maggio 2012



è lieta di invitarla alla presentazione del libro di
Gioconda Marinelli
L’UOMO CHE FONDEVA LE CAMPANE
di mio padre, di me e altro

venerdì 15 giugno 2012, ore 18.30

IL CASINO DEL BARONE
SORELLE CAPALDI
Macchia d’Isernia (IS)

Intervengono con l’autrice:

Antonio Picariello, critico d’arte
Maria Stella Rossi, scrittrice

Conduce Sabrina Pacitti, giornalista TVI
Lettura scenica di Barbara Amodio, attrice e regista

Seguirà cena

È gradita conferma
paola.ialongo@bancamediolanum.it
cell. 339.37.91.747

Ciascuno di noi porta in sé una
campana, molto sensibile.
Questa campana si chiama
cuore. Questo cuore suona e mi
auguro che il vostro cuore suoni
sempre delle belle melodie

Giovanni Paolo II

L’uomo che fondeva le campane è la storia di Pasquale Marinelli che, nella sua vita, ha continuato con passione la millenaria tradizione della famiglia: la fusione delle campane in Agnone nel Molise, un’arte singolare, tramandata da padre in figlio.
La figlia Gioconda, come se fosse ancora vivo, continua a dialogare con lui, e tra sentimenti, memoria, luoghi dell’anima, tradizioni, rievoca un passato a lei caro. Rivive momenti indimenticabili, incisi nel bronzo e nel cuore: l’amicizia con i Pontefici, la visita di Papa Wojtyla in Agnone, nel paese “città d’arte e di storia”, l’affetto per padre Pio, oggi santo, che volle il maestoso concerto di campane per il Santuario di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo. Confida al padre pensieri, dubbi, ansie e gioie della sua vita, sottolinea i passi più belli che si incontrano in letteratura sui sacri bronzi.
Tra romanzo e saggio, le sue pagine sono una lettera aperta in cui racconta la saga di una famiglia, quella della Pontificia fonderia Marinelli, la seconda azienda più antica del mondo, che ha fuso campane celebri presenti in tutto il mondo, diffondendo rintocchi di pace e di fede in luoghi vicini e lontani, come nei più importanti santuari italiani, tra gli altri, quelli di Pompei, Montecassino, San Giovanni Rotondo. Voci degli angeli giunte fino ad Addis Abeba, alle Antille, concerti che hanno oltrepassato ogni confine: Gerusalemme, Manila, Tokyo, Seul, Mozambico, Macau, Cracovia, Montpellier, Hiroshima, Pechino, Maracaibo, e che continuano a risuonare oggi per mano di Armando e Pasquale Marinelli, figli di Ettore e nipoti del “patriarca delle campane”, affiancati dalla presenza partecipe e affettuosa delle cugine Gioconda e Gabriella.

Gioconda Marinelli, nata ad Agnone, nel Molise, vive e lavora a Napoli.
Naturalista e biologa, scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano «Il Mattino», con la rivista «Musical!» e con il notiziario on line di cultura e spettacolo «Enneti».
Ha scritto libri di poesie, tra cui ricordiamo Fusione di frammenti, con prefazione di Maria Luisa Spaziani (Marotta, 1994) e Canto e tre voci, con Maria Orsini Natale e Anna Maria Liberatore (Avagliano, 1999). Ha pubblicato diverse biografie di artisti: Dal Trianon al Sannazaro. Luisa Conte con il teatro dell’anima (Gallina, 1996); Tina Pica (Gallina, 1999); con Pietro Gargano Mirna Doris. Regina e Reginella. Una grande voce a difesa della canzone napoletana (Gallina, 2002) e Mario Lanza. La leggenda. Filignano non dimentica (Magmata, 2005). Con Katia Ricciarelli Altro di me non saprei narrare (Aliberti, 2008). Con Angela Matassa Dacia Maraini in scena con Marianna, Veronica, Camille e le altre (Ianieri, 2008); Sandra Milo. La mia dolce vita e Miranda Martino. 70 ottimo stato, entrambi editi per le Edizioni del Delfino, (2004), e alcuni testi teatrali (Bel-Ami, 2012). Ha firmato due lunghe interviste, una a Michele Prisco, Una vita per il romanzo (Edizioni del Delfino, 1998) e una a Maria Orsini Natale, Il girasole della memoria (Avagliano, 2009) e tre libri con Dacia Maraini: Dizionarietto quotidiano (Bompiani, 1997), Dentro le parole (Marlin, 2005) e Dacia Maraini in cucina (Marlin, 2007).
Ha curato il volume Il tempo dei ricordi, una raccolta di racconti del padre Pasquale (Colonnese, 2000), con prefazione di Dacia Maraini.

