il teatro è c oscienza sociale attiva. Lo spettacolo che Nicola Macolino presenta nella casa Circondariale e di reclusione di Larino rientrerà sicuramente nelle catalogazioni della storia del teatro. Questa operazione ha qualcosa di potente e di coraggioso  e connota Nicola Macolino come uno dei migliori registi nazionali sulla scana contemporanea. Scriverò in seguito per il momento consiglio di seguire il processo e il luogo con cui lo spettacolo DIE HAMLETMASCHINE viene realizzato. Antonio Picariello

ARTISTI IN MOSTRA: ANNALÙ, Matthias BRANDES, Massimo CACCIA, Daniele CESTARI, Ottorino DE LUCCHI, Ilaria DEL MONTE, Marica FASOLI, Claudia GIRAUDO, Federico INFANTE, Matteo MASSAGRANDE, Nicola NANNINI, Alex PINNA, Paolo QUARESIMA, Tomàs MARTÍNEZ SUÑOL.

La felice formula della rassegna “<20 15×15/20×20 | Collezione PUNTO SULL’ARTE” è giunta quest’anno alla Terza Edizione e vede raccolti 14 Artisti con molteplici esperienze nazionali e internazionali. L’inaugurazione della mostra si terrà giovedì 9 giugno dalle 18 alle 21 presso laGalleria PUNTO SULL’ARTE a Varese.
Gli Artisti hanno ricevuto dalla galleria tele e tavole quadrate, delle misure di 15×15 cm e 20×20 cm, su cui potersi esprimere liberamente senza temi predefiniti e senza vincoli di tecnica. Ognuno di loro si è espresso con la propria poetica, utilizzando tecniche che vanno dalla pittura ad olio e ad acrilico a quella con smalti, dal watercolor drybrush all’utilizzo della resina, ognuno attraverso il proprio linguaggio e il proprio stile.
Il risultato finale è rappresentato anche quest’anno in una grande mostra collettiva, con cui la Galleria PUNTO SULL’ARTE conclude la stagione espositiva annuale; una collezione costituita da opere uniche fortemente personali, inedite, realizzate in edizione limitata e sul medesimo supporto e tutte pubblicate in catalogo.

INAUGURAZIONE
GIOVEDÌ 9 GIUGNO H: 18-21

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando è arrivata la notizia della morte di Muhammad Alì sono stato assalito da una strana sensazione di commozione e nostalgia che mi ha invaso il cervello, pensando agli anni della mia adolescenza, avendo seguito le vicende del grande pugilato.Ho creato quest’opera: “Le luci sul ring non si spegneranno per Muhammad Alì” così la commozione collettiva ricorderà il grande pugile di tutti i tempi, gli appassionati d’arte e di sport potranno vedere come l’arte è partecipe a questo lutto che invade il mondo.

 

 

 

La cultura artistica rende omaggio a Guadagnuolo, che compie il 30 maggio 60 anni con una carriera costellata da affermazioni che con le sue opere è giunto a un dinamico incontro con l’arte europea e d’oltreoceano.

In occasione della celebrazione della giornata della Dante, presentiamo alcuni stralci del saggio del Presidente della Dante di Caltanissetta Marisa Sedita Migliore: “Caltanissetta, città natale di Francesco Guadagnuolo”

«Con Rosario Assunto parlavamo spesso di Francesco Guadagnuolo, pittore, scultore e incisore nisseno che si stava imponendo sulla ribalta internazionale, pur mantenendo l’innata modestia. Oggi l’Artista nisseno è considerato l’interprete del nuovo realismo italiano del dopo Guttuso, l’unico esponente del transrealismo in Italia (Gasbarrini), uno dei maggiori autori del rinnovamento dell’iconografia dell’arte sacra. Lo conoscevo da quando era ancora studente e la madre mi mostrava i suoi lavori. Nel 1987, in occasione dell’Anno Mariano, avevamo presentato in anteprima nazionale nell’aula consiliare del Comune di Caltanissetta la sua mostra di dipinti e disegni “La Vita di Maria”, che ripercorre le tappe della vita della Madre Celeste dall’Annunciazione all’Incoronazione, ispirandosi all’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II. Rosario Assunto mi mandò il saggio che insieme a quello di Leo Magnino pubblicammo nel catalogo della mostra. Fu quello l’inizio di una proficua collaborazione culturale con l’illustre filosofo nisseno, destinata a durare nel tempo, sino alla fine e oltre, mi si consenta, se grazie a Lui e ai suoi scritti illuminanti continuiamo a scoprire vie inedite del sapere e ad indicarle agli altri. Rivedo quell’anno quasi in retrospettiva fotografica.

7 giugno 1987 Domenica di Pentecoste – Santuario della Madonna del Divino Amore: Giovanni Paolo II inaugura l’Anno Mariano. Per l’occasione viene presentata la mostra di dipinti e disegni di Francesco Guadagnuolo “La Vita di Maria” ispirata all’enciclica Redemptoris Mater. Incontrando il Sommo Pontefice, l’Artista nisseno gli rende omaggio con il suo dipinto La Natività raffigurante la Madonna col Bambino. La mostra, itinerante fino alla chiusura dell’Anno Mariano, è stata presentata in Musei Comunali, Musei Diocesani, Chiese ed Istituti di cultura di diverse città italiane e straniere riscuotendo dappertutto unanimi consensi di pubblico e di critica. Eravamo orgogliosi di questo. In anteprima nazionale l’avevamo presentato noi a Caltanissetta nell’aula consiliare del Comune in occasione dell’incontro tra la Dante Alighieri di Caltanissetta presieduta da me e la Dante Alighieri di Vienna presieduta dal dott. Kurt Gustav Bayer alla presenza del Sindaco prof. Massimo Taglialavore, del Vescovo Mons. Alfredo Maria Garsia e di un folto pubblico. Per l’occasione, grazie al contributo dell’A.P.T. di Caltanissetta avevamo pubblicato anche il catalogo della mostra con i citati saggi critici di Rosario Assunto e Leo Magnino e le note biografiche dell’Autore. Il nostro catalogo aveva veramente accompagnato la mostra all’inaugurazione dell’Anno Mariano e sarebbe stato presente dappertutto. […]

La Dante Alighieri aveva già valorizzato l’opera di Guadagnuolo nel 1983 organizzandogli a Roma nella sede centrale di Palazzo Firenze la presentazione della cartella di acqueforti ispirate alle quattro commedie di Vittorio Alfieri “L’Uno”, “I Pochi”, “I Troppi”, “L’Antidoto” con gli interventi di Giovanni Fallani, Mario Scotti e Salvatore Valitutti. La cartella fa riflettere sui danni arrecati dalle degenerazioni delle varie forme di governo già ampiamente analizzate nel mondo latino: la tirannide, degenerazione della monarchia, l’oligarchia degenerazione dell’aristocrazia, la demagogia degenerazione della democrazia. Guadagnuolo, che vive con impegno e analizza attentamente la vita del suo tempo, denuncia la sofferenza degli oppressi e suggerisce soluzioni all’interno dell’animo umano.

La Dante Alighieri di Vienna, sempre con il dott. Kurt Gustav Bayer, nel 1984 aveva organizzato la personale “Il volto di poeti italiani da Dante a Quasimodo” presso l’Osterreichisches Tabakmuseum presentata da Giovanni Fallani, il quale faceva rilevare che seguendo la strada del filone letterario già iniziata con la realizzazione delle cartelle di acqueforti ispirate a “La Bottega dell’Orefice” di Papa Woityla, al “Processo” di Kafka e alle commedie di Vittorio Alfieri, l’artista tentava ora la via dell’interpretazione dei poeti italiani attraverso lo studio e l’analisi del volto. “Si tratta – scrive – di una serie di ritratti dei massimi esponenti della poesia italiana da Dante a Quasimodo, che si rivolge questa volta principalmente ad un pubblico straniero. L’interesse costante di Guadagnuolo è sempre stato la ritrattistica affrontata dal punto di vista dell’immediatezza dell’espressione e della spontaneità nell’esecuzione. In questi ritratti la via del pittore è quella della comunicazione della vita interiore e degli stati d’animo del soggetto rappresentato. Ne esce fuori il dono della chiarezza e la forza del pathos, esclusivamente attraverso la vitalità espressiva dei volti, indipendentemente da ogni configurazione d’ambiente. La nuova fatica di Guadagnuolo si rivolge alla sensibilità germanica per la poesia e contribuisce alla comprensione del travaglio interiore che animò i maggiori spiriti italiani ed europei”.

Grande il successo a Vienna, il Presidente del comitato dott. Kurt Gustav Bayer, volendo proseguire la collaborazione con l’artista, così si esprimeva: “Sono affascinato dalla sua arte e dalla potenza d’espressione ed è per me onore poterla far conoscere ad un pubblico sempre maggiore…”(Vienna, 24 ottobre 1984) e il Segretario Generale della Dante dott. Giuseppe Cota: “…Ho apprezzato e molto i documenti in fotocopia da lei lasciatimi, documenti che mettono in evidenza la sua arte e il suo impegno per la diffusione della cultura italiana. Mi auguro che il rapporto con la nostra Società possa estendersi sempre più convinto, qual sono, della necessità degli incontri diretti con gli artisti…”(Roma 10 aprile 1985). L’artista ha dato seguito alla collezione di ritratti dedicandoli anche a “I Volti degli Storici dell’Arte” editi in varie pubblicazioni. Per il dott. Bayer l’incontro di Caltanissetta è stata la naturale significativa prosecuzione dei rapporti e il dott. Cota non nascondeva il suo entusiasmo.

