gennaio 2009


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Secondo la leggenda il santo ebbe un ruolo importante presso Diocleziano. Quando l’Imperatore lo scoprì cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli dei”, e quindi fu da lui condannato ad essere trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. Cercando il martirio, sarebbe ritornato da Diocleziano per rimproverarlo e questi avrebbe ordinato di flagellarlo a morte, per poi gettarne il corpo nella  Cloaca Maxima.   Tuttavia le biografie e leggende per cui stava al servizio di Diocleziano a Roma o sull’intervento attivo dell’ Imperatore nelle vicende del suo martirio (comprese quelle attestate da Ambrogio poco dopo) sono spurie, perché Diocleziano non risiedette mai a Roma. Sebastiano, viene raffigurato solitamente trafitto da frecce. La salma venne recuperata da mani pietose e sepolta nelle catacombe che oggi vengono appunto dette “di San Sebastiano”.

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Qualche giorno fa Kakà ha rinunciato ad una barca di soldi pur di rimanere al Milan…

falsa ideologia o astuta propaganda?

Non lo sò nè mi interessa più di tanto… sò solo che questo non c’entra niente con l’arte contemporanea, nè con Ernesto Saquella nè con il Molise.

Ma quando scopro che una moltitudine di persone va a Parigi solo per guardare estasiata una minuscola “Gioconda”, blindata in una cella con spessi vetri di protezione e custodi che urlano di non fotografare o non fare immagini perchè possono danneggiare l’opera, scopro che l’arte ha molto in comune con la vicenda di Kakà…

Ho una ripresa con me, dove passo ore a toccare, fotografare e studiare una maestosa “Madonna delle rocce”, protetta da un minuscolo vetro da quattro soldi talmente sporco da non permettere una buona lettura dell’opera, sempre conservata al Louvre, in una stanza adiacente a quella della Gioconda, dove tutti possono fotografare o fare riprese e toccare senza essere controllati…

Dove è l’arte in tutto ciò?

Spiegamelo tu che sei un addetto ai lavori e vedi tutto dall’alto della montagna, indicando i sentieri…

Io, come ti dissi una volta “sono solo un pellegrino sulla terra” ed amo essere molisano perchè questa è una terra dove è ancora possibile andare a Pietrabbondante e vederci tutto o niente, ma per lo meno sei ancora libero di scegliere; L’orinatoio di Duchamp invece non puoi sceglierlo, lo subisci. Così come la merda in scatola di Manzoni. Chissà se fra tutti gli estimatori dell’orinatoio, qualcuno sa il nome di chi l’ha inventato e se Duchamp all’epoca abbia avuto la premura di riconoscergli i meriti  e versato almeno i diritti d’autore…

La vicenda di Kakà commercialmente non è poi così differente dall’orinatoio, ma spesso mi sono chiesto se gli artisti Duchamp o Manzoni avessero avuto il sentore di essere ricordati solo per un orinatoio ed una scatola di merda, l’avrebbero ugualmente fatti?

Domanda inutile, così come è inutile tutto quello che oggi ruota intorna all’arte contemporanea, sempre più vittima dell’originalità, delle provocazioni e delle proprie ambizioni.
Ieri sera alla presentazione del libro di Saquella ho scoperto che Ernesto se ne è andato lasciandoci come ultimo testamento un libro privo di immagini. Un testo dove le parole sostituiscono il segno e l’arte trova nella parola una nuova linfa vitale. Strano per un artista di arti visive, abbassarsi al livello di un critico d’arte. Scrivere per raccontare, lui che raccontava con il segno, chiarire la sua funzione d’artista con le parole…

Perchè?

