gennaio 2015


“Archetyp’Art mondo” Helena Manzan

 

Biennale Internazionale D’Arte di Palermo 2015

Palazzo Sant’Elia

 

 

 

“CAPRICCIO ITALIANO”

Alessandro Sarti, Sergio Nardoni, Giovanni Maranghi,

Stefania Valentini, Elio De Luca, Giuseppe Ciccia in Cina

 

Finalmente e felicemente la millenaria civiltà cinese ed il plurisecolare Rinascimento Fiorentino ed italiano si incontrano concretamente in un progetto che ha felici propositi per l’avvenire. Da una nuova collaborazione favorita dall’Ambasciata Italiana in Cina, a Pechino, si inaugura il 18 gennaio 2015 una grande mostra dedicata a cinque maestri italiani contemporanei dal titolo “Capriccio Italiano”. Saranno presenti le autorità locali, l’Ambasciatore italiano a Pechino, Alberto Bradanini, il famoso regista, Zhang Ji Zhong, e la promotrice Yang Ji ru, la mostra avrà luogo nello splendido “Spazio Italia”, non lontano dalle millenarie glorie della città Imperiale, città Proibita, vicino a piazza Tienanmen. Gli artisti che faranno parte di questo primo evento saranno: Giuseppe Ciccia, con la sua arte informale dove i colori parlano in luogo delle figure, Elio de Luca, le cui singolarissime figure femminili compongono un universo di malinconia e di attesa molto suggestivi, Giovanni Maranghi, la cui pittura espressa in molteplici tecniche propone trasparenti metafore del mondo femminile odierno, Sergio Nardoni, impareggiabile pittore anche della gioventù italiana odierna, ed infine Stefania Valentini, apprezzatissima per le sue splendide “nature morte” di fiori e frutti vivaci.

Curatore di questa inedita e splendida mostra sarà Alessandro Sarti noto in Italia per saper coniugare gli impegni istituzionali con una grande sensibilità e competenza artistica.
In un momento in cui il pianeta modifica ed evolve le sue collocazioni economiche e culturali, questo incontro fra due civiltà diversamente antiche, ma egualmente esemplari, segna una vittoria di quell’abbraccio universale del quale è, e sarà protagonista la bellezza.

 

Per il V centenario dalla nascita

La Dimensione spirituale di Santa Teresa D’Avila

nelle opere di Francesco Guadagnuolo

Arriva alla storica Libreria Leoniana adiacente al Vaticano, per il V centenario dalla nascita di Santa Teresa D’Avila, la mostra personale di Francesco Guadagnuolo.

L’affermato artista siciliano, operante nella capitale da molti decenni, ha voluto celebrare l’evento con una grande mostra che sarà inaugurata sabato 24 gennaio 2015 alle ore 17,00 presso la Libreria Leoniana, di Via dei Corridori, 28, accanto al Braccio destro del colonnato berniniano e rimarrà aperta fino al 30 giugno 2015 (tutti i giorni feriali dalle ore 8,00 alle ore 18,30, tranne il giovedì: dalle ore 8,00 alle ore 13,00 e dalle 15,00 alle ore 18,30).

Le opere su “Santa Teresa D’Avila” del Maestro Guadagnuolo raggruppano un ampio arco della vita della Santa, la conversione, la mistica, l’estasi. É stata appositamente voluta anche per ricordare l’opera, l’eredità, la dottrina e il pensiero della fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. É da qui che si sviluppa il progetto-mostra che ha tipologia itinerante in Italia, Spagna, Francia ed in altre Nazioni. Si inserisce nei territori in cui visse la Santa con la sua immagine spirituale, creata da Guadagnuolo, nella nuova veste iconografica capace di dialogare con l’arte del nostro tempo.

Percorso Mostra

Santa Teresa scappò da casa a vent’anni col fratello Rodrigo, poiché immaginando gli avvenimenti dei martiri, ambedue auspicavano di morire in nome della fede. Soffrì un tormentato cammino intimo che la portò a quella che chiarì la sua “conversione” (a trentanove anni).

La sua opera più celebre è “Il castello interiore” alla ricerca di Dio attraverso sette esclusivi cammini di elevazione. Alla conclusione del cammino del Castello interiore, nell’ultima “stanza” Teresa esprime suddetta interezza, nel legame con Cristo tramite il mistero della sua umanità. Ella si avvia al mistero di Dio e stabilisce il rapporto con lui ed avverte di poter essere di sostegno agli altri, data la sua esperienza. Per alcune opere l’Artista si è ispirato quanto detto da Papa Benedetto XVI Udienza Generale (Aula Paolo VI Mercoledì, 2 febbraio 2011).

La Mostra quindi, per il suo particolare carattere, si presenta come un evento mondiale, con diversi codici di lettura, che permette di osservare Santa Teresa D’Avila attraverso l’espressione artistica del Maestro Guadagnuolo che porta avanti da molti anni la sua esperienza di ricerca all’interno dell’arte sacra contemporanea e al suo richiamo storico.