E delle sei acqueforti realizzate da Guadagnuolo nel 1979 per illustrare “La Bottega dell’Orefice” si è tornato a parlare a Caltanissetta nel 1996 con il saggio critico di Rosario Assunto Per un’ipotesi di lettura “Al Quadrato” pubblicato nel 1980, che dava l’avvio ad una delle intuizioni filosofiche più significative dell’era contemporanea: il pensiero poetante. L’opera era stata scritta nel 1960 da Karol Wojtyla sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien con l’intento di dimostrare che l’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore. Testo di profondo contenuto morale, esso riguardava le tematiche familiari, degli sposi, dei genitori e dei figli, ma non soltanto. “Creare qualcosa che rispecchi l’Essere e l’Amore assoluto è forse la cosa più straordinaria che esista” – afferma Adamo nella conclusione, rivendicando con speranza quella dimensione del “per sempre” che l’amore porta con sé, anche quando le vicende della vita sembrano contraddirlo. É proprio questo orizzonte assoluto che si respira lungo tutta la storia come una ricerca e un desiderio; il desiderio di un “Amore, al di là di ogni altro amore che ci riempie la vita”: l’orizzonte di Dio.

Karol Wojtyla era salito al soglio pontificio il 16 ottobre 1978; un anno dopo, nel 1979, “La Bottega dell’Orefice” fu illustrata da Francesco Guadagnuolo su sollecitazione dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Fallani, Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia. Guadagnuolo nelle sue acqueforti, come afferma Mons. Sante Montanaro, già Segretario della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra, dimostrò una notevole capacità di interpretazione espressa con un tratto ad un tempo incisivo e delicato. Per il giovane pittore siciliano si trattò di un sicuro successo che lo fece entrare negli ambiti spazi della cultura romana. Fu l’inizio della sua grande avventura d’arte per cui oggi è considerato uno dei più qualificati e prolifici pittori innovatori dell’arte sacra contemporanea. […]

E sarà proprio Mons. Fallani insieme a Rosario Assunto e a Nicola Ciarletta a presentare a Roma alla Libreria ‘Remo Croce’ la cartella delle sei acqueforti.  […]

Una riduzione teatrale con la regia dello stesso Guadagnuolo sarà realizzata al Cinema Teatro Trieste, oggi “Bauffremont” a Caltanissetta in anteprima nazionale nel 1980, nel quadro delle manifestazioni del settembre nisseno organizzate dall’Ente Provinciale per il Turismo. […]

Tutti positivi i commenti successivi che filosofi, storici e critici d’arte come Ferruccio Ulivi, Pasquale Rotondi, Ennio Francia, Pietro Amato, Vittorio Stella, Mario Scotti, Vito Riviello, Franco Simongini, Sandra Orienti, riservarono alle sei acqueforti. Per tale lavoro all’Autore è stato conferito a Roma, in Campidoglio nella Sala della Protomoteca, il premio ‘Personalità Europea’ destinato a personalità che si sono distinte nel mondo artistico, culturale e scientifico.

Mons. Ennio Francia, altra alta autorità culturale vaticana lo invita a far parte del “Comitato Romano Messa degli Artisti”, promuovendo e presentando a Roma alla Libreria Remo Croce la sua cartella di acqueforti “Humanitas- una riflessione sulla condizione umana” realizzata dopo le due encicliche Redemptor hominis e Dives in Misericordia di Giovanni Paolo II. Il tempo passa e tutto cancella; l’arte ha un suo “tempo che è portavoce di continuità tra passato e presente, proiettando nel futuro una traccia profonda, attraverso la quale si esprimono e si perpetuano i valori positivi e le verità poste nell’intimo di ogni uomo”. Quanto mai attuale ora che Papa Francesco ha posto al centro del suo Giubileo la “Misericordia” e Guadagnuolo ne sta seguendo con attenzione tutte le fasi.

Durante il convegno nazionale di studi tema “Il Giardino: mito estetico di Rosario Assunto”, organizzato dalla Dante Alighieri in collaborazione con il Liceo Classico e Linguistico “R. Settimo” di Caltanissetta, dal 18 al 20 gennaio 1996, a due anni dalla morte dell’illustre filosofo nisseno, carissimo amico e conterraneo che dell’opera di Guadagnuolo si era in più occasioni occupato, si torna a parlare dunque de “La Bottega dell’Orefice” e Guadagnuolo viene invitato ad aprire il convegno con una parte della mostra “I luoghi del tempo” con commento di Rosario Assunto presentata dal critico d’arte Antonio Gasbarrini. Per l’occasione, vengono esposti a destra e a sinistra del palcoscenico dell’aula magna i ritratti di Rosario Assunto e Luca Pignato realizzati da Guadagnuolo insieme a quelli di altri uomini illustri di Caltanissetta nel 1978. Nella stessa serata viene presentato in anteprima nazionale il trimestrale serigrafico di arte poesia “Ut pictura poesis/ Ut poesis pictura”, che rappresenta una delle più alte operazioni culturali del Novecento artistico e letterario europeo “Vedrà – afferma Antonio Gasbarrini, che lo dirige – nell’arco dei prossimi cinque anni l’uscita di 18 cartelle contenenti le serigrafie delle opere realizzate da Francesco Guadagnuolo con l’apporto concertante delle poesie autografe dei più noti poeti italiani. A questo proposito – rileva ancora Rosario Assunto: “Francesco Guadagnuolo sviluppa i rapporti tra arti visive e letteratura attraverso l’armonia tra segno e parola. Il legame tra pittura e poesia è costruito proprio sulla grafia degli autori dei componimenti presentati nei dipinti. Tra i tanti poeti che hanno partecipato cito: Giovanni Raboni, Franco Fortini, Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Elio Pagliarani, Franco Loi, Andrea Zanzotto, Guido Ballo, Piero Bigongiari, Alessandro Parronchi. Le poesie autografe acquistano valore grafico diventando costituenti delle tavole pittoriche in connessione al supporto scrittorio”. Ricordo l’opera con la poesia di Mario Luzi. – É ancora Gasbarrini che parla – Il mio pensiero va a chi, per tutta una vita, ci ha insegnato con ostinazione, molta ostinazione, che: “a fondamento di ogni apologizzazione della poesia sta invece, senza riserve: “In principio era il Logos”. E Logos vuol dire insieme pensiero e parola. Vuol dire: poesia pensante nella parola, pensiero poetante come parola».

Un’altra occasione di ritorno a Caltanissetta per l’artista che, nonostante operi tra Roma, Parigi e New York, alla sua città natale era ed è sempre particolarmente legato. Natovi nel 1956, si è trasferito a Roma all’età di vent’anni ed ha concentrato nei suoi studi romani tutta la sua attività, ma nella sua casa continua a venire una o due volte all’anno. Qui vivevano i suoi genitori, che tanto lo hanno incoraggiato ad intraprendere la sua attività di cui erano orgogliosi, qui continua a vivere sua madre, quella donna colta con la passione per l’arte, la letteratura e la musica, che non perdeva mai occasione per valorizzare e fare valorizzare le opere del figlio. Qui ha compiuto gli studi dalle elementari alle medie (El. “San Giusto”, media “G. Verga”), all’Istituto Statale d’Arte ‘Filippo Juvara di San Cataldo (Caltanissetta) le superiori. Pensava di restare in Sicilia e per questo si era iscritto alla Facoltà di Architettura di Palermo, ma dopo attente considerazioni discusse in famiglia, ha optato per l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove, diventato allievo di Alberto Ziveri e di Franco Gentilini e, per l’incisione, di Arnoldo Ciarrocchi ha conseguito il  diploma con il massimo dei voti.

Tutte legate a Caltanissetta e alla Sicilia sono le opere che vanno dal 1970 al 1978; legami profondi con l’Isola e con le tematiche trattate in questo primo periodo mantengono anche molte delle opere successive.     Ricordo che suo padre, geometra affermato, mi mostrava i dipinti che il figlio aveva realizzato seguendolo nei vari sopralluoghi: Ponte Capodarso visto dal fiume Salso (splendido allora prima della costruzione dell’autostrada), nature morte, la Chiesa di San Sebastiano, la Cattedrale, figure di prelati… Interessante a questo proposito è il saggio di Renato Civello “L’inizio di un itinerario artistico”, in cui, tra l’altro, l’Autore ricorda: “L’ispirazione e il gusto per l’arte furono individuati, durante la frequenza della scuola media Statale “Giovanni Verga” di Caltanissetta, dall’insegnante di Educazione Artistica Letizia Mantia, che ebbe a scrivere: «Ebbi la grande fortuna di avere, in una delle mie classi, l’alunno Francesco Guadagnuolo. Sin dal primo giorno di scuola notai il suo talento e la sua sensibilità artistica. Il suo primo lavoro, appena undicenne, fu un Cristo in Croce, dove si coglie il dramma, la sofferenza, il dolore e dove l’armonia dei colori completa la delicata opera. La sua produzione fu sempre ricca di forza e molta espressività. Anche il Preside e tutti gli altri della stessa scuola eravamo orgogliosi, di avere, tra gli alunni, un piccolo genio quale Francesco Guadagnuolo… L’arte di questo ragazzo, anche giovanissimo, toccava il più profondo dell’anima…». Così Guadagnuolo scoprì il suo profondo interesse per la pittura già all’età di undici anni, quando si accorse che disegnare e dipingere erano gli strumenti più adatti a descrivere le sue idee”.

Ne abbiamo parlato con lui: ci ha confermato che il giudizio della sua insegnante è stato fondamentale per la sua scelta di vita. Questi i temi allora affrontati: pescatori, porti, donne anziane, paesaggi siciliani, case di campagna. Le vie di comunicazione di allora non erano quelle di oggi: non c’erano autostrade, non c’erano superstrade. Per una gita a mare il massimo che ci si poteva consentire era San Leone o Porto Empedocle e questo dipinge il giovane artista.