Info:

Casa Editrice Tullio Pironti sito: www.tulliopironti.it
Tel. 081 549.97.48 e- mail: editore@tulliopironti.it
Tel. 081 21.80.169

primonumero
08/05/2012 – ANTONIO PICARIELLO INAUGURA LA SUA MOSTRA PERSONALE
Campobasso. ’Pilò. Donna faber uomo più o meno’. Questo, il titolo della mostra che sarà presentata domani, mercoledì 9 maggio, a Campobasso, presso lo spazio Axa in contrada Colle delle Api, alle ore 20, interamente curata e realizzata da Antonio Picariello. Una mostra in cui per la prima volta il critico lascia il campo all’artista. Infatti, Antonio Picariello mette in mostra le sue opere, quelle realizzate con lo pseudonimo di Pilò avvalendosi però anche delle opere degli artisiti che come critico ha avuto modo di conoscere e di far conoscere al grande pubblico. Un’occasione unica in cui si fondono insieme le note dell’arte, di quel critc arte che è nello stesso tempo demenziale o, come lo stesso Picariello, ha affermato ’nelle vicinanze’.

IL TESTO CRITICO LO HA SCRITTO Alexandre Dumas TITOLO :

Le Comte de Monte-Cristo -

ALL’INFERNO GLI ARTISTI
Promenade nell’ARTE contemporanea
Nella gora delle Province
di ANTONIO PICARIELLO (di prossima pubblicazione)

Chi doveva è stato ricompensato, adesso è il momento della vendetta:
« E ora – disse l’uomo sconosciuto – addio bontà, umanità, riconoscenza… Addio a tutti i sentimenti che allargano il cuore!… Mi sono sostituito alla Provvidenza per ricompensare i buoni… che il Dio vendicatore mi ceda il suo posto per punire i malvagi!»

« Io! Conduco la vita più felice che conosca, una vera vita da pascià; sono il re del creato: se mi piace un luogo, mi fermo; se mi annoio, riparto; sono libero come un uccello, come lui ho le ali; le persone che ho intorno mi obbediscono a un solo cenno. Di tanto in tanto mi diverto a prendermi gioco della giustizia umana sottraendole un bandito che sta cercando, un criminale che insegue. Poi, ho una mia giustizia personale, bassa e alta, senza proroghe né appello, che condanna o assolve, e che dipende soltanto da me.»

« Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. [...] Il mio regno è grande come il mondo [...]: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. [...] Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po’ di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l’ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l’imprevisto, l’eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. A meno che non muoia, sarò sempre ciò che sono.»

« «Signori – disse il presidente quando fu ristabilito il silenzio, – ritenete il BARONE GERVASIO LADRO DI GALLINE  colpevole di fellonia, di tradimento e di indegnità?»
«Sì» risposero con voce unanime tutti i membri della commissione d’inchiesta. »

« Tu strapperai i denti al drago, tu calpesterai i leoni, ha detto il Signore. »

« I due aiutanti avevano portato il condannato al patibolo e là, malgrado i suoi sforzi, i suoi morsi, le sue grida, lo avevano costretto a mettersi in ginocchio. Intanto il boia si era messo di lato con la mazza sollevata; poi a un suo cenno i due aiutanti si spostarono. Il condannato volle rialzarsi, ma prima di averne avuto il tempo la mazza si abbatté sulla sua tempia sinistra; si udì un rumore sordo e cupo, il condannato cadde come un bue con la faccia a terra e poi, per il contraccolpo, si rivoltò sulla schiena. Allora il boia lasciò cadere la mazza, prese il coltello dalla cintura e con un colpo solo lo sgozzò. Quindi salitogli sul ventre, si mise a pestarlo con i piedi. A ogni pressione un fiotto di sangue sprizzava dal collo del condannato. »


