dom 8 gen 2012
dom 8 gen 2012

Corpo a corpo con l’inferno: il recupero delle origini e la tendenza retrospettiva dell’artista morto suicida a 77 anni l’estate scorsa
Stando alle analisi di K. Jaspers, che risalgono ai primi anni del Novecento, l’opera di Pisani appare all’interno della sua aura epilettica che rimane metaforicamente dettata dalla vischiosità della condizione estetica e conflittuale contemporanea. L’arte di Pisani è politica perché tratta di un’isteria pubblica (o meglio in pubblico), che tende a colpire il fruitore tramite il Theatrum della ferita. Con l’attualissima, e fino alla fine presente, Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, Vettor Pisani – nel portare avanti gli insegnamenti Rosacroce, i riti alchemici, le filosofie esoteriche, il mistero della Sfinge, il mito di Edipo e la figura di Klein e Beuys, sulla scia di una psicoanalisi della libertà, intesa come pensiero tragico ed ermeneutica dell’esperienza simbolica – ripropone il problema della possibile compatibilità fra esistenza dell’arte e realtà del male, cercando di trascendere la radicata tendenza occidentale di attenuare, o addirittura rimuovere, quell’incoercibile e demoniaca energia malvagia, che impronta ineluttabilmente il creato, pietra d’inciampo che l’arte, l’estetica e l’etica tutta, non possono permettersi di aggirare o ignorare”. Così Gabriele Perretta scrive nel testo Sull’esperienza culminante e l’ontologia dello Scorrevole in Vettor Pisani! Artis initium dolor.
Un universo caleidoscopico
Disegno e collage come pratiche preparatorie e di graduale avvicinamento all’oggetto. Edipo, Madonne e miracoli, Veneri e Angeli dell’Apocalisse, prelevati dal giacimento di mitologie inesauste, dal Museo e dai grandi personaggi del Novecento come Nietzsche, Freud e Hitler. Poi il controcanto, la pratica dell’accostamento tra orrido e classico, del funzionale e dell’inutile, non meno che l’omogeneità di materia (e materiali) concettualmente diseguale a fronte della frammentazione esplosiva dello spazio espositivo. Tutto ciò è solo un antipasto del caleidoscopico universo di Vettor Pisani, morto suicida l’estate scorsa. Una parabola tragica la sua, forse perché tale è, spesse volte, la sorte di gran parte degli autori che superano l’apogeo del protagonismo e del tempo loro e vengono inopinatamente rimpiazzati dalla macchina cannibale del mercato. Il catalogo di Vanillaedizioni, prefato da una dolente lirica di Mimma Pisani (compagna di tutta la vita e “gemella cognitiva” dell’autore), è corredato da contributi critici di Renato Barilli, Gabriele Perretta e Marisa Vescovo. Le tavole iconografiche esplorano la produzione recente (a ritroso sino al 2007), scelta che permette a chi si avvicina a Pisani per la prima volta di percorrerlo in modo fedele. In quanto ché l’autore rimase osservante ai crismi del dadaismo mistico fino all’ultima stazione. Un tragico coup de théâtre, come abbiamo detto, ha portato via Pisani lo scorso agosto a 77 anni, nella sua casa romana di via Paolo Castelli. Ciò nondimeno, lo spirito nichilista e franto, aperto da Lo Scorrevole (pensato e realizzato per la prima volta nel 1970 e poi riproposto a Documenta 5 a Kassel nel 1972) gli evitò di indulgere nell’estetica della perdita di coscienza (Perretta), preferendo a quest’ultima, vogliamo aggiungere qui, una disseminazione ragionata di emblemi e allegorie (portatrici di un testo segreto, il quale c’è per non essere scoperto) “spostati” dal contrasto pittorico della tela allo spazio cubico di una terra museografica, esplorata all’insegna della dissipazione e del misticismo negativo. La citazione come horror pleni.
La complicità dei demoni
Perretta cita il conturbante saggio Simulacra di Pierre Kossolwski (a cura di Aldo Marroni, 2002), il quale, con un excursus a spirale, ci porta a esplorare la nozione di monomania simulacrale: contraffazione di un modello visibile per via di complicità demonica (i demoni, nella tradizione platonica e neoplatonica sono nature intermediarie fra gli dei impassibili e gli uomini assoggettati alle passioni) tra modello contemplato e simulacro prodotto dal contemplatore. Talvolta, ancora, il contemplatore confonde la tecnica che struttura l’opera con l’emozione procurata; la tecnica, se l’opera è necessaria, scompare nell’immagine che essa realizza nella misura in cui coincide con lo stile (sic!). Pisani era Rosacroce e, sempre Perretta, rammenta il motivo insalubre quanto radicato della riflessione sulla possibile compatibilità fra esistenza dell’arte e realtà del male. E l’Occidente ha portato con sé il memento mori dei due conflitti mondiali, del colonialismo come dello sfruttamento delle risorse e delle minoranze, eleggendo quasi inconsciamente il “racconto del male” a parabola espiatoria e assedio radicale; normativo e costitutivo della figurazione. Nietzsche già nella Nascita della Tragedia (1886) scriveva dell’esistenza del mondo (col suo carico di colpa affiorante con lo stesso prodursi del mondo), giustificabile solo come fenomeno estetico. Così in Pisani si produce quella particolare forma di esperienza sapienziale per la quale la verità è agita dagli “spett-attori” simultaneamente alla sperimentazione emotiva offerta dall’artista. Con lavori come Suzanne in uno stampo di cioccolato ? una testa muliebre di cioccolato sulla quale pende un peso per esercizi ginnici ? l’autore ischitano esempla questo prerequisito di coincidenza di miseria e grandezza non armonizzabile nel destino dell’umanità. Può sussistere il concetto esistentivo di coscienza se lo disarticoliamo dal giudizio? L’arte di Pisani ha, forse, un compito di traslazione di alcuni quesiti maiuscolari, non tanto come cura, quntunque l’arte conservi una capacità catartica importante, piuttosto come riesame crudo e inevaso. Senechismo, autarchia, palingenesi e problema della intersoggettività critica tra Io e Mondo possono essere sussunti in tre linee di irradiazione: la dimensione estetica borderline, quella politica e quella morale (incentrata, dice ancora Perretta, sull’uomo che vive la scissione tra opera e sapere). Dal bisogno alla libertà il percorso di Pisani è quello della responsabilità: la capacità di rispondere e cadere. Non di meno Pisani ha voluto suggerire la possibilità di una cura al dualismo lacerato (natura-logos) e al disagio della post modernità, deterritorializzata e fuggevole, che prende le mosse appunto dal bisogno per anelare ancora la libertà, nell’opera che oltrepassa la datità e ci riconsegna al “caosmo”. Non più lieti, quantunque consapevoli, e sebbene rivolti alla sola possibilità di una redenzione remota. Tra il nulla e Dio. Aperti, nonostante tutto, come suggerito da Marisa Vescovo nell’ultimo contributo al catalogo (Vettor Pisani: intorno ad un dio segreto), a una pioneristica teoria del risveglio.