Frequenta la Galleria d’Arte Vito Cavallotto (splendida realizzazione che il giovane libraio editore, prematuramente scomparso, regalò alla sua città in quegli anni in cui l’entusiasmo di pochi e la volontà di tanti trasformarono Caltanissetta in uno dei centri culturali più importanti dell’Isola), la libreria editrice Salvatore Sciascia, punto di riferimento di studiosi provenienti da tutta Italia, in cui incontrerà lo scrittore Nino Di Maria autore del romanzo Cuori negli abissi, da cui era stato tratto il famoso film “Il cammino della speranza” diretto da Pietro Germi che tanto scalpore aveva destato a livello nazionale, ma che era riuscito a vincere l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Il libro era stato pubblicato dall’editore M. Gastaldi di Milano, ma stampato dalla tipografia Lussografica di Caltanissetta. Oltre che per il tema dell’emigrazione descritta in modo profondamente realistico (ritenuto offensivo per l’immagine dell’Italia, raffigurata come un paese di poveri migranti, dal comitato tecnico ministeriale che in un primo momento negò le agevolazioni fiscali previste per la cinematografia nazionale) il film è noto per aver diffuso per la prima volta la canzone “Vitti ‘na crozza” musicata dal maestro Franco Li Causi, che aveva ascoltato il testo letto dall’anziano minatore Giuseppe Cibardo Bisaccia. Il film aveva generato emozioni così profonde nel giovane Guadagnuolo appena quindicenne da indurlo a creare il grande altorilievo in gesso bronzato 200x160x30cm. “Emigranti siciliani” su cui Di Maria scriverà: ‹‹Non posso fare a meno di ringraziare l’artista per avermi sorpreso e commosso con una scultura di grande valore plastico, un bellissimo altorilievo che rappresenta una scena fra le più commoventi del film, che mi ha dato la gioia di rivedere immagini care››.

Era il 1972, nel 1971 aveva partecipato, in concorso, ad una Rassegna d’arte nissena con l’olio su tela premiato “Via Redentore all’alba” in cui si intravede la sua casa natale. In quest’opera – scrive Civello – “è trasfusa tanta poesia e tanta malinconia, con modulate cadenze cromatiche che fanno pensare ad Utrillo e al primo Van Gogh.”

É affascinato in questo primo periodo dalle opere di Umberto Boccioni, di Picasso, di Braque. Ma, leggendo Stendhal, si convince che è indispensabile sentire quel che si rappresenta, convinzione cui si atterrà sempre in tutta la sua produzione successiva e che sarà rilevata da Mons. Fallani quale elemento distintivo essenziale della sua arte. La sua opera si arricchisce allora di una figurazione estetica che diventa lo specchio della realtà rappresentata: la campagna centromeridionale con i suoi colori forti e smaglianti in cui vivono e faticano i contadini dai volti scavati dalla fatica e dalla pelle incartapecorita e il mondo delle fabbriche in cui gli operai sembrano isolati e strappati dal loro naturale interland. Sono evidenti gli influssi del verismo siciliano, è presente la lezione verghiana: gente umile che combatte ogni giorno la sua battaglia per vivere, pescatori, contadini, figure emaciate per il continuo lavoro nei campi, volti bruciati dal sole: senza pietà. Era questa allora la vita del contadino siciliano, cui faceva contrasto, nella fabbrica quella dell’operaio, che ha fatto una scelta esistenziale e paga con la solitudine il cambio cui si è sottoposto: dalla campagna all’aperto ad un ambiente chiuso che lo preserva e lo cautela, ma nel contempo lo isola. E, accanto a questo, il folklore la gioia della danza in movenze ritmiche ben cadenzate. I risvolti etici di queste realtà sono riconducibili certamente a Pavese, Levi, Vittorini. Un posto a parte hanno le miniere con le tragedie che finiscono per caratterizzarle: uomini e bambini senza nome che bruciano la loro esistenza per un tozzo di pane. E’ qui presente la lezione di Kronin, ma anche di Rosso di San Secondo. Queste le opere risalenti agli anni 1970/72, che rispecchiano i temi forti e tragici trattati (compreso il naufragio della nave Heleanna affondata) accanto a ritratti familiari e a scene di vita domestica. In questo periodo, Guadagnuolo ama ritrarre accanto alla tragedia la serenità della vita familiare: popolani, la nonna che amabilmente cuce, i parenti che giocano a carte durante le feste natalizie: “Donna che cuce, Riposo dei cacciatori nelle campagne siciliane, Ritorno del pescatore, Povertà, Disastro in miniera. A questi anni risale anche l’olio “Burocrazia”, sentito omaggio a Renato Guttuso dopo la visita della sua antologica a Palazzo dei Normanni di Palermo. Sono presenti in nuce sin dalle prime opere quelle che saranno le tematiche trattate nella maturità: il Cristo in croce, i prelati, i volti specchio dell’anima in cui si riflettono pensieri, sentimenti, modi di essere. E’ evidente l’attenzione per la ritrattistica, che costituirà parte importante della sua produzione successiva.

Importante l’incontro del giovane quindicenne, recatosi a Roma per la prima volta nel 1971, con il pittore poeta Sebastiano Carta alla Galleria ‘Battaggia’ all’Eliseo. Grazie a lui conoscerà altri artisti e si introdurrà più facilmente negli ambienti romani. Dell’incontro con lo scrittore Nino Di Maria originario di Sommatino (prov. Caltanissetta) nel 1972 abbiamo già parlato, ma proprio da quell’incontro nascono in lui nuovi interessi. Sente di dovere conoscere e narrare le vicende amare della sua terra: l’emigrazione, il dramma delle miniere, la strage di Portella della Ginestra, la mafia che uccide. Dalla cronaca alla storia il passo è breve e le opere-denuncia sono riferibili all’attività letteraria di Moravia, Pasolini, Sciascia, Calvino. Nasce in lui il desiderio di affiancare l’arte alla letteratura e di questo discute molto con la madre, ma anche con gli artisti, i letterati, i poeti, gli uomini di cultura che ha modo di conoscere. Al poeta futurista Giacomo Giardina dedica un ritratto con i suoi versi autografi. Nel contempo, Nunzio Sciavarrello, famoso pittore e incisore originario di Bronte, realizza interessanti incisioni affiancate a poesie che espone alla Galleria d’Arte Cavallotto per documentare nuove frontiere per la cultura artistico – letteraria. Erano anni in cui si discuteva e si lavorava insieme, io mi dedicavo al giornalismo oltre che alla scuola ed ero convinta che, insieme al gruppo che condivideva le nostre idee di progresso e di rinnovamento sociale, saremmo riusciti a dare un volto nuovo a questa nostra terra. Con lui parlavamo, allora come ora, ma con spirito diverso, di nuove realtà e seguivo attentamente tutti i suoi progressi, le sue affermazioni. Comincia a scolpire il legno: maternità, figure di contadini, nudi, comizi. Per la società telefonica SIP realizza un’opera pittorica “Telecomunicazioni in Sicilia” che viene collocata nel ‘Punto Sip Telecomunicazioni’ di Caltanissetta. Intanto continua a leggere, a studiare e a trarre spunti dai grandi: Mantegna, Leonardo, Michelangelo, Antonello da Messina, Caravaggio, Tiziano, El Greco, Goya, Canova, Seurat; e poi Van Gogh, Cézanne, Courbé, Mafai, Scipione, Kokoschka, Picasso, Boccioni. Sicuramente più mature le opere del ’74, che partono da Caltanissetta e spaziano in un altrove in cui l’artista si fa portavoce di “nuovi approdi di salvezza legati all’impegno civile”. I famosi gruppi sacri dei Biancardi di fine Ottocento portati in processione durante la Settimana Santa gli ispirano le opere pittoriche corrispondenti con il messaggio ancora una volta della sofferenza di Cristo per la salvezza dell’umanità. I colori e l’espressione dei volti documentano il contrasto umano-divino con intensità non comune. Non a caso ha studiato i rapaci che gli serviranno per le mostre di

Palermo, e approfondito tematiche legate alla psiche umana. E’ questo il periodo in cui si dedica maggiormente alla ritrattistica, viaggia per l’Italia, fa nuovi incontri, amplia i suoi interessi culturali. Espone in diverse città siciliane, comprese le Gallerie d’Arte Cavallotto e Il Grifone di Caltanissetta e “La Persiana” di Palermo dove partecipa ad una collettiva d’alto livello con Carlo Levi, Bruno Caruso, Tony Zancanaro ed altri autorevoli artisti.  Sempre a Palermo, in occasione dell’inaugurazione di un’antologica di Giorgio de Chirico alla Galleria ‘La Tavolozza’ incontra il pictor optimus e la moglie Isabella Far, Renato Guttuso e Corrado Cagli. Importante in questo periodo l’incontro della sua sicilianità verghiana con i murales messicani e soprattutto con Siqueiros. Di qui il ciclo “Omaggio a Siqueiros” in uno dei cui dipinti è inserita una poesia di Pablo Neruda. Ma “ il suo realismo – come ben osserva Civello- non è mai disgiunto da una sorta di mistica contemplatività.” Torna a Verga e questa volta a “I Malavoglia” e, ad esaltare l’importanza degli umili nella storia, pone al centro dell’olio “ Verga e le sue novelle” la figura di Nedda. Interessante la critica sull’opera di Enzo Leopardi, poeta e critico del ragusano: «…Guadagnuolo punta su un deciso tono figurativo, ma che non esclude, per certi elementi, in contrappunto con la figura, vaghi riferimenti all’arte astratta. E sono i tagli, le linee di fondo a nobilitare il dettato pittorico, con le loro severe architetture condotte con un colore denso ma sfumato…».  Non a caso, soprattutto dopo Siqueiros, viene invitato alla Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea organizzata dalla ‘Modern Art’ alla Galleria dei Portici a Palermo insieme a grandi artisti quali: Siqueiros, Dalì, Guttuso, Migneco, Levi, Maccari, Treccani, Manzù, Omiccioli, Vacchi, Lilloni, Brindisi, Vespignani, Zancanaro, suscitando stupore per la sua giovane età e l’interesse della critica palermitana per una pittura già così robusta. Franco Grasso scriveva sul Giornale “L’Ora” del 30/04/’75: «…Francesco Guadagnuolo, un giovanissimo nisseno che dimostra indubbie qualità di colore e di composizione… », e Sebastiano Lanteri sull’“Avvisatore” del 7/05/’75: «…Nelle tele di Guadagnuolo la felicità degli accordi cromatici in un contesto figurativo di una certa modernità è indice di sicura promessa…».