Tonina Cianca un’ icona artistica del mare cesenaticense, ha lasciato il nostro pianeta

http://declinatoalfemminile.gqitalia.it/tag/tonina+cianca

http://www.criticart.it/?p=705

http://www.criticart.it/?p=4303

Arte e memoria : Tonina Cianca.
Di Tonina Cianca, artista di cui ho accennato appena devo assolutamente dire di più. Volevo farlo da quando sono rientrata in contatto con lei, in modo diciamo indiretto. Eppure. Eppure il rapporto con la sua arte, nel panorama della mia visione (quasi) quotidiana non è mai mancato, e sono passati tanti anni. Proprio tanti, non li so nemmeno quantificare. Ma cerco di procedere con ordine per quanto possano concedermelo le urgenze della memoria, gli inchini e gli omaggi che dentro, nel cuore, nella retina, nei pensieri non sempre consapevoli sono sempre stati presenti. E poi arrivano. a valanga.
Qui è possibile leggere un colloquio con l’artista di Claudia Rocchi. Inizia cosi:
“La storia di un artista è un pezzo unico, un racconto solitario diverso da ogni altro. La storia di Tonina Cianca possiede qualcosa in più. Perché Tonina è nata, cresciuta, vissuta in uno stesso paese, Cesenatico; dentro ad una sola, grande casa dai due volti: focolare di famiglia in inverno, residenza per turisti d’estate..”
e ancora
“..Se ne rese conto Tono Zancanaro, suo “talent scout”, suo maestro, suo cliente. Davanti a quel panorama esclamò: “Adesso capisco perché lei fa la linea del mare così alta. Perché solo stando in alto, si può fare un orizzonte alto. E, onestamente, devo riconoscere che dei due ha più diritto lei di me di fare la linea del mare”. Già, Tono. Fu lui ad imporle la sua prima mostra. Lei fino a quel momento aveva dipinto solo da sé. “Avevo sempre fatto delle cose. Non avendo la costanza di cercare galleristi o critici, una professionista non lo sono diventata mai. Ma nell’ inverno del ‘ 70- ‘ 71, ali ‘ Accademia di Ravenna si teneva un corso d’incisione; il maestro era Zancanaro. Lo frequentai. Alla fine, Tono m’impose la mia prima Personale, alla Loggetta Lombardesca di Ravenna. “Cara signora, mi disse, mi dispiace: lei è un’artista. Adesso sono fatti suoi”. E la passione diventò necessità. “Non bisogna credere agli artisti che dicono che si di- vertono; non c’è un segno, non c’è una macchia di colore, che uno non dia con l’intento di fare meglio che può. Dipingere è un tramite, ecco perché si può parlare di passione. Ecco perché si può dire, forse: ho fatto così perché non potevo non farlo”. Una Personale non qualunque, quella prima volta. “Alla fine, soddisfatto. Tono aggiunse: “Se anche lei non dovesse fare nient’altro nella vita, questo lavoro giustifica una vita artistica..”
e poi
“Nella serie delle incisioni c’è come una scansione di tipo matematico, un segmento che diventa profilo, che rimane in maniera ostinata. Niente è gratuito, diventa un impegno “onesto”. Ma mi è piaciuto sentire anche un “peso” perché il segno è così astratto, filtrato, mentale, che è più discorso. Invece desideravo avere pure qualche cosa di corposo, addirittura per essere colorato. E sono nate le famose ovarole”. Concepite in quella casa plasmata dal nonno, vera fonte d’immaginazione per Tonina. “Il nonno Aurelio è stato uno dei primi albergatori a Cesenatico. Non soltanto fece erigere l’Eritrea, albergo magnifico per quei tempi. Fece pure la colonia Verone- se, quale succursale dell’albergo. Fra i due complessi, sotto la strada c’è ancora il sottopassaggio”. Una famiglia, i Cianca, esemplare anche nello stile. Ne va fiera, Tonina: “I nostri vecchi dipendenti mi ripetono: abbiamo una grande nostalgia di voi, conserviamo un ricordo di grande correttezza e di rispetto che sempre avete mantenuto nei nostri confronti”. Tonina era una privilegiata in quel luogo sospeso sul mare. “Sono nata in un albergo ma da bambina sono stata come una principessa che nasce in un castello (ride)..”
Bene, il racconto della vita di Tonina Cianca continua e qui si possono leggere opinioni critiche importanti sulla sua opera e qui avere un piccolo, piccolissimo assaggio del suo lavoro( ho preso in prestito una immagine). Ma l’incrocio con la mia vita. Eccolo
Io da bambina andavo all’Eritrea. Ho passato tutte le mie estati a Cesenatico in quell’albergo che, davvero, somigliava ad un castello. Nel giardino dell’hotel Eritrea ho varcato le soglie di passaggi fondamentali( il primo bacio, i veri fremiti amorosi, le rincorse, la gioia, la paura dell’allontanarsi dei genitori, la seprarazione imminente, i momenti con la nonna che ora non c’è più) Quando nel mio primo romanzo, Hot Line( Einaudi 1996) narro di un pianto disperato a tavola, in un albergo al mare, con le lacrime della protagonista-bambina che cadono in una minestrina in brodo, è il salone dell’Hotel Eritrea che ho in mente, è lì che avvenne quella scena rimasta scritta, e avvennero tante altre cose. Piccole e grandi iniziazioni. L’hotel Eritrea creata dal nonno Aurelio di Tonina Cianca( io ricordo la sua mamma, dolcissima signora perfetta davvero come una nobildonna d’altri tempi) e ricordo lei, lei che era originale e speciale, scendeva a vederlo quel suo mare indispensabile elemento, e mi affascinava per qualcosa di magico, da incantatrice che emanava, Una bella signora che avrei seguito come si segue il pifferaio magico. Cosa intendo quando dico che le sue opere sono rimaste negli anni a me vicine?
Mio padre ne comprò diverse. Adesso vivo metà a Bologna e metà a Imperia, in Liguria. Qui, nella casa ligure( sul mare, comunque) ho un orologio e un quadro etnico sulla mia scrivania ma a Bologna , dove scrivo e lavoro ho i quadri di Tonina Cianca. Sette, se non sbaglio. E mi hanno sempre accompagnato, in tutte le case che ho cambiato, durante tutti i traslochi.
Quei quadri. Quel segno, quei tratti, quei volti. Il mare. C’era qualcosa e c’è sempre stato, nei quadri di questa artista che ho sentito parte di me, di una memoria certo, ma anche di una storia di donna, di un divenire, di un percorso che lei tracciava e tesseva dipingendo e ancora adesso,quando li guardo soffermandomi, c’è sempre un dettaglio, un piccolo enigma che mi parla, inatteso, che mi fa sussultare, imprevisto, che ancora mi emoziona. In una stratificazione di passato, ricordi e bellezza . Nella storia di una vita speciale. Con questo e per questo desideravo ricordarla, ricordare. Perché L’arte è questo, emozione, nel lungo lunghissimo periodo. Interdipendenza e memoria. Storia personale strappata all’oblio, che si incrocia alla storia di altri.
Francesca Mazzucato

