novembre 2014


 

 

COMUNICATO STAMPA

Genere: mostra personale

Artista: Giovanni Maranghi

Titolo: “UNA STORIA IN BIANCO”

A cura di: Filippo Lotti e Roberto Milani

Coordinamento di: Alessandro Sarti

Inaugurazione: sabato 29 novembre 2014, ore 17.00 (ingresso libero)

Finissage: sabato 20 dicembre 2014, ore 17 (ingresso libero)

Luogo: Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3 – Firenze (Sede della Provincia di Firenze)

Periodo: 30 novembre 2014 – 6 gennaio 2015

Orari: Tutti i giorni (chiuso il mercoledì) dalle 8.30 alle 19. Ingresso a pagamento, ticket Palazzo.

Organizzazione e allestimento: Casa d’Arte San Lorenzo

In collaborazione con: C.R.A. – Centro Raccolta Arte

Patricini: Comune di Signa, Comune di Firenze, Provincia di Firenze,

Sponsor tecnici: “Forme d’Arte” di Paolo Piacenti; Fotolito Toscana; Tecnau – sistemi di supervisione; Cores Resine; Global Service X-man; Azienda Vinicola Le Coste

Media partner: Radio Bruno Toscana

Ufficio stampa: FuoriLuogo – servizi per l’Arte

Apparato mediatico: Viacheslav Zakharov (video), Guglielmo Meucci (foto)

Info: galleria@arte-sanlorenzo.it – 0571 43595 – www.arte-sanlorenzo.it

Catalogo con il testo critico di Ivan Quaroni e il contributo di Roberto Milani, Filippo Lotti, Alessandro Sarti

FIRENZE. Giovanni Maranghi torna, dopo anni, ad esporre a Firenze, in quella splendida cornice che ha visto ospitare mostre dei più grandi protagonisti dell’arte del ‘900: Palazzo Medici Riccardi.

E lo fa con una mostra dal taglio antologico anche se di fatto non lo è.

Una mostra/racconto, dove Maranghi narra il suo trascorso emotivo ed artistico degli ultimi trent’anni, attraverso il gesto a lui più congeniale: il disegno.

Il progetto infatti si basa completamente sulla realizzazione di un’unica opera complessiva che occuperà tutte le stanze messe a disposizione all’interno del palazzo.

L’artista, attingendo ai propri “diari personali” (decine e decine di taccuini, colmi di schizzi, appunti, disegni e sensazioni) redatti intimamente negli anni, produrrà un’unica enorme “striscia” che nella sua complessità, mostrerà al pubblico l’essenza e l’anima dello stesso Maranghi.

Un mostrarsi “nudo”, senza inibizioni, per raccontare e raccontarsi oggi, dopo una lunga carriera fatta di innumerevoli consensi in Italia e all’estero.

All’interno della mostra verrà proiettato un video realizzato durante le fasi esecutive della creazione del lavoro esposto, dove i visitatori potranno meglio comprendere l’impegno e l’esercizio messo in atto da Maranghi per questo evento.

L’esposizione sarà documentata da un prezioso catalogo, realizzato con il contributo della Tecnau – sistemi di supervisione, e verrà presentato in data 20 dicembre, dove all’interno dello stesso, verranno ospitate oltre che le immagini del lavoro finito, anche le immagini del “work in progress” e le testimonianze critiche dei due curatori della mostra, Filippo Lotti e Roberto Milani, oltre al prezioso contributo critico del Prof. Ivan Quaroni e del coordinatore Alessandro Sarti.

La mostra verrà inaugurata il giorno 29 novembre alla presenze del Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci e con la partecipazione straordinaria del Direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali.

 

 

Il Parlamento europeo,

–       visti la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il protocollo di Kyoto ad essa allegato,

–       viste la tredicesima sessione della conferenza delle Parti (COP 13) dell’UNFCCC e la terza sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP3), tenutesi a Bali nel 2007, e visto il piano di azione di Bali (decisione 1/COP 13),

–       viste la quindicesima sessione della conferenza delle Parti (COP 15) dell’UNFCCC e la quinta sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP5), tenutesi a Copenaghen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009, e visto l’accordo di Copenaghen,

–       viste la sedicesima sessione della conferenza delle Parti (COP 16) dell’UNFCCC e la sesta sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP 6), tenutesi a Cancún (Messico) dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, e visti gli accordi di Cancún,

–       viste la diciassettesima sessione della conferenza delle Parti (COP 17) dell’UNFCCC e la settima sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP7), tenutesi a Durban (Sudafrica) dal 28 novembre al 9 dicembre 2011, e in particolare le decisioni comprendenti la piattaforma di Durban per un’azione rafforzata,

–       viste la diciottesima conferenza delle Parti (COP 18) dell’UNFCCC e l’ottava sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP8), tenutesi a Doha (Qatar) dal 26 novembre all’8 dicembre 2012, nonché l’adozione del “Doha Climate Gateway”,

–       viste la diciannovesima sessione della conferenza delle Parti (COP 19) dell’UNFCCC e la nona sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP9), tenutesi a Varsavia (Polonia) dall’11 al 23 novembre 2013, nonché l’istituzione del meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni,

–       viste la ventesima sessione della conferenza delle Parti (COP 20) dell’UNFCCC e la decima sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP10), che si terranno a Lima (Perù) dal 1° al 12 dicembre 2014,

–       visto il pacchetto dell’UE sul clima e l’energia del dicembre 2008,

–       visto il Libro verde della Commissione del 27 marzo 2013 dal titolo “Un quadro per le politiche dell’energia e del clima all’orizzonte 2030″ (COM(2013)0169),

–       vista la direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra(1),

–       viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2009 sulla strategia dell’Unione europea per la conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(2), del 10 febbraio 2010 sull’esito della conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(3), del 25 novembre 2010 sulla conferenza sul cambiamento climatico di Cancún (COP 16)(4), del 16 novembre 2011 sulla conferenza di Durban sul cambiamento climatico (COP 17)(5), del 22 novembre 2012 sulla conferenza di Doha (Qatar) sul cambiamento climatico (COP 18)(6) e del 23 ottobre 2013 sulla conferenza di Varsavia (Polonia) sul cambiamento climatico (COP 19)(7),

–       viste le sue risoluzioni del 4 febbraio 2009 su “2050: il futuro inizia oggi – raccomandazioni per una futura politica integrata dell’Unione europea sul cambiamento climatico”(8), del 15 marzo 2012 su una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050(9) e del 5 febbraio 2014 su un quadro per le politiche dell’energia e del clima all’orizzonte 2030(10),

–       vista la comunicazione consultiva della Commissione del 26 marzo 2013 dal titolo: “L’accordo internazionale del 2015 sui cambiamenti climatici: definizione della politica internazionale in materia di clima dopo il 2020″ (SWD(2013)0097),

–       viste le conclusioni del Consiglio del 9 marzo 2012 sul seguito alla COP17/CMP7, del 15 maggio 2012 sui “finanziamenti per il clima – finanziamento rapido” (“fast start finance”), del 18 luglio 2011 e del 24 giugno 2013 sulla diplomazia climatica dell’UE e del 15 ottobre 2013 sull’impegno dell’UE e degli Stati membri ad aumentare gradualmente la mobilitazione dei finanziamenti per il clima,

–       visti la strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici dell’aprile 2013 e il relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione,

–       vista la relazione di sintesi del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) del novembre 2012 intitolata “The Emissions Gap Report 2012″ (Relazione 2012 sul divario delle emissioni),

–       viste le relazioni della Banca mondiale dal titolo “Turn Down the Heat: Why a 4°C Warmer World Must be Avoided” (Spegnere il riscaldamento: perché è necessario evitare un pianeta più caldo di 4 gradi), “Turn Down the Heat: Climate Extremes, Regional Impacts, and the Case for Resilience” (Spegnere il riscaldamento: estremi climatici, impatti regionali e le ragioni per la resilienza) e “Climate Smart Development: Adding up the Benefits of Climate Action” (Sviluppo intelligente dal punto di vista climatico: aggiungere i benefici dell’azione per il clima),

–       visto il rapporto della Commissione mondiale per l’economia e il clima intitolato “Better Growth, Better Climate: The New Climate Economy Report” (Crescita migliore, clima migliore: il rapporto sulla nuova economia per il clima),

–       viste le relazioni dei tre gruppi di lavoro per il quinto rapporto di valutazione del gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e la relativa relazione di sintesi,

–       visto l’invito del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ai capi di Stato affinché partecipino al vertice sul clima che si terrà a settembre 2014, allo scopo di fissare impegni chiari per le prossime azioni in materia di cambiamenti climatici,