Grazie al patrocinio di varie Aziende Provinciali per il Turismo allestisce personali in alberghi di prima categoria in varie città. A Caltanissetta torna sul tema della Crocifissione e questa volta con un profondo studio anatomico nella tela quadrata di cm.220×220 “Il Cristo dell’Umanità”, che espone nel 1976 al Grand Hotel Concordia “Villa Mazzone” (Caltanissetta). In Cristo, visto quale simbolo del dolore universale si incarna tutta l’umanità, di cui diventa la più alta e la più vera rappresentazione.  Nel 1976, a soli 20 anni, viene inserito nel volume Artisti contemporanei di Sicilia (Edizioni d’arte ‘La Tela’, Palermo) con l’introduzione di Beppe Di Bella e con la presentazione di Francesco Carbone.

Altra componente essenziale della sua formazione culturale su cui si sono soffermati diversi critici è il binomio Arte-Musica, che negli anni svilupperà con risultati sorprendenti. Il bisnonno era il famoso musicista-compositore Luigi Cornia. Ne parla con il tenore Giuseppe Pastorello, Presidente dell’Associazione “Amici della Musica” di Caltanissetta; insieme ne promuovono nel 1977 la commemorazione. Per l’occasione realizza un ciclo di opere che visualizzano la ricerca sulle rispondenze di significazione e di spirito nel binomio Arte-Musica inserendo gli spartiti autografi dello stesso musicista. Significativa “La Sicilia e la musica di Luigi Cornia”(1882-1927), con spartito musicale “Sogno di gioventù” di L. Cornia, con i ritratti di Mozart, Beethoven, Verdi, Puccini e Schubert”. Si tratta di olio e collage su tela 150×60 cm, realizzato nel 1975 e presentato per l’occasione. L’operazione anticipa nella tecnica espressiva quel che l’artista realizzerà con la mostra “I luoghi del tempo” presentata, in parte, vent’anni dopo, nel ’96 a Caltanissetta ad apertura del citato convegno su Rosario Assunto e interamente nel ’97 a L’Aquila al Forte Spagnolo: dipingere lo spartito musicale, ma non solo. Scriverà Teresa Zambrotta: “La musica, sotto forma  di partitura, si traduce in segni grafici; l’immagine di segni astratti che però sono legati ad un fare che si traduce poi in un sentire. Nell’idea stessa di partitura musicale è implicita un’idea di spazio e di tempo che è misura e suddivisione, scansione. Così trascrivere su carta tutte le note eseguite dagli strumenti e dalle voci in un’opera musicale, in modo che in ogni pagina le singole parti siano sovrapposte per indicare la contemporaneità è dare nello spazio corpo al tempo”.

Per dare corpo al tempo”, ecco come definirei il senso di queste nuove opere di Guadagnuolo che, partendo da intuizioni Quattro – Cinquecentesche di Leonardo, Brunelleschi, Alberti, Lo Mazzo e forse anche di Pitagora, perverrà a realizzazioni completamente nuove ponendoci di fronte ad opere che già nel titolo documentano un nuovo modo di essere e di pensare, anche se ricordano quell’inizio del ’77, in cui rivolgendo il pensiero al bisnonno Luigi Cornia si era posto il problema: tecnica mista con spartiti autografi, ma non più con ritratti, che hanno lasciato il posto a figurazioni che, pur rifacendosi all’astrattismo, aprono un capitolo completamente nuovo nella storia dell’Arte. Non a caso in quarta di sovraccoperta del citato volume “Metamorfosi dell’iconografia nell’arte di Francesco Guadagnuolo” sono state poste, tra le altre (sono sei complessivamente) le opere “Segno-Suono-Luce” (con spartito autografo di Links di Mauro Bortolotti 1997 plexiglas e tecnica mista 70×50 cm.” e “I luoghi del corpo”- viaggio nelle patologie della creatività, Geometrie strutturali e spazi del corpo (con studio anatomico di Leonardo da Vinci”, 1993, collage, radiografia e tecnica mista 70×50 cm.

Sempre nel ’77, un’intensa e profonda commozione rivela l’olio “Esuli siciliani”, che riprende il tema dell’esilio, mentre una nuova visione dell’arte e della vita ci presenta “Sogno di un’estate al monte Pellegrino” in cui fa molto riflettere la figura del rapace che campeggia in basso a sinistra. Pittura, musica e poesia sono al centro della contemporanea tela “Les Préludes”, dipinta dopo aver ascoltato il poema sinfonico di Franz Liszt, che s’ispira alla lirica di Alphonse Lamartine “Méditations poetiques”. Il poeta e uomo politico francese si chiede se la nostra vita non sia altro che «una serie di preludi al canto arcano di cui la morte intona la prima e solenne nota», Guadagnuolo con la sua tela torna a chiederselo e pone a noi la domanda.

Torna nel ’78 a “La forza della preghiera” (è il titolo di una nuova Crocifissione dai toni luministici – olio su tela 75×100) e all’esaltazione degli umili di verghiana memoria “Vicolo e scena siciliana”- quartiere Angeli di Caltanissetta (olio su tela 90×100 cm), che documenta, con un impianto scenografico quasi da presepe, la realtà di uno dei quartieri più degradati della città la cui vita, anche nelle peggiori espressioni è vissuta quale immutabile destino. C’è una via d’uscita? In alto un arco e una porta.

Fin dal ’76 Guadagnuolo si era stabilito definitivamente a Roma dove era entrato a far parte del mondo degli artisti e degli intellettuali, facendosi apprezzare per la molteplicità degli interessi (dalla letteratura alla poesia, alla musica, alla filosofia, al teatro, alla matematica, alla scienza) e per la poliedricità delle opere: ama il disegno, l’incisione, la pittura, l’acquarello, realizza nel contempo splendide vetrate ed è anche scultore e ceramista. Alla sua terra rimane però costantemente legato e lo dimostrano le opere realizzate e le mostre che in Sicilia e, in particolare, nella sua Caltanissetta continua a tenere. Significativo, a questo proposito è il binomio Caltanissetta – Roma che presenta nella Sala Giovanni Verga dell’ex Corte di Appello di Caltanissetta con la mostra “Guadagnuolo – Grandi dipinti”: l’opera “Le ragioni della bellezza” (200×400 cm) e il ciclo di inchiostri acquerellati sulla città eterna “Roma”. E’ lo stesso Autore ad illustrare le opere: l’emozione è profonda e la velata nostalgia per la sua terra, una terra che non vuole abbandonare, è chiara, soprattutto nella descrizione degli inchiostri romani. La mostra sarà trasferita ad Enna nell’Aula Magna dell’Istituto De Amicis.  Seguiranno altre esposizioni a Nuoro, a Monterosso, a Riomaggiore, a La Spezia. Ma la cosa più importante di questo periodo riguarda la ritrattistica. Guadagnuolo vuole che gli uomini illustri della sua città, la sua Caltanissetta, non vengano dimenticati. Di concerto con padre Giovanni Speciale, Direttore del Museo Diocesano, organizza nel Palazzo Vescovile due mostre dedicate agli “Uomini illustri di Caltanissetta” (1978-‘79). Il Vescovo Mons. Alfredo Maria Garsia, sempre molto attento alla vita culturale e sociale della città, le inaugurerà entrambe. L’Amministrazione Comunale di Caltanissetta acquisterà i ritratti e li collocherà nel Museo Civico. Si tratta di 23 ritratti, importanti non solo per le personalità che rappresentano, ma anche per documentare le qualità artistiche del giovane Autore. Tra questi: il Barone Ignazio Testasecca, l’on. Filippo Cordova due volte ministro, il canonico Angelo Lipani, dichiarato beato il 9 luglio 2001, gli scultori Michele Tripisciano e Giuseppe Frattallone, il musicista Luigi Cornia, lo scrittore Pier Maria Rosso di San Secondo, lo studioso Luca Pignato, famoso intellettuale della prima metà del Novecento, il critico Luigi Russo, il poeta Mario Gori, l’attore Luigi Vannucchi, l’ing. Giuseppe Gabrielli, geniale progettista brevetti aeronautici firmati con la sigla G, il filosofo Rosario Assunto.

Dopo alterne vicende e il trasferimento delle opere ivi custodite nel Museo realizzato all’interno del restaurato palazzo Moncada, nel 2014 saranno esposti in una sala apposita in una sezione dedicata, che sarà inaugurata per l’occasione. Il Museo era stato intitolato a Michele Tripisciano, ma in una sala adiacente, l’Amministrazione deciderà di dare spazio a tutte le altre opere di pregio: i ritratti di Guadagnuolo, le sculture di Frattallone. “I miei ritratti affermerà l’Autore – “raffigurano personaggi che hanno onorato Caltanissetta con attività scientifiche, letterarie, artistiche, umanitarie e con il prestigio delle loro opere. Per questo la loro collocazione museale è stata voluta dal Comune, per rendere omaggio al loro talento, affinché il ricordo non venga cancellato, col passare del tempo, dall’indifferenza dei posteri ed anzi possa suscitare nei nisseni ammirazione e spunti di emulazione”.