http://web.comune.cesenatico.fc.it/turismo/

Numerosi rinvenimenti archeologici testimoniano la presenza di insediamenti umani nel territorio di Cesenatico almeno fin dall’epoca romana:nell’immediato entroterra, doveva trovarsi la località di “Ad Novas”, citata nelle antiche carte, ma non ancora localizzata con certezza.
L’origine del centro storico attuale risale invece al Medioevo, e più precisamente al 1302, anno nel quale, se si vuole prestar fede alle antiche cronache, la città di Cesena volendo assicurarsi uno sbocco al mare per i suoi traffici, inizia a scavare il porto canale e costruisce una rocca per difenderlo.
Una precauzione necessaria, perché nei due secoli successivi il porto, di importanza strategica dal punto di vista commerciale e militare, fu teatro di frequenti lotte fra signorie in seguito alle quali fu più volte interrato e distrutto. Porto Cesenatico restò in mano a Cesena durante il periodo malatestiano; nella breve parentesi del dominio di Cesare Borgia, il “ Duca Valentino “, il porto fu oggetto dell’attenzione di Leonardo da Vinci, ingegnere del duca, che ne fece il rilievo in vista di futuri interventi. Dopo un brevissimo dominio veneziano (del quale resta traccia nelle due colonne poste ai lati del ponte sul canale), Cesenatico passò allo Stato della Chiesa per oltre tre secoli.
Solo nel 1827, dopo lunghe rivendicazioni, ottenne l’autonomia da Cesena. Il 2 agosto 1849 fu teatro dell’imbarco di Garibaldi alla volta di Venezia assediata in compagnia di Anita e di altri patrioti: un evento che divenne in seguito una sorta di “mito fondatore “ per la nuova identità cittadina dopo la nascita dello stato unitario.
Nel corso dell’Ottocento si sviluppa sempre più la l’attività peschereccia, anche ad opera di diverse famiglie chioggiotte che vengono a stabilirsi a Cesenatico con i loro caratteristici “ bragozzi”. Alla fine di questo secolo viene costruito il primo stabilimento balneare e la spiaggia inizia ad essere frequentata dai bagnanti. Consapevole dell’importanza di questa nuova risorsa, l’Amministrazione di Cesenatico promuove una accurata lottizzazione della zona mare, concedendo gratuitamente aree fabbricabili per la costruzione di villini: in pochi decenni Cesenatico diviene un’ambita meta turistica e vede sorgere anche diverse colonie insieme ai primi alberghi.
Dopo il secondo conflitto bellico, con la fine del piccolo trasporto marittimo, la nuova industria turistica vede Cesenatico in primo piano sul versante della promozione:la città intuisce però in tempo i rischi di certi modelli rappresentati in seguito da altre città della Riviera, e a partire dagli anni Settanta inizia un’opera di valorizzazione della propria storia e cultura, che attraverso diverse realizzazioni ( piazza delle Conserve, il Museo della Marineria, Casa Moretti, i Giardini al Mare) costituisce oggi insieme al mare e alla spiaggia il migliore “ biglietto da visita “.