–       visti il bollettino n. 10 sui gas a effetto serra pubblicato il 9 settembre 2014 dall’Organizzazione meteorologica mondiale e l’esito della pre-COP sociale sui cambiamenti climatici in programma dal 4 al 7 novembre 2014 in Venezuela,

–       visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane, la biodiversità e il pianeta e che pertanto tutte le Parti devono farvi fronte insieme a livello internazionale;

B.     considerando che i cambiamenti climatici pongono minacce senza precedenti per la biosfera, la disponibilità e l’approvvigionamento di alimenti e di acqua, in particolare per le fasce povere nelle maggior parte dei continenti, e per la salute, le condizioni di vita e lo sviluppo economico in tutto il pianeta; che gli sviluppi connessi ai cambiamenti climatici possono destabilizzare comunità e società, costituire il movente di flussi migratori problematici e contribuire a provocare o alimentare tensioni o conflitti;

C.     considerando che, negli ultimi decenni, i cambiamenti climatici hanno avuto ripercussioni sui sistemi naturali e umani di tutti i continenti e gli oceani; che in molte regioni la modifica delle precipitazioni o lo scioglimento delle nevi e dei ghiacci alterano i sistemi idrogeologici, con conseguente impatto sulla quantità e la qualità delle risorse idriche; che a causa dei cambiamenti climatici i ghiacciai continuano a ritirarsi praticamente in tutto il mondo, con ripercussioni sul deflusso delle acque e le risorse idriche a valle;

D.     considerando che gli effetti dei cambiamenti climatici influenzano anche la flora e la fauna del pianeta; che in risposta ai cambiamenti climatici in atto molte specie terrestri, marine e di acqua dolce hanno modificato la loro distribuzione geografica, il comportamento stagionale, i modelli migratori, le dimensioni della popolazione e l’interazione con altre specie;

E.     considerando che secondo le prove scientifiche presentate nelle relazioni del 2014 dei gruppi di lavoro per il quinto rapporto di valutazione dell’IPCC, il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile; che i cambiamenti climatici sono una realtà attuale e le attività umane sono la causa predominante del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo; che l’impatto diffuso e imponente dei cambiamenti climatici è già chiaramente osservabile nei sistemi naturali e umani in tutti i continenti e gli oceani; che le continue emissioni di gas a effetto serra provocheranno un ulteriore riscaldamento e cambiamenti del suolo, dell’atmosfera e degli oceani in tutte le regioni del globo; che tutti i paesi, indipendentemente dalla loro ricchezza, saranno interessati dall’impatto dei cambiamenti climatici; che le emissioni mondiali dei gas a effetto serra nel decennio dal 2000 al 2010 sono state le più alte nell’intera storia dell’umanità; che, senza un deciso intervento globale di mitigazione volto a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, è probabile che l’aumento della temperatura media mondiale raggiunga i 5°C entro la fine del secolo; che, secondo le conclusioni dell’IPCC, alcuni rischi dovuti ai cambiamenti climatici sono significativi e aumentano sproporzionatamente con un aumento della temperatura compreso tra 1°C e 2°C;

F.     considerando che, secondo le conclusioni del quinto rapporto di valutazione dell’IPCC, il bilancio globale del carbonio disponibile dopo il 2011 in grado di offrire buone probabilità di mantenere l’aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C è pari a 1 010 Gt di CO2; che il livello attuale delle emissioni mondiali annue ammonta a circa 36 Gt di CO2 all’anno e che quindi il bilancio globale del carbonio compatibile all’obiettivo dei 2°C si esaurirà tra 28 anni se le emissioni resteranno al livello attuale;

G.     considerando che l’obiettivo, adottato a livello internazionale, di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°C continua ad essere di grande importanza; che il quinto rapporto dell’IPPC sostiene chiaramente la necessità di portare avanti una politica di mitigazione “aggressiva” entro il 2050 per evitare che l’aumento della temperatura mondiale superi i 2° C; che il Parlamento ha chiesto che l’accordo del 2015 punti a eliminare progressivamente le emissioni di carbonio entro il 2050; che è di conseguenza necessario che le emissioni di gas a effetto serra raggiungano un picco e diminuiscano poi a un passo costante; che tale picco non è ancora in vista, mentre nel 2013 la concentrazione dei gas a effetto serra nell’atmosfera è aumentata più rapidamente di qualunque altro anno dal 1984;

H.     considerando che l’UE ha ridotto le sue emissioni del 19% nel 2012 rispetto al 1990 nell’ambito del protocollo di Kyoto, registrando nel contempo una crescita del PIL superiore al 45%, e che quindi ha quasi dimezzato l’intensità media delle emissioni tra il 1990 e il 2012 e ridotto le emissioni pro capite del 25%, fino a un valore di 9 tCO2e (compresi tutti i gas e tutte le fonti di emissione tranne i pozzi); che si dovrebbe tenere conto di ciò sia nelle discussioni sulle ambizioni in materia di clima pre-2020 sia nella preparazione di obiettivi ambiziosi per il 2030;

I.      considerando che il taglio alle emissioni nell’UE in termini comparativi nel 2012 rispetto al 1990 supera quello delle altre principali aree economiche, a dimostrazione del fatto che l’obiettivo di una riduzione del 20% entro il 2020 non è sufficientemente ambizioso;

J.      considerando che molti paesi stanno predisponendo azioni per realizzare un’economia più verde nei settori dell’industria e dell’energia, includendo tra i vari motivi la protezione del clima, la scarsità e l’efficienza delle risorse, la sicurezza energetica, l’innovazione e la competitività; che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), le emissioni mondiali di CO2 hanno tuttavia raggiunto un livello record nel 2012 e, secondo l’IPCCC, la temperatura di superficie media mondiale e il livello dei mari continuano a salire;

K.     considerando che, secondo le proiezioni dell’International Energy Outlook 2014, la domanda energetica mondiale dovrebbe aumentare del 56% tra il 2010 e il 2040(11) e che soddisfare tale domanda implicherebbe un considerevole aumento delle emissioni di CO2; che la parte più consistente dell’aumento della domanda e delle emissioni si verificherà nelle economie emergenti; che, stando ai dati del FMI, le sovvenzioni per i combustibili fossili hanno raggiunto a livello mondiale un valore di 1 900 miliardi di dollari statunitensi e che gli USA, la Cina e la Russia sono tra i principali sovvenzionatori e rappresentano circa la metà di tali sovvenzioni(12);

L.     considerando che tra il 1970 e il 2010 le emissioni totali di gas a effetto serra di origine antropica hanno continuato ad aumentare e che verso la fine di tale periodo si sono registrati gli incrementi decennali maggiori in termini assoluti; che le emissioni di CO2 riconducibili ai combustibili fossili e ai processi industriali hanno contribuito per il 78% circa all’aumento delle emissioni totali di gas a effetto serra tra il 1970 e il 2010 e che nel periodo 2000-2010 la loro incidenza percentuale è rimasta simile;

M.    considerando che i due maggiori produttori di gas a effetto serra, la Cina e gli USA, hanno recentemente potenziato le proprie politiche in materia climatica e cominciato a discutere su una progressiva eliminazione dei combustibili fossili; che l’UE si è impegnata a rispettare una tabella di marcia che di qui al 2050 porterebbe a una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno l’80%;

N.     considerando che nella convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) non è ancora riconosciuto il ruolo cruciale della riforma delle sovvenzioni per i combustibili fossili, malgrado gli importanti benefici per il clima che deriverebbero dalla soppressione di tali sovvenzioni, in termini di riduzione del costo mondiale della stabilizzazione delle concentrazioni delle emissioni di gas a effetto serra e di riorientamento delle economie con l’abbandono delle attività ad alta intensità di carbonio; che ciò potrebbe comportare anche considerevoli benefici per l’ambiente e la salute, come la riduzione dell’inquinamento atmosferico locale, della congestione del traffico, degli incidenti e dei danni arrecati alle strade, e fornire ulteriori incentivi a investire nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili nonché incoraggiare una gestione sostenibile delle risorse;

O.     considerando che, secondo la Banca mondiale(13), la lotta ai cambiamenti climatici potrebbe portare a una crescita aggiuntiva del PIL fino a un massimo di 2 600 miliardi di dollari USA (USD) (1 900 miliardi di euro) l’anno fino al 2030; che l’applicazione delle innovazioni inerenti al clima nel settore energetico e industriale, in particolare nell’ambito dell’efficienza energetica, costituirebbe un vantaggio per l’Europa, ponendo il continente all’avanguardia nel crescente mercato globale dei beni e dei servizi correlati all’energia, creando posti di lavoro, stimolando la crescita economica, aumentando l’indipendenza e la sicurezza energetiche, garantendo prezzi dell’energia accessibili a tutti e, nel contempo, facendo fronte alla povertà energetica, mitigando i cambiamenti climatici e compiendo progressi verso un’economia sostenibile;