“Questo periodo di formazione e di graduali prestigiose conquiste, in cui l’innervata tipologia insulare accelera la ‘scienza dell’uomo’, favorendo l’intelligenza globale dell’essere con l’immediatezza della traduzione visiva – scrive Civello – anticipa, in misura tutt’altro che subordinata, la maturità di un creatore di razza che amalgama visione, pensiero e sentimento.”

L’incontro con Mons. Giovanni Fallani, Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, avvenuto nel 1978, segnerà una svolta decisiva nella sua vita. L’Arcivescovo apprezza la sua arte, lo introduce in una serie di ambienti di altissimo livello gli commissiona importanti lavori di tema religioso e scrive di lui: «Sa comprendere la realtà in cui vive e, conservando sullo sfondo delle cose il suo acceso calore siciliano, sa essere, in questi anni irrequieti, un testimone di riflessioni giuste e di poesia». Ha inizio un’intensa collaborazione culturale che porterà Guadagnuolo ad essere considerato uno dei più apprezzati e geniali artisti dell’arte sacra contemporanea, prima; uno dei maggiori autori del rinnovamento dell’iconografia dell’arte sacra, nell’ultimo periodo. Conoscerà Mons. Pietro Garlato, segretario della medesima Pontificia Commissione d’Arte Sacra, che diventerà in seguito Segretario Generale del Vicariato di Roma e successivamente Vescovo di Palestrina e di Tivoli; Mons. Fiorenzo Angelini, divenuto successivamente cardinale, amico di artisti come Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico e Renato Guttuso; Mons. Ennio Francia, che lo invita a far parte del “Comitato Romano Messa degli Artisti di Roma” Frequentando quell’ambiente, incontrerà artisti, letterati, musicisti, filosofi di fama internazionale. Con Mons. Fiorenzo Angelini, inizia a collaborare con sue opere ai volumi d’arte Il Volto dei Volti, Cristo, a cura

dell’Istituto Internazionale di Ricerca sul Volto di Cristo, presieduto dallo stesso Cardinale.

Ciononostante, rimane legato alla sua terra.  Nel 1979, se a Roma, su sollecitazione di Mons. Giovanni Fallani, illustra “La Bottega dell’Orefice” con le sei acqueforti di cui abbiamo parlato, a Caltanissetta, in occasione del 4° Festival Nazionale del Folklore, organizzato dalla Pro Loco, mostra a Bernardino Giuliana (l’eccezionale interprete di Adamo con cui realizzerà l’anno successivo la riduzione teatrale de “La Bottega dell’Orefice”) un ’separè’ ligneo, struttura modulare a visione multipla, dipinto in tutta la superficie di 185×240 cm. Il regista lo apprezza e lo presenta con entusiasmo, affermando che l’artista nisseno ha aperto “un discorso polemico con chi, sino ad ora, ha operato sulla stessa tematica stigmatizzandone solamente gli aspetti visivi e decorativi. Guadagnuolo tenta una strada più difficile, ma più onesta, quella di ricondurre il folklore a dignità storica” Con questa presentazione l’Artista partecipa al festival e organizza la mostra “Itinerari nellarte e nella cultura del popolo di Sicilia in cui espone il separè. Con tale illuminante esposizione vuole dimostrare che le tradizioni radicate su uno specifico territorio possono essere ad un tempo tramite gnoseologico e conquista morale.

Torna il tema di Cristo quale simbolo del dolore umano, sempre presente nel profondo del suo cuore sin da quando era bambino. Grazie alla grande stima dell’Arcivescovo Fallani è invitato nel 1980 a realizzare una grande tela sul tema “Cristo nel dolore umano” da inserire in una mostra d’Arte Sacra e Liturgica nell’Abbazia di Montecassino in occasione del XV centenario della nascita di San Benedetto. Pur essendo il più giovane, Francesco Guadagnuolo era stato invitato insieme con i più noti maestri Pietro Annigoni, Pericle Fazzini, Emilio Greco, Giovanni Hajnal, Pietro Canonica, Francesco Messina, Sante Monachesi, Domenico Purificato, Bruno Saetti, Gregorio Sciltian, Riccardo Tommaso Ferroni.

La conoscenza di artisti di fama internazionale, di letterati, di musicisti, di poeti, di scrittori, di registi gli aprirà nuovi orizzonti. Alla lezione della natura, cui si era ispirato negli anni giovanili, aggiungerà quella dei grandi cui si ispira, rivelandosi portatore di una cultura non comune.  La Sicilia rimane al centro della sua vocazione artistica e questo gli consentirà di affiancarsi a personalità quali Ettore Ximenes, Nicola Civiletti, Domenico Trentacoste, Tripisciano, Mario Rutelli, Messina, Greco, Mazzullo, Fiume, Guttuso, Guccione, che hanno prodotto opere di grande valore per l’arte italiana.

Sperimenta con grande successo la fusione Letteratura – Arte in un linguaggio unico di poesia nel ’83 con la mostra della cartella di acqueforti ispirate alle quattro commedie di Vittorio Alfieri “L’Uno”, “I Pochi”, “I Troppi”, “L’Antidoto” alla sede centrale della Dante Alighieri, nel ’84 con la mostra “Il volto di poeti italiani da Dante a Quasimodo” a Vienna di cui abbiamo parlato. Tra i relatori, in entrambe le mostre: Mons. Giovanni Fallani, che condivide pienamente l’operazione culturale.  Nel 1985, in occasione del bicentenario della nascita di Alessandro Manzoni, riflette sul messaggio salvifico degli “Inni Sacri” e sul loro significato per il Manzoni uomo, prima, per quanti nella fede e nella speranza cristiana trovano risposta ai molti interrogativi della vita, dopo. Lavora a lungo, con intensità di pensiero e forza di sentimento e realizza una cartella di nove acqueforti. La presenterà in anteprima a Roma nella Sala dei Cento Giorni del Vasari al Palazzo della Cancelleria con gli interventi di Giovanni Fallani e Ferruccio Ulivi e la partecipazione di Rosario Assunto e Guglielmo Petroni e successivamente, su proposta dello stesso Ferruccio Ulivi, che la presenta, a Sant’Ivo alla Sapienza. A Milano sarà presentata insieme al volume di Ferruccio Ulivi “Manzoni” edito da Rusconi, vincitore del premio “Stresa”. Vari critici la presenteranno in diverse città italiane in sedi di prestigio. Non poteva mancare Caltanissetta, la sua città. Sarà l’occasione per tornarci nel ’85 per la mostra organizzatagli dall’Amministrazione Comunale nell’aula consiliare di Palazzo del Carmine. La presenterà Rosario Assunto, che non si limiterà alla sola cartella di acqueforti, ma analizzerà accuratamente la produzione grafico-pittorica dell’Artista sottolineandone evoluzioni e metamorfosi in rapporto agli avvenimenti artistici italiani.

Nel ’86 sarà invitato ad esporre l’intera cartella delle nove acqueforti alla 1ª edizione della Biennale Nazionale di Arte Sacra di Rieti nei locali del Vescovado. “Nella ricorrenza del secondo centenario della  nascita di Alessandro Manzoni – scrive Alfredo Cantone, Ispettore Onorario ai Beni Culturali del Lazio – riacquista grande risonanza la raccolta di acqueforti sugli “Inni Sacri” di Francesco Guadagnuolo, quando l’artista prosegue e sviluppa la problematica condizione dell’uomo con le perplessità e gli interrogativi ad essa comuni, cercando di esplorare più a fondo il dramma dell’uomo Manzoni … Guadagnuolo della cui grande abilità pittorica ed incisoria abbiamo tanto parlato, è uno dei pochi artisti della nuova generazione capace di imporre l’acquaforte come creazione, non certo seconda a quella della grande triade di incisori italiani: Morandi, Castellani, Bartolini(Antichità e Belle Arti, dicembre 1985).

Sempre nel ’85 è invitato alla mostra “Dante in Vaticano” organizzata dalla Casa di Dante in collaborazione con la Direzione dei Musei Vaticani nel Braccio di Carlo Magno annesso alla Basilica di San Pietro, sotto gli auspici della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana, alla presenza di Giovanni Paolo II. Guadagnuolo partecipa con un’acquaforte sulla Divina Commedia: “San Domenico nella gloria del Paradiso”, che mostra al Papa. Durante il colloquio il Pontefice auspica che quell’opera rappresenti l’inizio rispetto ad alcune ispirazioni alla Divina Commedia di più ampio respiro. Da questa mostra il Poligrafico dello Stato realizzerà una pregevole edizione di tutte le incisioni dantesche esposte con la presentazione di dantisti di spessore: Aldo Vallone, Giorgio Petrocchi, Giovanni Fallani.

Ce ne parla ampiamente Luigi Quattrocchi nel saggio “Un’Attività Artistica dai Vasti Interessi Culturali” in Metamorfosi dell’iconografia nell’arte di Francesco Guadagnuolo”, studio fondamentale più volte citato per una visione complessiva dell’Artista nisseno.

