commedia con le stelle, figuriamoci se criticart possa non tenerne conto….

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