dicembre 2015


BUON NATALE A.P.

ANTONIO CIMINO

SEGNI / TRACCE /RIELABORAZIONI NELLA SOSPENSIONE  TEMPORALE PENSATA

 

Dai segni che tacciano linee e dettagli, che molteplici e silenziosi decidono forme e confini, arriva l’input che dà il via alla realizzazione pensata, progettata e rielaborata delle opere di Antonio Cimino.

Quando la traccia cattura l’attenzione ed entra in colloquio  con l’artista e con il suo sguardo interiore/mentale comincia l’atto creativo che lo impegna in modo esclusivo e totale tanto che il segno deve necessariamente essere reiterato, ripetuto come  a chiarire a se stesso il perché di quella malia e di quella necessità di esprimere e interpretare la realtà sia naturale sia artificiale tramite il messaggio dei segni minimi, a volte impercettibili, altre volte più evidenti.

Antonio Cimino si porta questa esigenza di reiterare/ ripetere ciò che lo colpisce e interessa fortemente, da tempo, anche quando da ragazzo ascoltava per ore e giorni lo stesso pezzo musicale “…la coazione a ripetere è un fatto mio”, questo mi comunica Cimino che restio a parlare di sé mi accompagna ad osservare i suoi quadri per scoprire il messaggio nascosto nelle tele.

Sono esse il tramite esperienziale della realtà visiva/ intima/ espressiva.

Allora l’inizio parte da un’ idea e dal suo mondo fatto di linee, segni e tratti estrapolati e messi a decantare nella propria memoria estetica/ creativa, solo quando essi diverranno  maturi potranno trasformarsi a loro volta in tracce segnate e concrete che Cimino evidenzia e ingrandisce in una personale sofisticazione di una realtà parallela.

Questo è anche lo stile tecnico/ stilistico del pittore perché la tela, anche quando diventa palcoscenico dei suoi segni ripetuti, deve decantare, viene messa da parte e poi ripresa.

Può passare un mese o anche un anno perché l’atto creativo dura nel tempo e se è ancora convincente “…e soprattutto non mi ha stancato”-così si esprime l’artista- viene continuata e completata anche se nel frattempo lo stato d’animo è mutato e altre opere hanno avuto inizio.

A confermare questo suo specifico approccio con i suoi quadri, Cimino mi riferisce di come a volte rivedendo una sua opera chiede, a chi l’ha acquistata e già posizionata nella propria casa – anche da vario tempo-, di averla indietro per continuare l’idea creatrice con altri segni “..perchè la storia continua, è un gioco mentale per cui è difficile per me dire che un’opera è finita”.

L’atto creativo inizia già dalla preparazione della tela a cui lavora con cura,  è il campo su cui inizia la sua sfida- curiosità nei confronti del mondo dei segni che gli derivano dal tessuto naturale ma anche da un muro che nasconde impercettibili tracce o da un pavimento particolarmente attrattivo.

Essi fanno parte di quel mondo che si impone allo sguardo volontario dell’artista perché rappresentano qualcosa che va oltre la concreta apparenza reale.

Cimino usa la fotografia come supporto integrante del suo lavoro pittorico, la foto gli permette di fermare il segno che poi la creativa mano dell’artista “apparecchia” come dice Cimino stesso, i segni a volte possono essere gli stessi ma quello che li rende oggetto d’arte è la capacità di rinnovarli, di comporli, di elaborarli, di esasperali diventando personali regole espressive.

Dai toni giocati con i bianchi, i neri e i grigi, volutamente chiamati al plurale, proprio perché l’attenzione del pittore si concentra sulla composizione di questi colori usati – amati per il loro stile elegante e puro- riusati con costanza e gusto personale che cerca la sfumatura giusta ottenuta spesso con la sovrapposizione di pennellate e con velatura finale in grigio.

“ Non ho fretta di finire un lavoro e il più delle volte non ho fretta di vedere subito il risultato, inizio facendo delle considerazioni con un lavoro mentale di scarto o di inclusione…poi la composizione prende forma  perché il piacere espressivo è frutto di una storia interiore” ed è così, perché alla parte primordiale dell’ideazione e della progettazione l’artista affida la sua attenzione totale che si concretizza con interventi plurimi e con l’ uso di materiale diverso anche carta di recupero, carta intelata, collage e quindi  procedendo in più tempi.