Della Divina Commedia Guadagnuolo si era occupato già nell’anno precedente con acqueforti riguardanti le tre cantiche presentate con successo in più mostre. Significativo, tra gli altri, il commento di Pietro Garlato in Divina Commedia: Epopea del Bene e del Male: “La chiave di lettura proposta da Francesco Guadagnuolo in questa sua illustrazione della Divina Commedia si differenzia da quella comunemente realizzata, in quanto in essa riusciamo a trovare noi stessi, l’attualità del nostro tempo, vivificata da uno spirito religioso, nella consapevolezza che il viaggio di Dante è quello di tutti noi. Per quest’opera Guadagnuolo ha ricevuto il plauso di celebri dantisti quali Giorgio Petrocchi, Aldo Vallone, Silvio Pasquazi e Italo Borzi”.  E Mons. Fallani: “La storiografia tradizionale, gli schemi della scuola si modificano davanti a questo processo di revisione dei singoli canti: il pensiero è divenuto arte e immagine, capace di suscitare altri sentimenti e definizioni formali. Emerge la visione di un uomo nuovo, un Dante vivo, che ha una certa fraternità di intenti con i nostri problemi e che in mezzo ai suoi ambienti e ai personaggi del suo tempo ha stabilito egualmente l’unione con noi, in virtù dell’altra fantasia e della natura misteriosa dell’uomo”.

A Caltanissetta, in occasione del 750° Anniversario della nascita di Dante Alighieri, Guadagnuolo farà dono al Comune insieme alla Dante Alighieri nissena organizzatrice dell’evento, di un ritratto emblematico di Dante. In quell’occasione saranno proiettate le immagini delle acqueforti della Divina Commedia che tanto successo avevano riscosso nel ’85.

Una mostra riassuntiva delle sue opere più importanti, inaugurata dal Presidente della Regione Siciliana Rino Nicolosi, viene organizzata dall’Azienda Provinciale per il Turismo a Caltanissetta nel 1986. Nell’occasione è presentata, con l’intervento del dott. Placido D’Orto, presidente della Corte di Assise di Caltanissetta, la cartella Il Processo di Franz Kafka già esposta a Vienna nella Galleria Kunstverlag Wolfram nel 1983, cui aveva fatto riferimento Mons. Giovanni Fallani nel 1984 nel suo discorso di presentazione della citata personale “Il volto di poeti italiani da Dante a Quasimodo” presso l’Osterreichisches Tabakmuseum.

Il legame particolare con la sua terra e con la sua città è presente in una delle sue più grandi opere sul cui tema ci siamo più volte soffermati: “La Crocifissione”, presentata nel 1988 dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “G. Treccani” nella Sala Igea del Palazzo Canonici Mattei in Roma, sua sede, nell’ambito di un’antologica organizzata in segno di riconoscimento artistico – culturale per l’artista.  Il grande olio su tela di tre metri per due viene posto in verticale ed esposto. E’ la consacrazione artistica del pittore. L’opera viene presentata da Giuseppe Alessi, presidente dell’Istituto, Rosario Assunto e Antonio Saccà. Per Giuseppe Alessi, nisseno profondamente legato alla sua terra, presentare un suo conterraneo è motivo di soddisfazione. “L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “G. Treccani” – afferma – è ben felice di avere dato ospitalità a Francesco Guadagnuolo perché nella sua pittura che è di “cultura” vi è una certa omogeneità di fine con quelli propri dell’Istituto. Io sono un fruitore della cultura altrui, ma debbo dire che per l’universalità delle opere, ossia il momento in cui l’artista esprime quello che le persone comuni non riescono ad esprimere, e per la varietà delle soluzioni plastiche delle immagini, possiamo collocare il Guadagnuolo non solo nella storia della pittura contemporanea ma nella storia del pensiero. Egli è un pittore che fa il filosofo attraverso il pennello”.

Il dipinto è frutto di una lunga riflessione sul dolore umano e sui valori dell’esistenza che risale a Guadagnuolo bambino e tiene presenti la lezione dei grandi sulla tematica, i ricordi della “Settimana Santa” a Caltanissetta, non dimenticando nella composizione scenica la “Scinnenza” dei fratelli Biancardi per la verticalità dell’impostazione tesa verso l’alto e la collocazione delle figure, pur se presentate in maniera completamente diversa: lì il Cristo viene preso per essere disceso dalla Croce, qui viene inchiodato e, con larga anticipazione sull’universalità del Cristianesimo, sono presenti personaggi di varie razze.

Del dipinto definito dal Vescovo Mons. Pietro Garlato, Presidente Delegato della Pontificia Commissione di Arte Sacra ‹‹… una delle opere più grandi ed importanti del nostro secolo››, si sono occupati molti critici: Pietro Garlato, Nicola Ciarletta, Renato Civello, Leo Magnino, Emerico Giachery, Elisa Bergamino, molti uomini di cultura. ‹‹La nota “Crocifissione” - scrive Renato Civello - colpisce la critica, i cui esponenti ritengono Guadagnuolo interprete del nuovo realismo italiano del dopo Guttuso››. “Innovatore nell’Iconografia dell’Arte Sacra” lo definisce Leo Magnino. Tra le altre, mi piace ricordare la testimonianza di Giuseppe Padellaro, vice Presidente della Dante Alighieri intervenuto alla mostra: “Per un servitore della cultura…non ho voluto sottrarmi al cortese invito di Francesco Guadagnuolo per dare testimonianza a questo conterraneo, anzi concittadino che il dono che ha fatto alla cultura merita un grazie cordialissimo e un riconoscimento schietto. Ho conosciuto Guadagnuolo nel 1983 nella sede della Dante Alighieri a Piazza Firenze, in occasione di un incontro culturale (a proposito di una sua mostra su Vittorio Alfieri) i cui relatori furono l’indimenticabile Mons. Giovanni Fallani, il sen. Salvatore Valitutti e l’illustre critico Mario Scotti. Da allora ho seguito con interesse e affetto Guadagnuolo perché egli sa parlare al cuore suscitando ammirazione e commozione. L’incontro più recente con Guadagnuolo ebbe luogo nella sede dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana nel febbraio 1988. Nella sala dell’Istituto fu esposta e presentata un’opera indimenticabile la “Crocifissione”. Un’opera di grande dimensione che viene incontro al visitatore affascinandolo e commovendolo. Pensai per un momento a Renato Guttuso, alla sua ”Crocifissione” e anche se l’arte, quando è vera arte, come quella di Francesco Guadagnuolo, non ha confini, mi sentii fiero della mia terra d’origine nello spirito di quanto scrisse Johann Wolfgang Goethe, poeta universale, nel suo “Viaggio in Italia” e cioè che l’Italia senza la Sicilia non lascia tracce nello spirito. Grazie Francesco Guadagnuolo per il dono che ci hai fatto: quella “Crocifissione” esposta a Palazzo Canonici Mattei ci ricorda il dramma dell’uomo di tutti i tempi, che se non avesse il dono della fede sarebbe travolto dal dubbio e, a volte, anche dalla disperazione. Grazie anche a nome di Caltanissetta che onori con la tua arte…”.

Bello questo incontro romano di quattro nisseni profondamente legati alla loro terra e sostanzialmente legati da nostalgici e profondi pensieri, da quella sentita solidarietà che nasce tra gli esuli di cui ci parla Dante Alighieri: Giuseppe Alessi, Giuseppe Padellaro, Rosario Assunto, Francesco Guadagnuolo. Inizia da qui la serie di opere lungo tutto il pontificato di Giovanni Paolo II che faranno di Guadagnuolo il maggior interprete dell’umanesimo cristiano per una nuova evangelizzazione, su cui a lungo si soffermerà Mons. Sante Montanaro, già Segretario della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra. “Non c’è stato avvenimento della Chiesa in cui non ha lasciato segno, motivo di interesse culturale e sociale”. Nel 1987 sarà invitato dal compianto don Cataldo Naro, docente di Storia della Chiesa nell’Istituto Teologico Diocesano di Caltanissetta e successivamente Arcivescovo di Monreale, a collaborare con le opere dedicate a “Maria” alla rivista “Argomenti” della cui redazione faceva parte.

Ma l’opera per cui è più conosciuto in questo periodo è un olio su tela di 100×100 cm sul tema “Il Debito Estero – Verso una nuova solidarietà” del 1987 consegnato al Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan per una sua esposizione permanente nella Sede dell’ECOSOC (il Consiglio Economico e Sociale) del Palazzo di Vetro. Si tratta del secondo incarico conferitogli dall’Intergruppo Parlamentare per il Giubileo del 2000 ai fini di dare veste artistico – estetica alle problematiche di giustizia sociale per cui è stato costituito. Dell’opera viene tirato un certo numero di esemplari in serigrafia, il primo dei quali è omaggiato al Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi e gli altri distribuiti fra i 185 rappresentanti delle Delegazioni presenti nel Palazzo di Vetro.

Sarebbe bello se l’artista decidesse di donarne un esemplare a Caltanissetta, soprattutto in questo momento in cui stiamo vivendo una crisi senza precedenti. Ricordiamo tutti il Giubileo del 2000 e la venuta a Caltanissetta del Papa, grazie all’impegno di Mons. Alfredo Maria Garsia, collaborato da padre Gaetano Canalella che curò tutti i particolari della giornata. Tuonava allora la voce di Giovanni Paolo II contro tutte le mafie e Guadagnuolo già nel ’92 in un intento comune, con una tecnica completamente rinnovata aveva realizzato l’olio e smalto su tela di 200 x 350 cm “I Martiri della Giustizia – da Pianta a Borsellino”, un sentito ricordo dei magistrati uccisi dalle faide mafiose inteso quale allegoria di un viaggio per cercare di impedire altre stragi e presentato a RAI Uno nel 2000 in unica trasmissione insieme a Mario Cicala, presidente dell’A.N.M. Il quarto degli 11 nomi dipinti è quello del nisseno Gaetano Costa, barbaramente ucciso dalla mafia a Palermo nel 1980, su cui a lungo ci siamo soffermati in un convegno che a lui, carissimo amico e padre di un mio compagno di scuola, ho voluto dedicare dopo anni di silenzio nel 2011.