P.     considerando che il contributo che il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali possono dare alla riduzione dei gas a effetto serra favorisce anche un’economia circolare competitiva;

Q.     considerando che gli obiettivi delle politiche in materia di cambiamenti climatici potranno essere raggiunti solo orientando lo sviluppo in generale verso la sostenibilità ecologica, sia nei paesi sviluppati che nei paesi in via di sviluppo;

R.     considerando che il sostegno ai paesi in via di sviluppo per consentire i loro sforzi di adattamento e mitigazione deve essere parte integrante dello sforzo mondiale;

S.     considerando che le sfide finanziarie legate ai cambiamenti climatici sono inestricabilmente connesse alle sfide più generali poste dal finanziamento di uno sviluppo mondiale sostenibile;

T.     considerando che è necessario conseguire risultati di rilievo nella lotta contro la sfida climatica per poter perseguire numerosi obiettivi delle politiche dell’UE in materia ambientale, di sviluppo, di aiuti umanitari e riduzione dei rischi di catastrofi, economica, estera e di sicurezza e dei diritti umani, così come per le prospettive più a lungo termine di flussi migratori gestibili verso l’Unione europea;

U.     considerando che l’agenda per lo sviluppo post-2015 pone l’accento sulla sostenibilità quale strumento per affrontare problemi mondiali come la povertà, la disuguaglianza nonché la sicurezza sanitaria, alimentare e idrica;

V.     considerando che, secondo le stime, nel corso del XXI secolo i cambiamenti climatici intensificheranno i movimenti di popolazioni; che il rischio di tali movimenti aumenta se alle popolazioni vengono a mancare le terre, i generi alimentari di prima necessità o gli alloggi; che, secondo le previsioni, l’impatto dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture critiche e sull’integrità territoriale di molti Stati inciderà sulle politiche di sicurezza nazionale e sull’integrità territoriale degli Stati insulari di piccole dimensioni e degli Stati con grande sviluppo costiero; che i movimenti di popolazioni dovuti ai cambiamenti climatici possono indirettamente accrescere i rischi di conflitti violenti sotto forma di guerre civili e scontri intercomunitari;

W.    considerando che, in base ad alcune stime, per tutto il XXI secolo l’impatto dei cambiamenti climatici rallenterà la crescita economica, renderà più difficile ridurre la povertà, eroderà ulteriormente la sicurezza alimentare, manterrà in essere le attuali trappole della povertà e ne creerà di nuove; che, secondo le previsioni, tale impatto esacerberà la povertà nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo e creerà nuove sacche di povertà nei paesi con crescenti disuguaglianze, siano essi sviluppati o in via di sviluppo;

X.     considerando che il pianeta deve reagire con urgenza all’enorme e complessa sfida posta dai cambiamenti climatici, modificando il passo degli sforzi di mitigazione e adeguamento, tra l’altro:

-       raggiungendo un’intesa, alla conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi (COP 21) del dicembre 2015, su un ambizioso accordo internazionale giuridicamente vincolante per le azioni climatiche post-2020 che sia commensurato con l’obiettivo dei 2°C, nel rispetto del diritto a uno sviluppo equo e sostenibile;

-       rafforzando e ampliando urgentemente le misure in atto per limitare le emissioni di gas a effetto serra sino al 2020 e oltre nonché

-       aumentando progressivamente i finanziamenti dei paesi sviluppati destinati alla mitigazione, all’adeguamento, allo sviluppo e al trasferimento di tecnologie e alla costruzione di capacità nei paesi in via di sviluppo, in linea con la creazione del Fondo verde per il clima e con l’impegno di fornire nuovi finanziamenti supplementari per un importo di 100 miliardi di USD l’anno entro il 2020, aumentando nel contempo l’aiuto pubblico allo sviluppo per raggiungere il livello promesso da tempo dello 0,7% del reddito nazionale lordo dei paesi sviluppati;

Necessità di agire con urgenza

1.      riconosce la portata e la gravità straordinarie delle minacce costituite dai cambiamenti climatici ed esprime profonda preoccupazione per la persistente debolezza della risposta internazionale a tali minacce; esprime massima preoccupazione per il fatto che il pianeta è ben lontano dal limitare il riscaldamento globale a un aumento inferiore ai 2°C ed esorta i governi ad adottare senza indugi misure concrete per contrastare i cambiamenti climatici e far sì che a Parigi nel 2015 si raggiunga un accordo globale per assicurare tale obiettivo;

2.      osserva che, in linea con le conclusioni del quinto rapporto di valutazione dell’IPCC, il bilancio globale del carbonio disponibile dopo il 2011, se vogliamo garantire buone probabilità di mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C, è pari a 1 010 Gt di CO2; sottolinea che tutti i paesi devono contribuire e che un’azione dilatoria farà aumentare i costi e ridurrà le opzioni;

3.      prende atto con preoccupazione dei recenti dati scientifici del Centro Tyndall per la ricerca sui cambiamenti climatici secondo i quali le emissioni di CO2 potrebbero raggiungere un nuovo record di 40 miliardi di tonnellate (annue) nel 2014 e ricorda che le emissioni totali future di CO2 non possono superare 1 200 miliardi di tonnellate per avere una probabilità del 66% di mantenere l’aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C;

4.      sottolinea che l’accordo del 2015 deve rispettare l’obiettivo della riduzione delle emissioni globali fino a un livello compatibile con un bilancio del carbonio che consenta di rispettare l’obiettivo dei 2°C, puntando alla progressiva eliminazione delle emissioni globali di carbonio entro il 2050;

5.      rammenta che il processo dell’UNFCCC esaminerà la possibilità di potenziare l’obiettivo a lungo termine relativo all’aumento della temperatura portandolo a 1,5°C;

6.      sottolinea le conclusioni del rapporto sulla nuova economia per il clima intitolato “Better growth, better climate”, secondo cui i paesi di tutti i livelli di reddito hanno l’opportunità di costruire una crescita economia duratura e contemporaneamente ridurre gli enormi rischi dei cambiamenti climatici;

7.      si aspetta che la Commissione assuma un ruolo dinamico nell’affrontare la crisi climatica globale, anche per quanto riguarda i finanziamenti aggiuntivi per il clima; esorta la Commissione a chiarire che la sfida climatica è una delle sue principali priorità strategiche e a organizzarsi in modo da riflettere tale situazione a tutti i livelli e, trasversalmente, in tutti i settori delle politiche e delle azioni interne ed esterne, tra l’altro investendo nell’agricoltura sostenibile, in linea con le raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, e nei trasporti sostenibili;

8.      sottolinea che le politiche mondiali in materia di cambiamenti climatici sono fondate sulla conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (UNCED) del 1992 e costituiscono una parte integrante degli sforzi globali volti a promuovere lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo; sottolinea che le politiche in materia di cambiamenti climatici devono essere considerate in tale contesto più ampio e in correlazione al seguito dato alla conferenza di Rio, agli Obiettivi di sviluppo del Millennio e all’agenda post 2015;

Avanzamento della piattaforma di Durban

9.      rammenta che la sintesi del Segretario generale delle Nazioni Unite relativa al vertice dell’ONU sul clima sottolinea che numerosi leader, rappresentanti tutte le regioni del mondo e tutti i livelli di sviluppo economico, si sono espressi a favore del raggiungimento del picco delle emissioni di gas a effetto serra prima del 2020, seguito da una drastica riduzione delle emissioni e dal conseguimento della neutralità climatica entro la seconda metà del secolo;

10.    si attende che l’Unione europea e i suoi Stati membri svolgano ruoli importanti e costruttivi nella COP 20 di Lima per creare le condizioni necessarie al raggiungimento di un accordo globale in materia climatica vincolante e pienamente soddisfacente a Parigi nel 2015; sottolinea che i governi a livello mondiale hanno la responsabilità collettiva, anche nei confronti delle generazioni future, di attuare azioni adeguate in campo climatico;