Un lavoro di particolare elaborazione, anche tecnica-esecutiva, campeggia nelle opere che vedono la presenza privilegiata di fasce laminate come strisce lumeggianti che danno riflessi metallici al quadro sempre giocato sui temi del bianco- nero- grigio.

Ed ecco lamine ramate, verde metallico e ancora fasce con macchie di colore giocate tra l’azzurro polveroso, il giallo terroso e il rosa cipriato si amalgamano nel lavoro di reiterazione di segni con definizione di spaziature,  affidate al nero, e ad effetti ottici anche stordenti, risultato di una mediazione di spazio e astrazione, concetti che assorbono e totalizzano l’attenzione e l’esecuzione.

Anche nei quadri dove la geometria delle linee è più evidente Antonio Cimino vi giunge con un processo rielaborato e complesso di epurazione dalle esigenze scientifiche, aggiungendo necessità spirituali / spaziali  di segni e di tempo che, come una categoria filosofica, scandisce il lavoro di Cimino il quale proprio sull’uso del tempo ha una sua personale filosofia “…fermo il tempo e poi riparto dal punto in cui l’ho lasciato… così io guadagno tempo…”.

Nella sua casa dipinta in rosso velluto e circondata da piante e arbusti si trova il suo studio – laboratorio, con un tavolo da lavoro esso stesso oggetto d’arte- sul quale abbiamo modo anche di sfogliare alcune foto scattate in vari momenti espositivi nazionali e esteri, dove tra i sorrisi dei presenti, anche attori e artisti di fama, notiamo la compostezza concentrata e quasi arrabbiata di Cimino.

Glielo faccio notare e lui mi risponde “ …ma io sono sempre assorbito e preso dai miei pensieri …”.

Una scalinata piastrellata in azzurro con ceramiche austriache  conduce in un salone che accoglie alcune sue opere che ritrovo pure in altri ambienti della dimora la quale traspira e vive dei pensieri artistici di Antonio Cimino.

Enfatizzare il minimo dettaglio, che prende corpo e piena scena, cercare e osservare con occhio affinato a cogliere sfumature e armonie di segni, lavorare per sovrapposizione e velature, assorbimento totale nell’idea progettuale e vaglio concettuale  dell’opera potrebbero essere le chiavi di lettura per entrare nell’universo creativo di un pittore schivo e profondamente coinvolto nel suo elettivo/ selettivo reportage di espressività e di pensieri di scavo e di riproposizione come continua analisi/ ricerca estetica ed espressiva pensata.

Maria Stella Rossi

 

 

Il 29 dicembre 2015 ad Isernia presso la Sala Grande della Provincia alle 18.30 e il 7 gennaio 2016 a Campobasso presso l’Auditorium Ex Gil alle 19.30 (presenta Mauro Carafa), sarà proiettato in prima nazionale il film documentario di Pierluigi Giorgio: “MOULIN, il poeta del pastello” promosso dal Comune di Rocchetta al Volturno (IS) e sostenuto dalla Regione Molise, dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dalla Provincia di Isernia, dal Comune di Campobasso, da Molise Cultura. E’ un viaggio suggestivo attraverso l’arte, la filosofia di vita e il pensiero, il messaggio universale di pace di Charles Moulin, pittore “eremita” delle Mainarde in terra di Molise. Fotografia e montaggio di William Mussini.

Siamo lieti d’invitarla pregandola di estendere l’invito.  Ingresso libero.

Cellulare di riferimento   333/2543756

PROMO (3’45) dal film documentario (un’ora e venti): Moulin, il poeta del pastello di Pierluigi Giorgio

https://youtu.be/22KY7Sz_Rzk

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Biografia   CHARLES MOULIN

Nato a Lille (Francia) il 6 gennaio 1869, frequenta il Liceo Artistico della città natale e, all’età di 19 anni, consegue l’abilitazione all’insegnamento del disegno nelle scuole secondarie.

Il soggiorno preferito è la figura umana e lo scopo, in polemica con gli impressionisti, è quello della resa della forza del rilievo e della creazione della vita. Una borsa di studio gli consente di frequentare l’Accademia di Belle Arti di Parigi, dove è ammesso nell’atelier di W. Bouguereau e, nel 1896, vince il Prix de Rome. A Roma è incantato dall’intensità della luce mediterranea. Contro il parere di Bouguereau, il quale riteneva che già troppe fossero le difficoltà del disegno, fa posar i modelli nel giardino di Villa Medici, per studiare i riflessi della natura sulla figura umana. “So bene che gli impressionisti hanno già percorso questa strada, ma il loro colore è convenzionale e non naturale”.