Sin dal ‘90 c’è un mutamento radicale nelle opere di Guadagnuolo: si interessa a tutte le discipline da quelle artistico – letterarie a quelle matematico – scientifiche riuscendo a fonderle e a contaminarle tra di loro in una sinestesia di luci, di forme e di colori che renderà la sua espressione pittorica veramente singolare. Di qui l’apprezzamento di critici di spessore quali Guido Ballo, Mario De Micheli, Palma Bucarelli e gli incoraggiamenti di Giulio Carlo Argan. Proprio in memoria di Giulio Carlo Argan realizza negli anni ’91/97 la grande collezione, unica nel suo genere, dal titolo “Luoghi del Tempo”, 500 opere con poesie autografe dei più illustri poeti contemporanei, italiani e stranieri, mostra itinerante interdisciplinare in cui convergono pittura, grafica, poesia, scrittura, grafologia, collage, fotografia. La mostra sarà presentata a Caltanissetta in apertura del convegno di studi su “Rosario Assunto” nel ’96 dal critico Antonio Gasbarrini, come abbiamo già detto. Nella stessa serata Guadagnuolo ci parlerà di un’altra operazione realizzata nel ’93/94 in memoria di Federico Fellini: “Incantesimo dei Luoghi e dei Simboli”, che costituisce la risultante di una dinamica di interventi tra prosa, musica e poesia che coinvolge registi, attori, musicisti e scrittori che hanno stimato Fellini o con lui hanno lavorato. Possiamo parlare, a questo punto, con Gasbarrini, di transrealismo e transavanguardia. In queste opere a carattere visionario l’artista filtra la realtà circostante attraverso la sua personale sensibilità e crea un rapporto di simbiosi con gli “attori” del mondo contemporaneo a cominciare dai poeti, tenendo conto non solo della lezione delle nuove avanguardie, ma anche delle nuove tecnologie informatiche presenti anche nella cinematografia.

Vede la nuova realtà trasfigurata dai media nell’era globalizzata e cerca di creare un’arte che si attesti nel sociale e nelle dinamiche psicologiche, che sostenga criticamente il progresso. Il ruolo dell’artista diventa per lui quello di abbracciare con il suo impegno creativo e civile i valori della solidarietà e della pace (anche per questo, gli viene riconosciuto un ruolo attivo in qualità di artista nell’Intergruppo Parlamentare per il Giubileo, al Senato della Repubblica Italiana).

“Dipingere un’umanità precaria, dolente e fragile, – scrive Pino Blasone – ricostruendo un universo umano nella ricerca di un’unità di senso attraverso l’incisività del segno, l’energia del colore, l’illimitato uso del collage, nonché l’impiego della fotografia: questo è il procedimento tramite il quale Guadagnuolo indaga una realtà stratificata, diversa rispetto a quella che percepiamo giorno per giorno Simboli e metafore visive, in cui il frutto della fantasia si fonde col fatto reale in una molteplice compagine di segnali concettuali, relazionati con le diverse discipline: letteratura, filosofia, scienza, diventano per l’artista un teatro di screening.

In questi anni a Caltanissetta non esporrà più, preso com’è dai molteplici impegni artistici legati alle battaglie politico sociali e umanitarie di Giovanni Paolo II e dagli avvenimenti mondiali di particolare rilievo che non intende ignorare, dalla pace nel mondo al crollo del comunismo, al crollo delle Torri gemelle (“New York da Kennedy a Obama attraverso l’11 settembre 2001”) alla canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina, alla beatificazione di Madre Teresa di Calcutta all’introduzione dei cinque misteri della luce nel Rosario, al messaggio di Francesco ai giovani, solo per citare gli eventi più significativi. Il sacro, anche qui, non è inteso come devozionale, ma come dramma umano che nel sacro trova il massimo della sua espressione.

Realizzerà i ritratti dei Papi da Pio IX a Benedetto XVI, il decalogo per i giovani del terzo millennio dall’insegnamento di Paolo VI. E’ del 2000 il dipinto “Peace” per il Medio Oriente da lui consegnato al Presidente Yasser Arafat nella città di Ramallah, che si trova nel Palazzo Presidenziale Muqata. È dello stesso anno “Pace in Terra Santa” una tela dalle dimensioni di 175X400 cm definita «La nuova ‘Guernica’ del Terzo Millennio». Proprio per questo impegno costante sarà nominato Ambasciatore di Pace dell’U.P.F.

Né poteva tacere di fronte alla morte dell’amato Giovanni Paolo II, che vuole immortalare proprio anche nei momenti di maggiore sofferenza, quando dalla finestra continuava a parlare al mondo e un giorno allo sforzo non corrispose la voce.  Del “Suo” papa aveva realizzato tanti ritratti in un trentennio, ma questa volta voleva consegnare al mondo un documento unico e indimenticabile: “Papa Wojtyla testimone d’amore nella sofferenza”, la Via Crucis di un uomo che non aveva voluto celare al mondo il suo dolore umano e che nell’immaginario collettivo era già un Santo. La mostra, curata da Mons. Elio Venier, sarà inaugurata a Roma nella Chiesa di Sant’Eligio de’ Ferrari dal Card. Carlo Furno con l’intervento di Adolfo Sassi dell’Università “Federico II” di Napoli nell’anniversario della morte. Diventerà itinerante e l’anno successivo, nel secondo anniversario, si trasferirà alla Filharmonia Narodowa di Varsavia.  In occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II, sarà esposta negli Stati Uniti a New Haven nel Museo Knights of Columbus (aprile/giugno 2011).

Sempre nel 2011, in onore di Giovanni Paolo II e nel “ricordo gioioso” offre a Benedetto XVI il volume Metamorfosi dell’iconografia nell’arte di Francesco Guadagnuolo a cura di Antonio Gasbarrini e Renato Mammucari con prefazione del card. Fiorenzo Angelini e postfazione di Elio Venier e con poesie di Karol Wojtyla sotto lo pseudonimo di Andrzej Javién inserite in ogni capitolo (Angelus Novus Ed). Significativa in sovraccoperta e in copertina la “Rappresentazione della prima rivelazione della particella Omega”, scritta in greco per la sua particolare simbologia, formella in terracotta incisa 28x66x2 cm la prima; disegno in grafite 17×41 cm la seconda, entrambi realizzati dal pittore – incisore nel 1988. La pubblicazione, sarà presentata alla Camera dei Deputati il 9 dicembre 2011, quale significativo messaggio di pace e di salvezza in un arco di vita culturale, storico – politica, letteraria di 30 anni del Pontefice, rivissuta oltre che con le poesie, che ne caratterizzano il messaggio, con splendide tavole e fotografie a colori che ne fanno rivivere luoghi personaggi, sofferenza e dolore, umana rassegnazione e speranza salvifica. Verrà ripresentata in occasione della beatificazione del Pontefice in diverse città italiane in cui verranno affrontate le diverse tematiche del testo accanto all’evoluzione dell’arte di Guadagnuolo dai primordi ai nuovi linguaggi, alle sinestesie e alle metamorfosi tra Arte, Letteratura, Musica, Cinema e Scienza.

A Caltanissetta l’opera verrà presentata il 22 ottobre 2013 dalla sezione nissena della Biblioteca di Storia Patria per iniziativa del presidente preside Antonio Vitellaro che organizzerà un incontro con l’Artista. Guadagnuolo tornerà nella sua città dopo vent’anni e ci racconterà parte delle sue esperienze. Ne daranno ampio resoconto giornali, radio e televisioni locali.

Nel 2014, a conclusione delle manifestazioni del centesimo anniversario della morte dello scultore Michele Tripisciano, nato a Caltanissetta, ma come lui trasferitosi a Roma e lì operante, decide di essere presente con una sua opera. Realizza un’interpretazione pittorica (olio su tela di sacco 65×77 cm) di una delle più belle sculture dell’artista nisseno: “Orfeo”, lo intitola “La morte di Orfeo” e mi consente di stamparne una litografia da donare ai presenti, in occasione della presentazione della seconda edizione aggiornata del volume “Michele Tripisciano” che ho scritto insieme al prof. Francesco Gallo Mazzeo. La manifestazione, organizzata dal Comune in collaborazione con la Pro Loco, ha luogo il 7 febbraio al Museo realizzato all’interno di palazzo Moncada che a Tripisciano è stato intitolato.

La copertina del libro riproduce la foto della splendida scultura in marmo “Orfeo” già esposta al Museo Civico ed oggi al “Tripisciano”, che tutti possono ammirare; la litografia di Guadagnuolo, con quei colori dal blu al viola all’ocra perfettamente in tema, riscuote unanimi consensi. […]

Il 17 gennaio del 2014 al Museo Diocesano, grazie all’impegno della direttrice prof.ssa Francesca Fiandaca, verrà presentata anche a Caltanissetta la mostra “Papa Wojtyla testimone d’amore nella sofferenza”, che tanto successo ha riscosso in Italia e all’estero. E’ la prima mostra internazionale con ritratti inediti eseguiti durante il Suo Pontificato. Con quest’iniziativa l’Artista nisseno ha dato inizio ad una nuova ritrattistica papale, ‘della sofferenza’ appunto, che, a differenza dei suoi predecessori, Papa Wojtyla non ha voluto celare, trasformandolo, anzi, in un punto di forza al termine del suo Pontificato e offrendo un grande esempio per tutta l’umanità dolente. E’ l’espressione della via Crucis del Papa, che tutti ricordiamo, perché, per la prima volta, siamo stati posti di fronte al mistero della vita e della morte attimo per attimo accanto a lui e insieme a lui fino a quell’ora: le 21,37, quando fu dato l’annuncio ufficiale: “exspiravit!”