11.    ricorda che a Varsavia tutte le Parti hanno accettato la decisione 1/CP.19 dell’UNFCCC contenente un invito ad avviare o intensificare la preparazione, a livello interno, dei contributi previsti stabiliti a livello nazionale e a comunicarli con largo anticipo rispetto alla COP 20 (entro il primo trimestre del 2015 per le Parti pronte ad agire in tale senso) in un modo che ne faciliti la chiarezza, la trasparenza e la comprensione e ne consenta la quantificazione; invita le Parti a garantire che i rispettivi contributi previsti stabiliti a livello nazionale siano in linea con un bilancio del carbonio coerente con l’obiettivo che limita l’aumento della temperatura a 2°C e che il picco delle emissioni globali sia raggiunto il prima possibile;

12.    esorta la Conferenza di Lima a concordare requisiti in materia di informazioni iniziali affinché i contributi previsti stabiliti a livello nazionale siano trasparenti, quantificabili e confrontabili, nonché differenziati a seconda del tipo di contributo; invita inoltre la Conferenza di Lima a stabilire una fase di valutazione prima della COP di Parigi per esaminare se i contributi previsti stabiliti a livello nazionale presentati sono, nel complesso, sufficienti ai fini dell’obiettivo di un aumento inferiore ai 2°C e, singolarmente, equi;

13.    sottolinea che i paesi già impegnati a favore di un obiettivo di riduzione delle emissioni in tutti i settori dell’economia dovrebbero continuare a ridurre le emissioni in modo ancora più incisivo mentre gli altri, in particolare i maggiori responsabili delle emissioni e quelli con responsabilità e capacità maggiori, dovrebbero anch’essi prefiggersi obiettivi comprendenti tutti i settori economici che fissino i limiti di emissione e riducano l’intensità dei gas a effetto serra;

14.    chiede che la politica unionale in materia climatica sia generalmente rinvigorita e che si raggiunga rapidamente un accordo su obiettivi ambiziosi e vincolanti di riduzione delle emissioni, di efficienza energetica e uso delle fonti energetiche rinnovabili, esclusi i biocombustibili dannosi sul piano sociale e ambientale, entro il 2030, in quanto tali obiettivi contribuirebbero a dare un impulso alle discussioni in materia climatica sul piano internazionale, oltre a essere in linea con l’impegno dell’UE di ridurre le sue emissioni di gas serra dell’80-95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050;

15.    ribadisce che un quadro ambizioso per il clima e l’energia per il 2030 permetterà all’Unione di mantenere la propria posizione di precursore e potrebbe incoraggiare i partner internazionali a puntare di conseguenza su politiche più ambiziose;

16.    sottolinea di aver invitato la Commissione e gli Stati membri a fissare per l’UE entro il 2030 un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni interne di gas a effetto serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, un obiettivo vincolante di efficienza energetica del 40%, in linea con gli studi sul potenziale di risparmio energetico efficace in termini di costi, e un obiettivo vincolante che preveda la produzione di almeno il 30% del consumo finale complessivo di energia da fonti rinnovabili; esorta gli Stati membri a tenere conto di tali obiettivi nelle discussioni in corso;

Aspetti dell’accordo del 2015

17.    sottolinea la necessità che l’accordo del 2015 sia ambizioso fin dal momento della sua adozione a Parigi affinché il mondo resti sulla buona strada per conseguire l’obiettivo di restare al di sotto dei 2°C e invita l’UE a collaborare con i suoi partner internazionali in tale ottica;

18.    è del parere che la conferenza di Lima dovrebbe fissare gli aspetti principali dell’accordo del 2015, basandosi sui progressi conseguiti nel corso del 2014 nell’ambito della piattaforma di Durban e ribadisce che l’attenuazione, l’adattamento, i finanziamenti per il clima e gli strumenti di attuazione costituiranno tutti elementi essenziali dell’accordo del 2015;

19.    invita l’UE a coinvolgere tutte le parti nel suo lavoro per il conseguimento di un accordo ambizioso ed equo nel 2015, che sia non solo conforme ai più recenti sviluppi della scienza ma anche reattivo ai nuovi dati scientifici e alle mutevoli circostanze, affinché permanga adatto allo scopo e resti valido per molti anni al di là del 2020; sottolinea pertanto la necessità di un meccanismo che preveda un riesame periodico degli impegni di attenuazione, in modo che le Parti possano ritoccare al rialzo i propri impegni, alla luce dell’obiettivo di restare al di sotto dei 2°C, senza la necessità di rinegoziare l’accordo;

20.    sottolinea la necessità che l’accordo del 2015 preveda un efficace regime di conformità applicabile a tutte le Parti; mette in evidenza l’esigenza che l’accordo in parola promuova la trasparenza e la rendicontabilità mediante un regime comune basato sulle regole, tra cui norme di contabilizzazione, nonché diposizioni in materia di monitoraggio, notifica e verifica; sottolinea che le norme dovrebbero essere differenziate in funzione del tipo di impegno che le Parti decidono di scegliere, basandosi sulle lezioni apprese con la convenzione e il protocollo di Kyoto;

21.    ritiene che la condivisione degli sforzi debba essere fondata su principi di equità, incentrandosi in particolare sulle emissioni di gas a effetto serra presenti e accumulate in passato e sulle capacità, valutandole ad esempio con l’ausilio di dati relativi al PIL pro capite, degli indici di sviluppo umano e di povertà, nonché di dati che forniscano un quadro del livello di difficoltà con il quale le emissioni possono essere ridotte o contenute; rileva l’importanza dei progressi in materia di finanziamenti per il clima al fine di avanzare a livello generale verso il conseguimento di un nuovo accordo sul clima;

Ambizioni pre-2020 e protocollo di Kyoto

22.    sottolinea, in particolare, l’urgenza di progredire verso l’eliminazione del “gigatonne gap” esistente tra i dati scientifici e gli attuali impegni delle Parti per il periodo fino al 2020; invita le Parti che non hanno ancora assunto un impegno a farlo; sottolinea il ruolo importante di altre misure di intervento, tra cui l’efficienza energetica, risparmi energetici consistenti, l’energia rinnovabile, l’efficienza delle risorse e la progressiva riduzione degli idrofluorocarburi (HFC), l’eliminazione graduale delle sovvenzioni ai combustibili fossili e il rafforzamento del ruolo di una tariffazione generalizzata del carbonio per contribuire a colmare il “gigatonne gap” ;

23.    invita tutte le Parti, le organizzazioni internazionali, gli attori subnazionali e le organizzazioni non governative a elaborare, potenziare e attuare con urgenza politiche nazionali e iniziative di cooperazione internazionale per colmare il “gigatonne gap” , in particolare basandosi sulle iniziative delineate al vertice delle Nazioni Unite sul clima (quali la coalizione per la qualità dell’aria e per il clima) e sui dialoghi di politica che individuano opportunità di grande impatto per il clima, lo sviluppo e la crescita, svolti a livello politico e tecnico nel quadro dell’UNFCCC;

24.    chiede all’Unione e agli Stati membri – tenuto conto delle significative eccedenze di unità di conformità del protocollo di Kyoto (AAU, CER e ERU) che saranno trasferite sui loro conti nel secondo periodo di impegno del predetto protocollo, e conformemente alla decisione 1/CMP.8, che impone alle Parti di rivedere entro il 2014 i rispettivi impegni di riduzione per il secondo periodo di impegno – di eliminare alcune unità ai fini dell’allineamento con le emissioni reali previste e con una strategia di riduzione delle emissioni interne efficace in termini di costi e finalizzata al conseguimento dell’obiettivo climatico dell’Unione per il 2015;

25.    auspica che l’UE e diversi dei suoi Stati membri, nonché altre Parti, procedano, in occasione della conferenza di Lima, a una valutazione multilaterale dei progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi di riduzione per il 2020, nell’ambito del processo di valutazione e riesame internazionali; ritiene che una trasparenza di questo tipo sia necessaria per aiutare a comprendere l’impegno reciproco e costruire un clima di fiducia tra tutte le Parti;

26.    osserva che l’UE è sulla buona strada per realizzare una riduzione delle emissioni ben oltre l’attuale obiettivo del 20% e ribadisce che l’UE si è offerta di incrementare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni fino al 30% entro il 2020 se altri paesi tra i maggiori responsabili delle emissioni si impegnano a fissare obiettivi di riduzione analoghi;

27.    precisa che, sebbene il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto avrà una durata limitata, esso va considerato una tappa intermedia estremamente importante e invita quindi le Parti, compresi gli Stati membri dell’UE, a ratificare prontamente il secondo periodo di impegno;

28.    sottolinea il ruolo svolto dal riutilizzo e dal riciclaggio nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, dato che l’impiego di materie prime costituisce un’importante fonte di produzione di tali gas; ribadisce l’importanza del passaggio a un’economia circolare con tassi di riciclaggio più elevati;