Nel 1903 continua il lavoro di conciliazione di forma e di luce ad Articoli Corrado (RM), dove in un primo momento è nella pensione Carboni e poi, quando prolunga il soggiorno per dipingere gli effetti autunnali, si sistema nella più economica solitudine di San Filippo e in una stalla di Gigi il Moro, a La Canzatora.

Rifiuta una cattedra di pittura in Francia e preferisce continuare gli studi all’aria aperta nel Molise a Castelnuovo al Volturno (IS), dove sceglie spesso di vivere, come un eremita, in una baracca costruita sulle Mainarde su Monte Marrone, rappresentando in delicatissime immagini paesaggi, natura e gente umile che abita in alcuni borghi molisani.

Le difficoltà economiche lo inducono ad accettare la proposta di eseguire ritratti a New York e, dopo tre anni, ha denaro sufficiente per tornare in Italia, acquistare un colle nei pressi di  a Castelnuovo al Volturno (IS) e realizzare il suo sogno ed il suo ideale: esprimere l’immateriale in una forma perfetta per commuovere ed incantare.

La seconda guerra mondiale volatilizza i risparmi, ma ciò non impedisce alla sua arte di elevarsi in intensità e potenza.

Muore nell’ospedale di Isernia il 21 marzo 1960. Le sue ossa riposano nel piccolo cimitero di Castelnuovo al Volturno.

 

FILM-DOCUMENTARIO

CHARLES MOULIN, il poeta del pastello

attraverso l’arte, la filosofia di vita e il pensiero, il messaggio universale di pace del  pittore francese “eremita” in Molise

Sceneggiatura e Regia di Pierluigi Giorgio

 

 

Il film-documentario (1 ora e 15”) prende spunto dalla singolare, affascinante esperienza del pittore francese Charles Lucien Moulin (6 gennaio 1869 a Lille-Francia / 21 marzo 1960 a Isernia ) che per più di quarant’anni e sino alla morte, scelse Castelnuovo al Volturno e le montagne delle Mainarde nell’Alto-Molise come fonte d’ispirazione per le sue opere, seguendo la personale, semplice filosofia di vita: “L’amore e il rispetto per la Natura, l’uomo e tutte le cose belle…”. Come artista, ai prestigiosi riconoscimenti in Francia preferì l’isolamento creativo in Molise attratto dalla luce e la bellezza di questa terra; come uomo, si fece apprezzare per la premura nel suggerire ed indicare la costante salvaguardia dei luoghi e l’attenzione “per l’uomo” ed ogni essere vivente: messaggio ancor più attuale oggi, in tempi così confusi e caotici e spunto di riflessione.

Il film-documentario:

Realizzato con il sostegno e contributo dell’Amministrazione comunale di Rocchetta al Volturno (IS) e la collaborazione della Regione Molise, del Parco Nazionale Abruzzo-Lazio-Molise, del Comune di Campobasso, di Molise Cultura, della Provincia di Isernia, l’autore ha voluto creare non un semplice documentario ma un filmato sceneggiato. Seguendo le tracce dell’artista, si è dato ampio rilievo e promozione ai posti di questa parte “d’isola Molise”, anche come stimolo e indicazione per un itinerario turistico e culturale particolare e suggestivamente diverso.

La trama:

L’autore si muove sulle tracce di Moulin alla ricerca di vicende, fatti, aneddoti, opere dell’artista francese, racconti riferiti dai testimoni incontrati. Man mano la storia attuale si intreccerà con le immagini del passato e del pittore (qui interpretato attorialmente), al punto da spingere l’autore stesso, in uno stato di profonda empatia ed amalgama, a rivivere -tra sdoppiamento e  sovrapposizione (lui e Moulin)- un’esperienza simile, isolandosi per svariati giorni nel rifugio montano dell’artista, per assorbire sino in fondo e riconsegnarci il messaggio creativo, spirituale, umano, universale di Moulin.

Locations:

Castelnuovo al Volturno (IS), Monte Marrone e i Monti delle Mainarde (PNALM), Rocchetta a Volturno, Lago di Castel San Vincenzo, Campobasso, Macchia Val Fortore (CB), Jelsi, Ferrazzano.