Durante la mostra dedicata ai 119 anni della Dante Alighieri a Caltanissetta, subito dopo la presentazione del libro su Michele Tripisciano, Guadagnuolo conosce la direttrice del Museo prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello e insieme discutiamo della collocazione dei ritratti degli uomini illustri di Caltanissetta da lui realizzati nel 1978 e acquistati dal Comune per il Museo Civico. Insieme si pensa ad una sala, chiamata “Sala della cultura”, adiacente a quelle in cui sono esposte le opere di Tripisciano, in cui potrebbero trovare degna sistemazione le sculture del nisseno Giuseppe Frattallone e, sulle pareti, i ritratti di Guadagnuolo. La manifestazione, grazie all’impegno della prof.ssa Zaffuto, è organizzata dal Comune e dalla Pro Loco il 14 marzo 2014 e Guadagnuolo torna per l’occasione. L’evento sarà pubblicizzato a livello nazionale.

Ancora un tema religioso il 17 aprile 2014 con “ I miei Misteri Sacri: Le Vare del Giovedì Santo a Caltanissetta”, un opuscolo corredato di sedici disegni grafico pittorici raffiguranti “Le Vare” in cui l’Autore ricorda la sua infanzia nella città natale, i riti, le persone, l’atmosfera di fede intesa come un momento collettivo. Ritorna alle opere che aveva realizzato nel ’76, di cui abbiamo parlato, ai volti scavati degli anziani, alle vecchie signore che si avvicinavano per baciare le immagini, al nonno Luigi Cornia musicista che suonava nelle bande, le cui musiche sono ancora presenti nella processione. L’opuscolo con tutte le immagini è presentato dall’emittente televisiva nissena T.C.S.

In occasione del ventesimo anniversario della morte del filosofo nisseno Rosario Assunto che tanto vicino gli era stato in tutti questi anni, sentirà di scrivere e sul giornale “Il Fatto Nisseno” del 22 settembre 2014 pubblicherà il suo “Omaggio a Rosario Assunto”. Il 24 febbraio 2015 dedicherà un commosso e sentito ricordo al filosofo nisseno, in occasione del Centenario della nascita e lo divulgherà a vari giornali a livello nazionale. Rosario Assunto, docente di estetica all’Università di Urbino, il Filosofo del Giardino per antonomasia, era un caro amico comune, che gli aveva dedicato diversi saggi e aveva contribuito non poco alla sua affermazione a livello internazionale. […]

Per occasione divulga l’interessante saggio del critico e storico dell’arte Antonio Gasbarrini che favorisce la conoscenza e il pensiero estetico del grande filosofo del ’900 attraverso l’arte di Guadagnuolo. E’ la relazione introduttiva del citato Convegno del 1996 su Assunto organizzato dalla Dante Alighieri nissena in collaborazione con il “Ruggero Settimo” durante la mia presidenza. Il citato volume degli atti “Il Giardino – Mito estetico di Rosario Assunto” contenente il saggio è stato divulgato a livello internazionale, dati i preziosi contributi dei relatori.

A Caltanissetta, intanto, si sta costruendo un nuovo museo: il Museo di Arte Contemporanea. Perché vi siano esposte opere di valore, il Rotary Club, grazie all’impegno del presidente dott. Giuseppe Giannone, organizza: “Colore e anima di SiciliaMostra per il Museo di Arte Contemporanea” che resterà aperta dal  27 Marzo al 9 aprile 2015. Guadagnuolo partecipa con le sei acqueforti su “La Bottega dell’Orefice” e, conclusa la mostra, ne fa dono al Comune.

E andiamo verso i nuovi linguaggi. Arte+Matematica+Musica= Poesia scrive Antonio Gasbarrini a proposito del ciclo “Gli iperspazi e l’energia del segno” di cui fa parte l’opera “Le equazioni di Einstein” realizzata a quattro mani con la collaborazione del fisico-matematico Giuseppe Arcidiacono. Per queste opere il Pittore era stato invitato a partecipare a San Piero a Grado (Pisa) il 30 e 31 maggio 2012 con una mostra dal titolo: “Arte e scienza: Metamorfosi dell’iconografia nell’arte di Francesco Guadagnuolo” al Convegno “Campi Elettromagnetici e Innovazione Tecnologica in ambito Difesa, Industria e Ricerca” organizzato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione: Elettronica, Informatica, Telecomunicazioni in collaborazione con il Centro Studi ed Applicazioni Militari (CISAM) del Ministero della Difesa.

E “Gli iperspazi e l’energia del segnoLe equazioni di Einstein” invierà a Caltanissetta, perché il quadro

sia proiettato, il 6 novembre 2015 in occasione dell’incontro su “Albert Einstein: uomo, scienziato, esteta” nell’Anno Internazionale della Luce, organizzato dalla Dante Alighieri nissena che presiedo nell’ambito delle manifestazioni per il 750° Anniversario della nascita di Dante. Bellissimo il connubio scienza-poesia a proposito del Paradiso Dantesco su cui mi sono soffermata insieme all’ing. Michele Fiorino relatore dell’incontro; interessantissimo il dibattito arte – scienza – poesia scaturito dalla proiezione del dipinto di Guadagnuolo a proposito dei nuovi linguaggi.

Avevamo chiuso la discussione sui dipinti del ciclo “I luoghi del corpo” affermando: “Per dare corpo al tempo”, alla luce delle formule matematiche divenute poesia, possiamo dire: “Per dare anima al tempo”.

Marisa Sedita Migliore

 

Marcello Scarano RAI 3

Marcello Scarano RAI 3

 

(continua…)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi vecchi professori in estinzione tra Fornero e concorsi nuovi

Kipling  ci raccomandava come educare i figli per farli  diventare uomini. Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio […] allora sarai un Uomo, figlio mio! – Kipling aveva le idee chiare, considerava il dubbio e il “se” il mezzo per connotare la dignità umana. Oggi i modelli Kipling “sono stati estinti”. Oggi qualcuno ha puntato sulla costruzione delle nuove società partendo dal punto progetto che la tipologia sociale debba basarsi esclusivamente sulla tecnocrazia. Uomini e macchine devono avviare  il processo per  diventare   “una sola carne” come  nel racconto della Genesi (2:21-24) che  descrive il processo tramite il quale Dio ha creato Eva prendendo  una costola dal fianco di Adamo mentre dormiva. E così  Adamo riconobbe che Eva era una parte di lui e che erano di fatto “una sola carne”. Chi sta progettando la tipologia delle nuove società desidera l’umanità diventi una sola carne con le macchine; che le sposi, le fecondi e ne procrei una discendenza che si prevede già qualificata dalla genialità di Ridley Scott. Scott si avvale delle scene girate  dalla buon anima di Kubrick; sempre lui. Quello che per una parte dell’umanità votata a san Tommaso, ha simulato lo sbarco sulla luna. Siamo  in  Blade Runner.  “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”. Il concorso scuola sembra tendere verso la costruzione di questo tipo di società. È stato un incontro primordiale tra lo sposalizio di una umanità intelligente come l’uomo sapiens e il primordiale “neandertalmachin”. Ecco la scena. Un tecnico di laboratorio dall’aspetto medievale, una icona di Pieter Bruegel il vecchio, due anziani professori, il primo con barba bianca e capelli corti mi dice se non fosse stato per la Fornero sarei già in pensione. Difficilmente se avessero partecipato al concorso che controllavano questi due professori lo avrebbero potuto superare; loro sono abituati a lavorare con carta e penna bic, due elementi di evoluzione tecnologica del passato. Difficilmente avrebbero saputo usare una specie di terminale e una tastiera che non permetteva autocorrezioni, tagli e cuci, cancellazioni rapide come in uso per l’elaborazione di testi e documenti nel Software Word. I concorrenti docenti di Italiano degli ambiti AD4  (per spiegarlo a mia madre ottantasettenne vecchie scuole medie e superiori insieme) avrebbero dovuto in 150 minuti  leggere le tracce, capirle e svilupparle come in “La vita fugge e non s’arresta un’hora”. Forse in un’ora no, ma in centocinquanta minuti passati in compagnia del ragionier Montale e la memoria di Leopardi, Pascoli, Gozzano e Ungaretti, dopo trent’anni di insegnamento disperato in giro per l’Italia, di sicuro la vita si arresta. E come potrebbe continuare sapendo che un vecchio professore abituato alla carta e alla penna bic debba saper usare con velocità da dattilografo una tastiera, leggere e comprendere le tracce, schiacciare dei bottoni virtuali che chiudono finestre e ne aprono altre calcolando che ogni operazione richiede almeno venti, venticinque secondi, rileggere cosa si è scritto, correggere i refusi, la punteggiatura e gli errori di ortografia, passare con il maus che non scorre bene sul piano di formica del banco scolastico, richiudere la pagina, aprire la pagina con i quesiti generali schiacciare sul numero, leggere le due tracce in lingua francese composte da più di otto righe, domande  tratte da un documento ufficiale che analizza l’andamento della scuola francese, chiudere, rispondere correttamente alle dieci (cinque per quesito) domande. Il tempo di concentrazione, di interpretazione e comprensione del testo, il tempo di risposta, il tempo di utilizzo gestuale dello strumento, l’impossibilità di correggere, rileggere e, insomma… invidio il mio collega che la Fornero non ha ancora mandato in pensione. Il suo tempo di carta e penna bic è tramontato, ma la sua funzione di vecchio professore abituato ai sensi e alle percezioni umane è ancora lì a insegnare il pensiero di Leopardi, la poesia di Montale, di Ungaretti che condivide il luogo natale con Marinetti il Futurista e poi, infine, come una prova di Invalsi dei miei studenti, arriva Gozzano “ Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse a voi fatto! Nella notte incerta ben questo è certo: che l’amarsi è buono”. Io sono ancora umano, non sono pronto per vivere  in Blade Runner. Provo  ancora amore per la Costituzione italiana. No! Mai un mercimonio “]…[È tempo di morire”

Antonio PICARIELLO

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