29.    rileva la necessità che l’UE svolga il proprio ruolo essenziale nella riduzione delle emissioni, adottando politiche intese a bloccare lo sviluppo di combustibili fossili non convenzionali ad alta intensità di gas a effetto serra, come le sabbie bituminose;

30.    constata che numerosi paesi danno fin d’ora il buon esempio, dimostrando che le strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio e la crescita economica vanno di pari passo; sottolinea che un solido accordo internazionale incoraggerà ulteriori iniziative ambiziose a livello nazionale;

Finanziamenti per il clima

31.    ricorda l’impegno assunto dall’UE e dai suoi Stati membri di incrementare progressivamente la mobilitazione dei finanziamenti per il clima, per dare il proprio contributo all’impegno previsto dall’accordo di Copenaghen di finanziare il Fondo verde per il clima e di mobilitare congiuntamente, entro il 2020, 100 miliardi di USD all’anno attingendo ad un ampia varietà di fonti pubbliche e private, bilaterali e multilaterali, incluse le fonti alternative di finanziamento; invita gli altri paesi donatori a contribuire a tale processo al fine di promuovere una maggiore mobilitazione di finanziamenti per il clima;

32.    chiede all’UE di concordare una tabella di marcia per incrementare le risorse prevedibili, nuove e aggiuntive, in linea con gli impegni attuali, affinché rappresentino una quota opportuna dei 100 miliardi di USD all’anno entro il 2020 e di porre in essere un meccanismo volto ad agevolare la rendicontabilità e il monitoraggio; plaude ai recenti impegni assunti per contribuire al finanziamento del Fondo verde per il clima ed esorta altri paesi a contribuirvi opportunamente, prevedendo che i paesi sviluppati forniscano nel corso del prossimo triennio un importo di 15 miliardi di USD a favore del Fondo in oggetto;

33.    invita gli Stati membri a stanziare i loro contributi finanziari con largo anticipo rispetto alle conferenze e a coordinare meglio con l’UE le loro dichiarazioni sui finanziamenti per il clima, al fine di facilitare la comunicazione con le parti terze sul contributo globale dell’UE e incidere nel modo più positivo possibile sui negoziati; sottolinea che gli impegni finanziari assunti al vertice convocato da Ban Ki-moon hanno rappresentato un segnale promettente e hanno avuto ricadute positive per l’immagine dell’Unione in vista dei negoziati di Lima;

34.    rammenta che potrebbe essere necessario ricorrere a fonti di finanziamento innovative per garantire il conseguimento dell’obiettivo dell’importo annuo di 100 miliardi di USD entro il 2020 e al di là di tale data, e invita i vari paesi a esaminare le opzioni in materia a Lima;

35.    rinnova l’invito a destinare il gettito degli strumenti di mercato intesi alla riduzione delle emissioni mondiali del settore dei trasporti aerei e marittimi, al finanziamento delle politiche climatiche a livello internazionale dopo il 2020 e del Fondo verde per il clima; ritiene che l’UE debba formulare, entro il termine del marzo 2015, proposte di finanziamenti sufficienti e prevedibili per le politiche climatiche internazionali in vista dell’accordo del 2015;

36.    esorta gli Stati membri a utilizzare il gettito ottenuto dai mercati del CO2 per contribuire ai finanziamenti per il clima e agli aiuti allo sviluppo nei paesi in via di sviluppo, pur sottolineando nel contempo le gravi difficoltà in cui versa tale meccanismo in ragione del crollo del prezzo globale del CO2 e conseguentemente del relativo gettito; ritiene, in tale contesto, che debbano essere prese misure per rendere assai più efficiente il sistema di scambio delle emissioni (ETS) dell’UE, in particolare mediante l’eliminazione di diverse unità di emissione ai fini dell’allineamento con le emissioni reali previste e con una strategia di riduzione delle emissioni interne efficace in termini di costi e finalizzata al conseguimento dell’obiettivo climatico dell’Unione per il 2050, il che potrà allora generare risorse rilevanti che dovrebbero contribuire al finanziamento delle misure di attenuazione e adeguamento dei paesi in via di sviluppo;

37.    invita l’UE e i suoi Stati membri a definire con chiarezza il ruolo dei finanziamenti privati nel contesto di una leva aggiuntiva per mobilitare fondi, riconoscendo nel contempo che tale aspetto non può sostituirsi alla necessità di finanziamenti pubblici, in particolare per l’adattamento, a evidenziare la necessità di trasparenza in termini di informativa e rendicontabilità riguardo a tali finanziamenti e a garantire l’attuazione delle garanzie sociali e ambientali del caso;

Adattamento: perdite e danni

38.    invita le principali economie sviluppate ad avvalersi delle proprie infrastrutture avanzate per promuovere, potenziare e sviluppare la crescita sostenibile, impegnandosi ad aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare le loro capacità, onde garantire che, ovunque nel mondo, la crescita economica avvenga in futuro senza penalizzare ulteriormente l’ambiente;

39.    pone in evidenza che gli interventi di adattamento sono una necessità ineluttabile e devono svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito del nuovo accordo; sottolinea che agire adesso per ridurre le emissioni di gas a effetto serra risulterà meno oneroso per l’economia mondiale e le economie nazionali e ridurrebbe il costo degli interventi di adattamento; esorta tutti i paesi ad adottare le opportune misure per prevedere, adattarsi e reagire agli effetti dei cambiamenti climatici, onde proteggere le popolazioni, le società, le economie e l’ambiente e realizzare uno sviluppo sostenibile in grado di resistere ai cambiamenti climatici; osserva che rispondere ai rischi connessi ai cambiamenti climatici presuppone l’adozione di decisioni in un contesto in mutamento, caratterizzato da una costante incertezza riguardo alla gravità e alla tempistica delle incidenze dei cambiamenti climatici e da limiti all’efficacia degli sforzi di adattamento;

40.    ricorda che i paesi in via di sviluppo, in particolare quelli meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, pur avendo contribuito in minima parte alla crescente concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera, sono i più vulnerabili agli effetti avversi dei cambiamenti climatici e presentano le minori capacità di adattamento; invita tutti i paesi in grado di farlo a sostenere quelli che sono più vulnerabili nei loro sforzi di adattamento e di risposta agli effetti dei cambiamenti climatici, onde realizzare uno sviluppo sostenibile in grado di resistere a tali cambiamenti e a puntare su accordi sul potenziamento dei processi nazionali di pianificazione dell’adattamento, sui finanziamenti per il clima, sul trasferimento di tecnologie e sul rafforzamento delle capacità;

41.    riconosce l’attenzione prestata nelle ultime due COP alla necessità di affrontare il problema delle perdite e dei danni associati alle incidenze dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo e in quelli meno sviluppati che sono particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi di tali cambiamenti; rileva la necessità di dare piena attuazione alle decisioni adottate a Varsavia e di trattare ulteriormente della questione a Lima;

42.    sottolinea la necessità di garantire la prevedibilità dei finanziamenti per il clima destinati ai paesi in via di sviluppo onde assisterli nei loro sforzi di adattamento ai cambiamenti climatici e di attenuazione degli stessi; sottolinea, in tale contesto, che i paesi che contribuiscono al Fondo verde per il clima dovranno precisare di quali fonti di finanziamento si avvarranno e le modalità di raccolta dei fondi in questione, poiché tali informazioni garantirebbero la prevedibilità del gettito per i paesi in via di sviluppo;

43.    è consapevole della difficoltà di tenere separate le azioni in materia di clima e sviluppo e le loro numerose sinergie a livello nazionale, ma insiste sul fatto che è a tutt’oggi possibile valutare in maniera credibile e trasparente il rispetto del principio di addizionalità;

44.    deplora che, sebbene la spesa per le azioni di attenuazione e adattamento stia aumentando, essa venga nettamente relativizzata dal fatto che la maggior parte dei governi, tra cui quelli dei paesi sviluppati, continua a sovvenzionare attivamente la produzione e il consumo di combustibili fossili;

45.    sottolinea la necessità di improntare gli interventi in materia di clima a strategie partecipative, equilibrate dal punto di vista del genere e basate sui diritti, come pure di far fronte agli effetti climatici allo scopo, in particolare, di garantire un sostegno alle popolazioni e alle comunità povere ed emarginate;

