Potevamo noi
che siamo ossa in bilico
tenute in tale stato
da soffice e pensosa carne
sì da poter mirare
profondo d’orizzonte
dove dritte vie si fondono
potevamo non pagare noi
onore tanto grande
senza onere pesante
noi che scaviamo grotte
e delle cavate pietre
rotte con fatica e ingegno
innalziamo torri snelle
cupole bastioni e forti
posti ad ornare colli
e indurre a invidia monti
noi vertice di follia al mondo
abissi di pazienza e astuzia
di Damocle
sottostiamo a spada
la Terra dal profondo
ostinata ci ricorda il compito
lo fa con tremendo rombo
con aleatoria scossa
a pura coincidenza unita
stiamo su questa crosta
in transito verso altre oasi
forse più permanenti
macerie salme profughi
ne sono suoi testimoni
sisma acquattato al buio
insidioso come serpente
tu non sei mandante
neanche sei tu sicario
ma salomonico esecutore
sapremmo inocularci antidoto
scampare al tuo fatale morso
eppure ci distraiamo
incauti ammassiamo fango
fingendoci che sia marmo
scesa che sia la polvere
alzatosi su di lei il silenzio
piante le dovute lacrime
rialziamo le nostre vertebre
drizziamole come colonne
se noi erigiamo templi
può essere lo facciamo
per rispecchiarci in essi
ammirare luccichio d’eterno
filtrato da un divino lampo
altrimenti abiteremmo tane
di vesti non ci copriremmo
non avremmo soggiogato il ferro
non avremmo indagato il sangue
non dato nome ai campi
nemmeno c’interesserebbero
le angustie degli antenati
che pane mangeranno i posteri
se dal suolo veniamo scossi
è solo per ricordarci d’essere
viventi quanto mai speciali.
Marco Sclarandis
Una Kermesse di 20 artisti, che vivono a Bologna e sfilano uno al giorno nel piccolo ma elegantissimo H2O Art Space, spazio temporaneamente improprio. Alcuni sono già noti ma la maggior parte sono giovanissimi
Cosa li accomuna?…nulla!…tranne la voglia di uscire dall’isolamento a cui spesso questa città li costringe e il tentativo di mettere in moto pensieri nuovi e liberare energie creative insospettabili. Oppure…probabilmente visto l’imbarazzante impasse di presenzialismo, mediocrità e vuotezza che caratterizzano soprattutto nell’arte la nostra epoca, nostalgia di Bohème, voglia di questo stile di vita scomparso. Come da sempre nello stile di C-Voltaire.
Caro Tony, prima di tutto ti ringrazio ancora una volta per la bellissima dedica che hai scritto per Gino. È stata una rievocazione che ha commosso tutti coloro che lo ricordavano con affetto, soprattutto gli amici che gli sono stati vicini nel momento della sua malattia e della sua morte. Quando penso a tutti voi, ricordo gli anni della giovinezza trascorsi a Bologna, in modo particolare l’amicizia che c’era tra te e Gino. Una riflessione che faccio spesso riguarda ciò che tu hai realizzato nella tua vita, sei riuscito a fare quello che desideravi nella tua professione, sei un critico d’arte competente e intelligente. Leggo spesso le tue recensioni sull’arte contemporanea e sugli artisti di cui presenti le opere sul tuo sito. Per Gino sono appropriate le parole che il poeta francese Baudelaire ha scritto nella sua prefazione all’opera di Edgar Allan Poe:” In questi ultimi tempi, avanti ai nostri tribunali, fu condotto uno sventurato sulla cui fronte figurava un tatuaggio raro e singolare: NESSUNA FORTUNA! L’angelo cieco dell’espiazione si è impadronito di loro e li sferza col massimo vigore ad edificazione della gente. Invano la loro vita rivela talenti, virtù, grazia: la Società ha per essi uno speciale anatema e li accusa delle infermità che la stessa sua persecuzione ha dato loro. Esiste forse una Provvidenza diabolica che predispone la disgrazia sin dalla culla, che spinge premeditatamente delle creature spirituali ed angeliche in ambienti ostili, come i martiri nei circhi? Vi sono dunque delle anime consacrate, votate all’ara, condannate a marciare alla morte ed alla gloria attraverso le proprie rovine?” . Vorrei , se possibile anche con la tua collaborazione, riprendere quelle canzoni che tu avevi scritto e lui aveva cantato, renderle attuali e farle pubblicare. Spero di trovare un modo possibile.Spero di realizzare questo sogno soprattutto per non dimenticare. Non vorrei disturbarti con questa mia richiesta e spero di rivederti. Grazie ancora per come l’hai ricordato. Non ti chiedo niente della tua vita, perché mi ricordo ancora di come eri restio a parlare di te stesso. Ti abbraccio con affetto e aspetto un tua risposta. Giusy