Perchè ciò che Ernesto ci lascia come testamento è che i linguaggi artistici non hanno limiti. Sono a tutto tondo (come l’immagine in copertina) e non serve realizzare opere da commercializzare e divinizzare rinchiudendole in un museo, ma un artista è tale solo quando ha qualcosa da raccontare sia se sceglie di usare uno strumento, il computer (hai visto il mio canale su you yube?), un pennello o una penna, perchè non basta essere un pittore che dipinge o uno scrittore che scrive o un musicista che suona, per comprendere il fine dell’arte, ma scoprire e diffondere dentro di se l’amore per l’arte e la poesia della conoscenza.


http://www.toutfait.com/issues/volume2/issue_4/articles/giunti/giunti13_it.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Bottiglia_di_Klein

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Orinatoio


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Titolo:L’estetica e il «sentire» nelle macchine. Saggi sul riconoscimento dell’artistico sul raccontodell’estetico nelle nuove strutture del logos

 

 

DESCRIZIONE

La filosofia cibernetica è applicata, in questi saggi di Giuseppe Siano, alle teorie dell’arte e dell’estetica. Si attraversano, così, alcuni importanti argomenti su cui si fonda il nuovo sapere delle neotecnologie, ancora poco conosciuto in Italia, ma che dalla seconda metà degli anni cinquanta aveva a fondamento già una scienza filosofica ed estetica, specie negli U.S.A. Uno dei concetti fondanti la filosofia cibernetica è l’eterofenomenologia, che mette al centro del mondo (cioè, dell’evento e dell’oggetto) osservato anche la relazione che vi è con il punto di vista, o il soggetto con i suoi strumenti linguistici, tecnici tecnologici e neotecnologici, d’osservazione. Vi è, inoltre, la teoria sull’ordine, disordine e riorganizzazione mediata dalle scienze fisiche e astro-fisiche, che viene usata per spiegare la più importante funzione della mente, nel mentre organizza gli ambienti logico-operativi di riconoscimento (o retroazione = feedback). Sono proprio gli infiniti ambienti relazionali, che pullulano di strutture complesse e che mostrano ai sistemi biologici viventi che ivi operano, come ogni elemento, dal più semplice al più complesso, sia organizzato in informazioni (di cui il frame è proprio l’unità infinitesimale d’informazione). Per la realizzazione di questo volume l’Autore ringrazia il Presidente della Onlus Intellettuali e Artisti di Nocera Antonio D’Amore.

L’AUTORE

Giuseppe Siano, filosofo della mente e critico d’arte, si è laureato nel 1978 con Mario Perniola, con la tesi in Estetica dal titolo Metacritica dell’anima bella, (perché non si può insegnare più la Storia della filosofia nelle università). Si è specializzato in Storia dell’arte ad Urbino nel 1987 con la tesi Intersezioni tra le arti visive e il letterario nell’espressionismo tedesco. È stato tra i fondatori ed insegnante, a Salerno, nel 1987, della Scuola di restauro «Maria Teresa Caiazzo» e nel 2000 è stato coordinatore scientifico ed insegnante del Corso di restauro Regionale organizzato a Bracigliano (Sa), con la collaborazione della Caritas diocesana di Salerno, per restauri mobili e tavole dipinte. È dal 1990 su Guide Canal, la guida degli artisti e critici d’arte internazionali che s’interessano di nuove tecnologie, edita a Parigi. È coordinatore scientifico per l’Italia della rivista Cyberdada edita a Parigi e della rassegna d’arte di Salerno Alfabeti-Sistemi cognitivi dell’arte. È ideatore e fondatore nel 2004, con Antonio Picariello e Nino Barone, della manifestazione annuale riservata ai cultori e critici d’arte, Tracker Art, a Termoli, i cui atti sono pubblicati allegati alla rivista bimestrale Juliet, art magazine, di Trieste. È autore di numerosi saggi di filosofia sulle neotecnologie ed è conosciuto soprattutto per il volume Estetica e cibernetica (Salerno 1994). In ambito universitario ha collaborato con i professori Mario Perniola, Francesco Piselli, Mario Costa e Francesco Nicolino. Militante di Artmedia è presente nei più significativi incontri internazionali sull’Estetica della comunicazione. Per le Edizioni Scientifiche Italiane ha pubblicato nel 2003 il testo Mito e rivoluzione poetica nel teatro d’avanguardia, La Signora Proteo.

Cod. ISBN: 8849513194 Pubblicato nel: novembre 2006 Numero Pagine: 320 Formato: 17×24 Prezzo: Euro 28,00

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