Uso del suolo

46.    sottolinea che, secondo le conclusioni dell’IPCC, l’uso del suolo (agricoltura, silvicoltura e altre destinazioni d’uso) rappresenta uno dei segmenti più esposti e vulnerabili delle nostre economie, pur offrendo nel contempo, in termini di efficacia dei costi, notevoli potenzialità di mitigazione e di rafforzamento della resilienza; rileva quanto sia importante che tutte le parti includano nei rispettivi contributi nazionali una componente dedicata al suolo, con adeguati parametri di misura comuni per monitorare, notificare e verificare i progressi quantificabili conseguiti nella realizzazione di svariati obiettivi interconnessi (ad esempio mitigazione, produttività e resilienza); sottolinea che l’accordo dovrebbe definire un quadro globale per la contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti risultanti da attività connesse all’uso del suolo;

47.    richiama l’attenzione sulla necessità di prestare un’attenzione particolare alla garanzia della sicurezza alimentare e nutrizionale delle popolazioni vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici;

Trasporti aerei e marittimi internazionali

48.    ribadisce l’importanza dei trasporti marittimi e aerei per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, nonché la necessità di compiere rapidamente progressi e di adottare un approccio ambizioso per raggiungere risultati soddisfacenti e tempestivi per quanto riguarda sia l’Organizzazione marittima internazionale che l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, date la portata e l’urgenza della sfida climatica;

Diplomazia climatica

49.    sottolinea, in questo contesto, quanto sia importante che alla Conferenza l’Unione europea, essendo uno dei principali protagonisti, parli “con una sola voce ” ricercando progressi per il conseguimento di un accordo internazionale e rimanendo unita a questo riguardo; invita gli Stati membri a coordinare efficacemente le loro posizioni con quella dell’UE; sottolinea la necessità che l’UE faccia pressione sulle Parti che seguono percorsi non compatibili con l’obiettivo dei 2°C; invita la delegazione dell’UE a porre l’accento sugli impegni assunti da altri governi con la firma del protocollo di Kyoto;

50.    invita gli Stati membri a instaurare intensi contatti diplomatici con i paesi partner dell’Unione onde promuovere le posizioni negoziali di quest’ultima, in coordinamento con il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e la Commissione, anche mediante la rete della “diplomazia verde”;

51.    plaude al vertice sul clima promosso dal Segretario generale delle Nazioni Unite e svoltosi il 23 settembre 2014 a New York in cui, per la prima volta dopo Copenaghen, si è discusso di cambiamenti climatici e che ha visto riuniti più di 130 Capi di Stato e di governo, oltre a numerosi attori della società civile e del mondo delle imprese; plaude, in particolare, alle azioni concrete annunciate dai leader per ridurre le emissioni, investire nelle energie pulite e in una crescita a basso tenore di carbonio, promuovere la fissazione del prezzo del CO2 e contribuire al finanziamento degli interventi a favore del clima; sottolinea che il seguito dato agli impegni assunti dai leader a New York sarà di fondamentale importanza per mantenere lo slancio in vista delle conferenze di Lima e di Parigi;

52.    ritiene che la credibilità dell’UE nell’ambito dei negoziati sul clima dipenda dal livello di ambizione delle misure adottate al suo interno;

53.    sottolinea che l’agenda generale post-2015 dovrebbe prevedere il rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale a favore dello sviluppo sostenibile, nonché sostenere gli impegni e gli obiettivi internazionali, anche in materia di cambiamenti climatici;

54.    sottolinea che la conferenza COP 21 costituisce un’opportunità unica per affrontare i cambiamenti climatici e creare un collegamento con i lavori delle Nazioni Unite sull’agenda di sviluppo post-2015 e con i preparativi della conferenza del marzo 2015 sul quadro di Hyogo per la riduzione dei rischi di catastrofi naturali; chiede che la diplomazia climatica dell’UE si dimostri più attiva così da collegare questi processi, perseguendo obiettivi di sviluppo sostenibile in modo coerente e ambizioso;

Industria e competitività

55.    esprime preoccupazione per il fatto che, stando ai dati dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), le emissioni globali di CO2 sono aumentate nel 2013 nonostante il calo delle emissioni in Europa e negli Stati Uniti; propone pertanto di prendere in considerazione la possibilità di prevedere responsabilità differenziate, affinché ciascun paese contribuisca agli sforzi globali nel campo della politica industriale ed energetica; chiede un migliore utilizzo di tecnologie quali i satelliti spaziali ai fini della raccolta di dati accurati sulle emissioni e sulla temperatura, così come una cooperazione trasparente e lo scambio di informazioni tra paesi;

56.    sottolinea che l’Europa dovrebbe incrementare ulteriormente la penetrazione di mercato delle tecnologie ecocompatibili, segnatamente nel campo delle TIC, delle energie rinnovabili, delle tecnologie a basse emissioni innovative ed efficienti e, in particolare, delle tecnologie in materia di efficienza energetica; pone l’accento sul fatto che un quadro giuridico internazionale stabile incoraggerebbe gli investimenti per la riduzione del carbonio, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, oltre a offrire opportunità alle imprese dell’Unione che sono leader in tali settori; rileva che gli investimenti innovativi sostenibili possono generare crescita e occupazione;

57.    ritiene che un accordo internazionale ambizioso e giuridicamente vincolante contribuirebbe a dissipare i timori relativi alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e alla competitività dei settori in questione, in particolare il settore ad elevata intensità energetica;

Ricerca e innovazione

58.    sottolinea che lo sviluppo e l’impiego di tecnologie d’avanguardia sostenibili sono essenziali per contrastare i cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, convincere i partner dell’Unione in tutto il mondo che è possibile ridurre le emissioni accrescendo nel contempo la competitività e l’occupazione;

59.    chiede un impegno internazionale per potenziare gli investimenti di ricerca e sviluppo (R&S) a favore di tecnologie d’avanguardia sostenibili nei settori interessati; ritiene essenziale che l’Unione europea dia l’esempio, indirizzando la spesa per la ricerca verso attività di dimostrazione concernenti tecnologie innovative rispettose del clima ed efficienti sul piano energetico, e che sviluppi una stretta cooperazione scientifica in questo campo con i suoi partner internazionali, quali i paesi BRIC e gli USA;

Politica energetica

60.    valuta positivamente i recenti segnali lanciati dai governi statunitense e cinese riguardo all’azione per il clima e la loro disponibilità a svolgere un ruolo più significativo nel contesto degli sforzi mondiali per fare fronte ai cambiamenti climatici; deplora il fatto che alcuni paesi sviluppati continuino ad aumentare le loro emissioni pro capite;

61.    osserva che i prezzi delle diverse fonti di energia svolgono un ruolo importante nel determinare il comportamento degli operatori di mercato, tra cui le imprese e i consumatori, e che l’incapacità dell’attuale quadro politico internazionale di internalizzare integralmente i costi esterni perpetua modelli di consumo non sostenibili; ribadisce inoltre che un mercato globale del carbonio in cui il prezzo di scambio fosse sufficientemente elevato costituirebbe una solida base per ottenere sia riduzioni sostanziali delle emissioni che pari condizioni concorrenziali per le industrie; invita l’Unione europea e i suoi partner a trovare, nell’immediato futuro, il modo più efficace per promuovere i collegamenti tra il regime ETS dell’UE e altri regimi di scambio con l’obiettivo di puntare alla creazione di un mercato mondiale del carbonio, garantendo maggiore varietà quanto alle opzioni di riduzione, migliorando le dimensioni e la liquidità del mercato, accrescendo la trasparenza e, in ultima analisi, assicurando una più efficiente ripartizione delle risorse per il settore energetico e l’industria;

62.    chiede un maggiore coordinamento tra il Consiglio, la Commissione e il SEAE per consentire all’Unione di esprimersi in modo coordinato nei confronti di organizzazioni internazionali quali l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), il Partenariato internazionale per la cooperazione in materia di efficienza energetica (IPEEC) e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), svolgendo così un ruolo più attivo e influente, in particolare insistendo su politiche che promuovano la sostenibilità energetica, l’efficienza energetica e la sicurezza energetica;

63.    invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare rapidamente, sotto la guida della Commissione, misure concrete per eliminare gradualmente, da qui al 2020, tutte le sovvenzioni dannose per l’ambiente, comprese quelle per i combustibili fossili, ricorrendo a un approccio pragmatico e al monitoraggio mediante il semestre europeo; chiede inoltre che si dia attuazione in modo coordinato, a livello internazionale, all’obiettivo concordato in occasione del vertice del G-20 a Pittsburgh di abolire gradualmente le sovvenzioni per i combustibili fossili, che, su scala mondiale, nel 2012 sono risultate pari a 544 miliardi USD (dati AIE), poiché ciò ridurrebbe in misura significativa le emissioni di CO2 e contribuirebbe altresì a ridurre il debito pubblico di molti paesi; plaude all’intenzione espressa dal G-20 di San Pietroburgo di istituire un sistema di revisione tra pari per la graduale abolizione delle sovvenzioni a favore dei combustibili fossili; deplora la mancanza di progressi quanto all’adozione di misure concrete per il conseguimento di tale obiettivo; sollecita una revisione del meccanismo di sviluppo pulito (CDM), prestando un’attenzione particolare ad evitare che i progetti CDM abbiano un impatto negativo sui diritti umani, la sicurezza alimentare e l’ambiente;