«L’opera artistica di Francesco Guadagnuolo –scrive il critico Antonio Picariello– è un’aggiunta sacrale e visiva alla dimensione spirituale di una santa. Una realtà aumentata dal senso teologico che incontrando l’interpretazione segnica contemporanea assume i caratteri del rinvio verso altri campi percettivi dotati di forza linguistica e di armonia visiva. Francesco Guadagnuolo raggiunto la connotazione del proprio linguaggio anche attraverso la sostanza del movimento Transrealista (definito dall’’esperienza critica di Antonio Gasbarrini) movimento, è bene dirlo, escatologico a tutta la filiera delle avanguardie del secolo scorso, promuove coraggiosamente la corpuscolare visione iconologica attivando la dimensione sensibile del proprio spirito linguistico con l’immedesimazione della passione della vita della santa immettendo così nell’icona pittorica la stessa luce simbolica veicolata dalla trascendenza della santa. Si tratta allora di considerare l’opera di Guadagnuolo come opera sacrale in quanto veicolo di una dimensione emanante capace di far avvertire nello spettatore lo stesso fremito spirituale appartenuto al contesto storico di Santa Teresa d’Avila».

Afferma inoltre il critico di Franco Campegiani: «Alcuni critici (Antonio Gasbarrini in particolare), esaminando la sua poetica, hanno adottato il termine Transrealismo, con allusione ad una visionarietà non evasiva ed onirica, ma di taglio radiografico sulla complessità e frammentarietà del vivente. L’artista siciliano confluisce, infatti, con timbri e peculiarità singolarissime nelle atmosfere del realismo contemporaneo, partecipando alla crisi e all’angoscia dei nostri tempi senza naufragare nel Nulla, ma lasciandosi attraversare da un’interna corrente salvifica, arcana».

 

“La Giovinezza” è l’inizio del suo percorso come una summa del cammino mistico della Santa.

 

 

“L’orazione di quiete”: la condizione principale è quella di pace con se stessa. La preghiera è vita e si estende di pari passo con lo sviluppo della vita cristiana: inizia con la preghiera vocale, procede per l’interiorizzazione tramite la meditazione e il raccoglimento, fino ad arrivare all’unione d’amore con Cristo e con la Santissima Trinità.

“La grave malattia”: Dice Teresa «Gli svenimenti aumentarono e mi si aggiunse un mal di cuore così violento che tutti coloro che mi sostenevano ne rimanevano spaventati…», le cure iniziarono subito nella casa paterna dove si trasferì per un periodo, ma i disturbi non si attenuarono. La monaca, stremata dai dolori, sembrava essere morta, rinvenne, svilita da atroci sofferenze, fece ritorno al Monastero e si stabilì all’infermeria, non essendo ancora in grado di riprendere la vita monacale. Trascorsero all’incirca tre anni perché il suo stato di salute migliorasse. Tanti furono gli sforzi per spiegare questa terribile malattia.

 

“L’umiltà di Santa Teresa”: Per la Santa l’umiltà era considerata come amore alla verità.

 

“L’orazione di unione”: un altro tema caro alla Santa è l’unione tra il Signore e la creatura, fino a sperimentare la verità delle parole di Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (GaI 2,20). Per Teresa il mistero della passione è costantemente scopo dell’intima preghiera.

“La Meditazione”: o orazione di raccoglimento. Si tratta del “ritiro” dell’anima, la Santa rileva quanto è necessaria la preghiera. Pregare, dice, «significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama».

 

 

“L’Orazione mentale”: per la Santa l’orazione mentale non è solo un grado di preghiera, ma un’espressione intima: quello del legame privato con Dio. Per Teresa l’orazione vocale è quella dei «semplici fedeli» e l’orazione mentale o contemplativa è per «coloro ai quali è data una grazia particolare». Per Teresa l’orazione mentale eleva veramente la suddetta «preghiera», allo stesso tempo essa racchiude i principi della più alta contemplazione.

 

 

“L’Estasi di Santa Teresa”: Da tutte queste esperienze si completa l’unione, di cui l’estasi non può che essere il compimento, perché vissuta da Teresa in maniera sovra-naturale. Ella si sente in sintonia specialmente con la sposa del Cantico dei Cantici e con l’apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico, modello assoluto di “sposalizio spirituale” con Dio.

 

“L’albero fiorito” Mentre la loro Madre moriva, le suore dei vari monasteri raccontarono i miracoli che accaddero dappertutto. Le Suore di Alba di Tormes raccontarono che c’era un alberello rinsecchito davanti alla finestra della cella in cui Teresa moriva: non aveva mai dato né fiori né frutti, dopo quella notte, all’alba, l’alberello era tutto coperto di fiori.

“La luce della morte” Con queste parole la Santa accoglie Gesù: «O Signore mio, e mio Sposo, è giunta l’ora che ho tanto desiderato. È tempo ormai che ci vediamo. È tempo che io venga, è l’ora giunta… ».  Teresa aveva amato Gesù come uno Sposo e ancora di più Gesù aveva amato Teresa.

Conclusione: Nella nostra società, spesso povera di valori spirituali, Santa Teresa ci educa ad essere testimoni costanti di Dio. L’esempio di questa Santa, intimamente meditativa e laboriosa, incoraggia anche noi a quest’apertura verso Dio, per scoprire la vera vita; perché concretamente tanti di noi dovrebbero dire: “non vivo realmente, perché non vivo l’essenza della mia vita”.