Interpreti

Charles Moulin: Pierluigi Giorgio

Maria Teresa: Maria Teresa Spina

Emilìe: Lina Di Iorio

Tina:  Laura Iosue

La gente dei luoghi

 

Produzione:

Mad Video

Regia e sceneggiatura:

La sceneggiatura e regia sono dell’attore-regista Pierluigi Giorgio (Premi internazionali; esperienza documentaristica decennale con la trasmissione GEO& geo di Rai Tre…)

Ha  raccolto per più di sette anni materiale sulla vita di Moulin in Molise e fuori regione, fotografando e scrivendo articoli. Ha già girato in zona svariati filmati trasmessi su rete nazionale e internazionale. Grazie ad un documentario, nel 1990 si è attivato per la ricostruzione del “rifugio Moulin” su Monte Marrone, dove si è ritirato per circa un mese: capanna rurale riattata ultimamente dall’Amministrazione comunale di Rocchetta al Volturno.

Nel 1993 si è anche interessato al recupero e alla valorizzazione dell’antica tradizione del “Cervo” di Castelnuovo al Volturno girando inoltre un documentario (trasmesso da Rai International anche all’estero)  sulle valenze del rito di fertilità, creando interesse tra studiosi e antropologi ed un ponte di scambio e gemellaggio con le maschere sarde.

Direzione della fotografia e montaggio:

A cura di William Mussini (con i suoi “corti” vincitore in qualità d’autore e regista di svariati premi). Le riprese sono state particolarmente impegnative per le ambientazioni montane e le numerose scene “ricostruite e non”.

Assistente operatore:

Antonello Di Criscio

Collaborazione tecnica:

Luigi Pesce

Fonico:

Roberto Faccenda

Disegni

Antonio Brunale

Trucco e parrucco

Denise D’Alessandro

Speakeraggio:

Voce  Moulin:  Jean Louis De La Vaissiére

Voce Brian Collier: Francesco Vitale

Musiche

Dal M° Don Marco Frisina (Vaticano) e Antonio Breschi ai cantautori Danilo Sacco e Liana Marino; da Alessandro Parente a Fabrizio Fornaci e Giuliano Gabriele; da Giampiera Di Vico ai Patrios e ai Voria.

Costumi e ambienti

Mariella Brindisi e Mario Mancini: Museo “La Casa, i Mestieri e la Cultura della memoria” di Macchia V. F.

Attrezzeria e Sartoria

Michele Pirro e Maria Matteo

Comune di Rocchetta a Volturno

Enti promotori

Comune di Rocchetta a Volturno, Regione Molise, Parco Nazionale Abruzzo, Lazio, Molise, Comune di Campobasso.

Sponsors

Molise Cultura, DolceAmaro Papa, Ristorante Il Giardino (RM), Watersound Gallery di Brian Collier

Il film-documentario sarà presentato a Festival di livello nazionale e internazionale.

 

 

2015 – 79 d.c. – fine 1600

Terminato  l’esito delle grandi avanguardie storiche divenute  struttura istituzionale,  sostituita la   Royal Society of Arts con  l’arte povera di Celant e la transavanguardia di B. Oliva, lasciata all’oblio la legge 29 luglio 1949, n.717, intitolata Norme per l’arte negli edifici pubblici, conosciuta  come legge del 2 per cento ( che  prevede il principio secondo il quale il “2 per cento” delle somme destinate alla costruzione di “edifici pubblici”, deve essere destinato obbligatoriamente “all’abbellimento di essi mediante opere d’arte”, basata sul principio   che ogni volta  ci si accinga a costruire o ricostruire un edificio pubblico, ci si debba impegnare a realizzare non soltanto un prodotto “bello” ma complessi architettonico-artistici che esprimano i valori estetici del momento presente, in cui “le masse possano riconoscersi e ai quali possano venir educate”), terminato lo scempio intellettuale del post-moderno,  si passa direttamente alla costruzione della futura realtà. Questa:

1863 Giuseppe Fiorelli, sperimentò per la prima volta la tecnica sui resti umani – individuata la zona di vuoto riempirla con una miscela di gesso o cemento e acqua ed una volta solidificata procedere con lo scavo. Il risultato è la copia esatto dell’oggetto o essere vivente con le sue forme, la sua posizione, e nel caso di uomini o animali, anche i loro ultimi gesti oltre a tracce di vestiti, suppellettile che avevano con loro e ossa. I primi su cui vennero effettuati i calchi furono un gruppo di quattro persone a seguire furono realizzati altri calchi tra cui quello di un bambino, di un uomo con il volto atterrito, di uno con sandali ai piedi, o di uno con il volto coperto da un mantello mentre 20 novembre 1874, nella Casa di Orfeo, venne eseguito quello di un cane.