64.    considera deplorevole che il potenziale di risparmio energetico non venga adeguatamente valorizzato, né a livello internazionale né a livello di Unione europea; sottolinea che il risparmio energetico permette di creare posti di lavoro, ridurre i costi, garantire sicurezza energetica, migliorare la competitività e incrementare i tagli alle emissioni, oltre ad essere fondamentale per dissociare le emissioni dalla crescita economica; invita l’Unione europea a insistere affinché, in sede di negoziati internazionali, sia prestata maggiore attenzione al risparmio energetico e siano promosse maggiori iniziative in materia, sia nelle discussioni sul trasferimento di tecnologia, sia in quelle sui programmi di sviluppo per i paesi in via di sviluppo o sull’assistenza finanziaria; sottolinea inoltre che, per essere credibili, l’Unione europea e i suoi Stati membri devono darsi obiettivi ambiziosi in materia di efficienza energetica e raggiungerli; sottolinea l’importanza di ridurre gli sprechi energetici nel settore dell’edilizia e dei trasporti, degli impianti elettrici delle abitazioni e degli elettrodomestici, al fine di massimizzare i livelli di risparmio energetico e l’efficienza energetica;

65.    sottolinea la necessità di introdurre e implementare sistemi di trasporto a basso consumo energetico e alimentati a idrogeno;

Idrofluorocarburi e protocollo di Montreal

66.    invita le Parti a considerare i meccanismi di votazione e decisione, il diverso approccio alle responsabilità, nonché i meccanismi di applicazione e sanzione e di finanziamento del protocollo di Montreal un esempio di successo che potrebbe essere seguito anche nel quadro dell’UNFCCC; invita l’UE a intensificare gli sforzi per regolamentare la graduale riduzione degli idrofluorocarburi (HCF) a livello mondiale ai sensi del protocollo di Montreal;

67.    ricorda che l’Unione europea ha adottato una legislazione ambiziosa al fine di ridurre gradualmente del 79% gli idrofluorocarburi da qui al 2030, data l’ampia disponibilità di alternative ecocompatibili il cui potenziale dovrebbe venir sfruttato pienamente; rileva che la graduale riduzione dell’uso degli HFC rappresenta un’opportunità facile da cogliere per gli interventi di mitigazione, sia all’interno che all’esterno dell’Unione, e invita quest’ultima a impegnarsi attivamente a favore dell’adozione di misure sugli HFC a livello mondiale;

Delegazione del Parlamento europeo

68.    ritiene che la delegazione dell’UE svolga un ruolo essenziale nei negoziati sui cambiamenti climatici e reputa quindi inaccettabile che i deputati al Parlamento europeo non abbiano potuto partecipare alle riunioni di coordinamento dell’UE in occasione delle precedenti conferenze delle Parti; si attende che quanto meno il presidente della delegazione del Parlamento europeo possa partecipare alle riunioni di coordinamento dell’UE a Lima;

69.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Segretariato dell’UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le Parti contraenti esterne all’UE.

 

 

San Michele Basilica di Larino e san vincenzo a volt.

A Larino la più antica testimonianza occidentale del culto per S. Michele.

S. Michele nell’Italia mediterranea si chiama S. Angelo.

S. Angelo in Grotte, nonostante il suo degno passato, è frazione di S. Maria del Molise. La sua origine longobarda è legata prima di tutto alla presenza di una grotta che, secondo la tradizione, fu frequentata dall’arcangelo Michele prima che si spostasse in quella più celebre del Gargano.

Solo la tradizione orale, poi confluita in testi scritti, fa risalire al 490 la prima apparizione dell’arcangelo Michele nella grotta del Gargano.

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Invece il documento storico più antico che attesti l’esistenza di una devozione per il Principe degli Angeli in Italia, e forse in Europa,  si ritrova in una lettera di Gelasio I che fu papa negli anni 493 e 494.

Quindi è una testimonianza riconducibile a quei due anni.

Si tratta di una risposta a Giusto, vescovo di Larino, che si era rivolto al pontefice per conto di due laici larinesi: Priscilliano e Felicissimo.

Costoro chiedevano di essere autorizzati a costruire su terreno proprio una chiesa in onore dell’arcangelo Michele in una località detta Mariana (“in re propria quae Mariana vocatur …. quam in honore sancti archangeli Michaelis et nomine desiderant consecrari”  ….. si ad tuam pertinet parochiam) (Gelasii epistula 2, in S. Löwenfeld (ed.)Epistolae Pontificum Romanorum Ineditae,  Leipzig 1885 (Graz 1952).

Si tratterebbe della più antica attestazione del culto per S. Michele nella penisola italiana.

http://www.francovalente.it/2014/09/29/il-molise-e-s-michele-a-larino-la-piu-antica-testimonianza-occidentale-del-culto-per-s-michele/

 

 

STORIE DI DONNE E DI VIOLENZA, DUE AUTRICI E UN LIBRO-TEATRO

Già nel titolo Teatro, scarno ed essenziale, si può cogliere il forte segnale comunicativo delle scrittrici Angela Matassa e Gioconda Marinelli . Il testo, pubblicato da Homo Scrivens- Napoli, raccoglie tre pièces teatrali, Anime Nude, Versi spezzati, Chorus, efficaci e veicolanti il messaggio che sottende il volume il quale come un occhio di bue punta l’attenzione sulla condizione femminile da più sfaccettature. Violenza e sopraffazione, come usurpazione di dignità e rispetto, vengono narrati con stile scenico e linguaggio dirompente /incalzante, in Anime Nude, testo rappresentato con successo già in vari teatri nazionali, che verrà messo in scena il prossimo 25 novembre nell’Aula Magna dell’Università del Molise in Isernia, alle ore 18.00, nel giorno mondiale dedicato alla sensibilizzazione sociale nei confronti della violenza contro le donne su organizzazione e promozione dell’Associazione Promozione Donna, del Rotary Club, dell’Inner Wheel, con la partecipazione del professor Giuseppe Pardini dell’Università del Molise e di Paola Ialongo della Banca Mediolanum. Una sola lapidaria frase Fallimento di tutti chiude la pièce nella pagina finale che raccoglie un elenco di orrori subiti da donne e bambine in ogni angolo del mondo.

In Versi spezzati, le affermate autrici, impegnate nel campo del giornalismo culturale, della scrittura teatrale e creativa, nella promozione di eventi, danno vita a un pezzo teatrale di spiccata originalità e forza comunicativa veicolando l’attenzione sulle poetesse che hanno interrotto la loro vita e con essa i loro stessi versi, l’unico appiglio sicuro in esistenze sempre vissute con “esagerata sensibilità” e irrinunciabile necessità di cercare la verità possibile sentita come spiegazione della stessa a se stessi e al mondo che non sapeva accoglierle e comprenderle. Anne Sexton, Silvia Plath, Amelia Rosselli, Karin Boye, Nadia Campana, Alfonsina Storni, Tove Ditlevsen, Antonia Pozzi, le poetesse dalla voce spezzata per troppo desiderio di vita e di bellezza, che Gioconda Marinelli e Angela Matassa ci propongono e raccontano in Teatro, usando la prima persona anche a sottolineare l’intensa partecipazione alle vicende poetiche ed esistenziali delle donne/ poetesse. Chiude la trilogia il pezzo teatrale Chorus, nel quale si intravede una sorta di svolgimento positivo dell’accaduto narrato, quando la protagonista, la cui vita è stravolta da un incidente sul lavoro, procede con dolore e con fatica fisica e spirituale a ricostruire e a riconquistare una forma necessaria del vivere con la presenza di persone, anche di un personaggio maschile, dai tratti umani e collaborativi.

Del libro, presenti le due autrici, si parlerà sempre nel corso della serata del venticinque novembre che vede in programma, prima della rappresentazione teatrale di Anime Nude, gli interventi di Antonio Picariello, Maria Stella Rossi, Gioconda Marinelli, Angela Matassa, dei presidenti associazioni promotrici, Leontina Lanciano (Promozione Donna), Cosimino Pallotta (Rotary Club), Rita Gianfrancesco (Inner Wheel) e il coordinamento di Gabriella Marinelli.