COMUNICATO STAMPA

Giulia Di Filippi espone nell’Auditorium
La nota artista per la prima volta in mostra ad Isernia

Un immaginario abitato da simboli e segni, un corollario di colori forti e brillanti, una ricerca continua di esplorazione e conoscenza della mente e delle emozioni umane sono gli input creativi che segnano nella sua originalità espressiva le opere dell’artista Giulia Di Filippi.
La Sala delle Esposizioni dell’Auditorium di Isernia dal 20 maggio, con vernissage alle ore 17.00, ospiterà fino al 10 giugno la Mostra- evento che raccoglie e fa conoscere la più recente produzione della Di Filippi realizzata con la stretta osmosi tra pura espressione creativa e studio di teorie di fisica, di alfabeti scomparsi, di archetipi universali, del potere creativo dell’eros e della bipolarità che si ricompone nell’1.
Tema portante e titolo della Mostra è proprio: L’Opposto e l’1- L’1 e L’Opposto. La serie dei lavori esposti sono nati in continuità con i percorsi espressivi precedenti di cui sono la sintesi per evoluzione stilistica e di pensiero, siamo, infatti, di fronte ad un’artista fortemente caratterizzata dalla ricerca concettuale.
Un mix di intelletto e di emozione caratterizza il suo stile e l’idea portante della sua ricerca quando il segno iconografico diviene strumento di indagine ed esplicita il senso dell’Arte.
Sono proprio le opere scelte per al partecipazione alla 54.Biennale di Venezia quelle che maggiormente interpretano la teoria degli opposti e della bipolarità dell’esistenza. Per la Di Filippi tutto è bipolare e tutto va verso la ricomposizione che porta all’1, tema già trattato nelle opere esposte al Palazzo des Festivals di Cannes.
Nella Mostra allestita nell’Auditorium di Isernia, luogo preposto ad accogliere eventi artistici e culturali di rilievo, la pittrice esporrà anche opere ispirate all’Eros, alla Stilosofy ( ovvero la filosofia dello stile) e alla serie Polisens in cui caramelle e cioccolato diventano veicoli espressivi di un pensiero che si rivolge al dolce-amaro dell’esistenza. I quadri, che hanno il sapore di una rappresentazione antologica, sintetizzano la sua continua ricerca, la costante sperimentazione nel campo dell’Arte e l’elevato spessore tecnico ed espressivo raggiunto.
La Mostra si avvale della pubblicazione di un catalogo, carrellata vivace, rappresentativa e interessante delle opere esposte e di pezzi critici di Giovanna Viti, della stessa artista e di Maria Stella Rossi, alla quale è stata affidata la cura dell’Esposizione che vuol anche celebrare, nella città in cui la Di Filippi vive, il suo impegno creativo ed espressivo.
La serata inaugurale si avvale anche della voce recitante di Pino Tomassone, della proiezione del video Gli Opposti e della musica del maestro Simone Sala, tratta dal CD Duende.
L’Esposizione potrà essere visitata a partire dal venti maggio fino al dieci giugno, dalle diciassette alle venti.


Werner Herzog -Siamo circondati da immagini consumate, e ce ne meritiamo di nuove.

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