GIACOMO SERPOTTA – 1685/1690 – Divenne il Magister Stuccator più ricercato, inventò la allustratura, uno strato finale di grassello e polvere di marmo che dava più lucentezza e nitore alle sue sculture. I suoi putti, veri e propri bambini giocano e si divertono, occupando interamente gli spazi in tutte le pose immaginabili ed inimmaginabili.
il 2015 non ha bisogno di tecniche per mostrare quando sia cretina l’era dell’opulenza e del consumismo malato.

 

 

 

L’anima di Ignazio Silone è stata recuperata con onore.

A.P.

In  nome del vino, è un titolo che condensa e racchiude in sé il perché e lo svolgersi di un incontro e di una collaborazione narrativa tra una affermata scrittrice  Gioconda Marinelli e un viticoltore-architetto Antonio Valerio. Ma si potrebbe anche dire in nome della cultura e dell’attenzione-passione per il proprio territorio di appartenenza perché questa è la motivazione portante della pubblicazione del libro, edita da Homo Scrivens, che verrà presentata il prossimo dieci dicembre nelle Cantine Campi Valerio, dalle ore diciassette. Una storia che intreccia, sul filo della narrazione tra il reale e l’immaginario, i destini dei protagonisti del romanzo con riferimenti costanti a quanto i luoghi custodiscono in traccia o in segni evidenti, quindi le storie di un Molise importante, dai Sanniti alle realtà artistiche e tradizionali, ma anche, se non soprattutto, l’attenzione ammirata per la ruralità di un territorio che si esprime compiutamente proprio in quella che è la sua anima autentica e forte. Allora storie vere e leggenda si abbracciano come i pampini di una vite vetusta ai rami centenari di ulivi, guardiani silenziosi e prodighi dei campi. E’ sempre il territorio a ispirare i nomi dei vini Pentro, Calidio, Fannia, Sannazzaro, Opalia e degli spumanti Lare ed Ops nella realtà dei Campi Valerio ma anche nella storia-favola del libro nel quale i vigneti e gli uliveti diventano idealmente  altri protagonisti principali, intorno ad essi e con essi si sviluppa la trama narrativa che racconta di avvenimenti e di luoghi a partire dagli inizi del Novecento sino ai nostri giorni. Leggendo più a fondo tra le righe del volume si potrebbe ben dire che è una storia che non ha limiti temporali perché tratta delle vicende del passato ma sempre attuali che fanno parte della vita del singolo e di tutti soprattutto nei sentimenti, nei valori, nei desideri, nelle  aspirazioni che appartengono alla sfera della collettività umana. Anche una vite piange, proprio quando ritornano i tepori della primavera, lì dove la mano dell’uomo ha effettuato la potatura, ma  quelle gocce acquose simili a lacrime sono segno di una rinascita che alterna i rigori dell’inverno  alle dolcezze marzaiole. Gli elementi della natura, i paesaggi, le piante, sono anch’essi espressione della vicenda umana e sociale di un popolo, quello molisano, che si dispiega nel tempo remoto e nell’attuale con melodie di zampogne, suoni argentei di campane, con riti religiosi e pagani, tramite le evidenze artistiche e architettoniche affioranti in paesaggi in gran parte ancora immuni da guasti e brutture di abbandono e di inquinamento. Allora questo volume potrebbe diventare anche  uno strumento propizio nelle mani di ragazzi, di genitori e nonni e di quanti desiderano continuare il senso dell’appartenenza ad una precisa identità locale, per non spezzare quel filo, per ora divenuto piuttosto labile e precario, con il passato e con quanto di esso va custodito e di nuovo reinterpretato nella contemporaneità. Nella serata di presentazione Gioconda Marinelli, Antonio Valerio con Maria Stella Rossi, che tesserà la trama della conversazione/considerazione sul volume, con la presenza di ospiti quali la giovane attrice Chiara Iannaccone, formatasi alla Scuola di Recitazione di Bojano- Compagnia Stabile del Molise ( diretta da Paola Cerimele e Raffaello Lombardi), e Pasquale Marinelli, noto fonditore di campane e interprete di pièce teatrali e musical, insieme daranno vita e significato ad un evento che già nel luogo che lo ospita indica la chiave di lettura e la sua connotazione culturale/ territoriale.

Maria Stella Rossi