MariaStella ROSSI

Si vede che David Gilmour e i Pink Floyd hanno bisogno di soldi perché a sentire l’ultima produzione ‘The Endless River’ ( così è, se vi pare), titolo ripreso pari pari dal magnifico teatro pirandelliano, ci si sente perduti per sempre. Il teatro tratta la novella della signora Frola e del signor Ponza che sconvolgono la vita di una tranquilla cittadina di provincia in cui il massimo impegno collettivo è il pettegolezzo. Si mormora che assieme ai due sia giunta in città anche la moglie dell’impiegato Signor Ponza che nessuno ha mai visto. Nelle chiacchiere del paese Il trio viene analizzato, discusso e giudicato e il signor Ponza appare come un “mostro” che impedisce alla suocera di vedere la figlia tenuta chiusa a chiave in casa…. L’opera pirandelliana è stata rappresentata per la prima volta nel 1917. Il tema, caro all’autore, è incentrato sull’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione e generare cos’ una rete di opinioni che frazionano la conoscenza della giusta verità.…. Dunque Il Pirandello del 1917 rinasce nell’ultimo album del 2014 dei Pink Floyd. e vien da pensare che in qualche modo, almeno nel titolo, riporta la buona memoria dellavisionarietà italiana. Ma l’album non ha nulla di decente che possa farci sperare nella creatività di un redivivo Syd Barrett. Lui si, personaggio perfetto per il teatro di luigi Pirandello. Pace all’anima sua. Così è se vi pare anglosassone richiama in fotocopia, male riuscita, -The Dark Side of the Moon – con cui la mia generazione ha creato il suo mondo felice e carico di aspettative. Tempi terribili, questi, per le speranze….meglio far finta che i Pink Floyd si siano congelati nel magnifico anfiteatro di Pompei quando ancora l’Italia era regina del mondo e investiva nella ricerca del sapere e nelle scuole. I Pink Floyd in fin dei conti non ci dicono altro che nulla è più possibile recuperare fin quando il mito si sovrappone a se stesso senza riprodurne l’anima. Tutto è diventato commerciabile perfino i sogni, i pettegolezzi veri o falsi che siano. E Catarina?….

 

Ed ecco un’altra Catarina. Un altro mito che si rinnova. La Fiat 127 opera di Pio Manzù (figlio dello scultore Giacomo), morto in un incidente automobilistico prima di poter vedere in produzione la sua vettura, può essere felice, come Syd Barrett per i Pink Floyd, di considerare Sergio Marchionne come David Gilmour. È cominciata l’era della clonazione storica dei successi avvenuti riducendoli a inutili forme cannibali che divorano il sentimento di ognuno di noi. È come quando abbattono le case in cui siamo nati per costruirci sopra dell’edilizia senz’anima e priva di tradizioni. È l’inizio della fine. E Catarina?….

Anniversari 1914/2014

Guadagnuolo celebra l’“Ermetismo fiorentino” di Luzi, Bigongiari e Parronchi nel centenario della loro nascita

Francesco Guadagnuolo è stato amico di Mario Luzi, Piero Bigongiari, ed Alessandro Parronchi, componenti la “grande triade”, che la storiografia novecentesca ritiene la più rappresentativa di quello che fu definito ‘ermetismo fiorentino’. Con questi tre grandi poeti l’artista Guadagnuolo ha realizzato importanti interventi di pittura e poesia, nella convergente ricerca di immagine e parola.

A Mario Luzi, Piero Bigongiari e Alessandro Parronchi, nel centenario della loro nascita (1914/2014), Guadagnuolo dedica loro un ricordo, attraverso la sua arte, facente parte della serie di 500 opere di Arte-Poesia “Luoghi del Tempo” dei più illustri poeti contemporanei, italiani e stranieri, mostra itinerante interdisciplinare in cui convergono pittura, grafica, poesia, scrittura, grafologia, collage, fotografia che l’artista è riuscito felicemente a coniugare e fondere in un’unica opera.

In questa collezione trovano spazio le tendenze letterarie contemporanee di varie Nazioni, come in questo caso l’ “Ermetismo”.

Francesco Guadagnuolo annovera così l’interazione fra scrittura e rappresentazione, da un lato analizzando le complementarietà tra arte grafica e grafologia, dall’altro evidenziandone i significati reciproci attraverso l’intersecarsi delle immagini con la parola scritta. In proposito ha scritto Mario Luzi: «In Italia manca una vera tradizione del libro d’arte in collaborazione fra artisti e autori letterari. C’è stato un tentativo che si è ripetuto più volte ma senza avere successo. Battere su questo tasto, su questa possibilità in fondo nuova di presentare la poesia ed anche la pittura non è male anzi è un tentativo da incoraggiare. Mi pare che Guadagnuolo ha della immaginazione e della fantasia che anima questo proposito; in fondo lo tira fuori anche dalle secche del lavoro editoriale troppo calcolato. Possiamo dire, quindi che questa mostra di Guadagnuolo è un’invenzione felice» (Dialogo Ravvicinato, Ed. Castelli Arte, Giugno 1995).

 

 

 

 

Museo Civico di Cultura Contemporanea Palazzo Penna

“Silent Family – la famiglia di Stella”

Nel XXI secolo l’opera d’arte è passata da site-specific a time-specific e da in situ a in socius.

 

In alcuni casi si può parlare di vera e propria “relazione di scambio” tra l’artista e le persone chiamate a partecipare ad un progetto creativo. Alla base di questa “relazione” ci sono interessi diversi: l’artista, solitamente, cerca il risultato estetico, mentre le persone si fanno coinvolgere in un’esperienza creativa per motivi differenti: ludici, ricreativi, ma anche economici, pubblicitari e persino terapeutici.

 

Sul fronte terapeutico gli esempi non sono molti e tra l’altro le notizie che giungono dal mondo dell’arte non riportano dati relativi i benefici prodotti dalla pittura, dalla scultura e dalle performances sull’essere umano.

 

Il valore terapeutico interessa solo relativamente l’arte e di solito l’artista non pensa al suo lavoro in relazione ad un’azione curativa.

 

L’artista Mandra Cerrone, come i suoi colleghi, persegue nel suo lavoro un intento prevalentemente estetico e non concepisce il suo progetto, denominato Silent Family, da un punto di vista esclusivamente terapeutico.

 

Silent Family, infatti, non è la soluzione ai problemi relazionali che il tempo ha sedimentato nel palinsesto esperienziale delle persone. Ciò nonostante sono sempre in molti a partecipare ai tableaux vivants resi possibili da Mandra Cerrone la quale cerca di cogliere dalla rappresentazione delle storie umane uno scatto fotografico che va oltre la superficie per giungere nell’immateriale.

 

Mandra Cerrone “scolpisce il tempo” attraverso il flash; il risultato è una sinfonia visiva diafana, eterea, impalpabile. Il lavoro esprime una particolare tensione espressiva e formale creata attraverso la messa in scena di profonde e inquietanti meditazioni visive relative a questioni esistenziali e metafisiche fondamentali. L’artista, attraverso il coinvolgimento delle persone nelle Family, si interroga sulla vita, la morte, la trascendenza, la rinascita, il destino individuale e collettivo, il rapporto fra la realtà esterna e quella interiore.

 

In Silent Family la materia umana è contenuta in un mandala in cui sono custoditi la psiche, le azioni inconsapevoli, i segreti, le paure e gli episodi più incisivi della vita delle persone. In questo “labirinto relazionale” Mandra Cerrone coglie la bellezza più profonda delle persone e queste, attraverso la fotografia che racconta la propria famiglia, sono invitate ad interpretare i gesti “messi in scena”.

 

L’aspetto terapeutico del progetto, se così può essere inteso, diventa inequivocabile nel momento in cui l’artista chiede alle persone di interrogarsi sulla qualità dei legami parentali rappresentati. In questo frangente Mandra sollecita i partecipanti delle family a guardare con attenzione la propria immagine di famiglia per comprendere gli eventuali impedimenti che condizionano la loro esistenza.

 

Le Silent Family sono azioni silenziose: “composizioni sceniche” dove la parola è sostituita da “istantanee gestuali”. Potremmo definire il risultato “tele virtuali”, in cui i colori e le forme sono soppiantate da “pesanti catene” familiari. Nel momento in cui i partecipanti individuano i limiti e gli impedimenti ricorrenti nella loro genealogia possono “lavorare” per far sì che tali dinamiche non si ripetano più nel proprio presente ed evitino d’incidere ancora sul proprio futuro.

 

Ivan D’Alberto

http://www.mandracerrone.com/

 

 

http://zralt.angelus-novus.it