Titolo: Vettor Pisani
Autore/Artista: Vettor Pisani
Testi: Renato Barilli, Gabriele Perretta, Marisa Vescovo
Editore: Vanilla
Anno: 2011
ISBN: 978-88-6057-144-1
Dimensione: cm 16,5×23
Rilegatura: Brossura filo refe
Pagine: 160
Illustrazioni: 80
Prezzo: € 20,00
http://www.goleminformazione.it/recensioni/libri/vettor-pisani%E2%80%9D.html
ven 6 gen 2012
Architettura e massoneria, l’esoterismo della costruzione, Marcello Fagiolo
Posted by Antonio Picariello under arte/teatroNo Comments
Il volume intende restituire l’orizzonte in cui si inseriscono le operazioni e le idee massoniche; le opere rappresentate rientrano in un milieu culturale influenzato dal pensiero massonico ovvero discendono da alcune matrici esoteriche confluite sia nella massoneria. operativa che in quella speculativa. Ne deriva un viaggio alla ricerca della Architettura Divina, di una spazialità sacrale che discende da modelli di perfezione, sovrumana, coniugando gli archetipi “divini” con l’aspirazione a riproporre una laica Civitas Dei di fraternità e solidarietà sociale se non anche l’ideale di nuovi Templi e Cattedrali della Umanità.
Vengono passate in rassegna le architetture ispirate dal Grande Architetto (Tabernacolo, Tempio, Arca) nonché gli archetipi dell’Ars Regia e i tre modelli “naturali” del costruire (la Capanna, la Caverna, la Tenda). In età medievale e moderna la protostoria della Massoneria si esplica sul duplice versante della operatività (cantiere delle Cattedrali) e della architettura “filosofale”. Viene poi riassunto il dibattito. sullo “stile” massonico, dalla ricerca di un linguaggio egemonico (come lo “stile romano” o il revival egizio) fino alla ricezione di stili diversi, nel segno della tolleranza e del sincretismo culturale. Il panorama delle regioni “massoniche” presenta opere rappresentative delle due grandi stagioni del Sette e Ottocento. In particolare viene dimostrata l’impostazione massonica di Washington, ispirata direttamente dal primo Presidente degli USA, Gran Maestro della Loggia di Alexandria: la nuova Capitale, immagine simbolica dell’unione federale, viene concepita per visualizzare il suo duplice ruolo di erede delle capitali del Vecchio Mondo e di Faro della Civiltà del Nuovo Mondo.
Vengono enucleati i simboli e le idee che maggiormente incidono sulla teoria e sulla prassi architettonica: la Squadra e il Compasso, la Pietra cubica, la Luce e le Tenebre, la Torre e la Fortezza, il Teatro della Memoria, la Sfera e la Piramide, la Tomba Iniziatica. Al mito della Cattedrale il pensiero illuminista affianca l’ideale della costruzione del Tempio delle Virtù, mentre il riformismo ottocentesco propone una serie di utopie socio-politiche chiaramente ispirate dall’ideologia massonica.
Va aggiunto, per concludere, che la Massoneria accanto al Rosacrocianesimo e alla Teosofia rappresenta una matrice fondamentale nella elaborazione teorica delle avanguardie artistiche e architettoniche fra Art Nouveau ed Espressionismo.
INDICE
Presentazione del Gran Maestro Gustavo Raffi
Premessa
Sezione I • DE DIVINA ARCHITECTURA
Il Grande Architetto dell’Universo. Virtù architettoniche . Il Tempio di Salomone come bibbia architettonica. Il Tempio di Salomone nell’interpretazione cabalistica. Il Tempio di Salomone nell’interpretazione di architetti massoni. Hiram, l’Architetto del Tempio. L’Arca di Noè. La Gerusalemme Celeste. Il Tempio della Sapienza. La Torre della Conoscenza e la Scala del Cielo. La Montagna Sacra.
Sezione II • ARCHETIPI DELL’ “ARS REGIA”: L’ORIGINE DELL’ARCHITETTURA
Le Meraviglie del Mondo: un itinerario esoterico. La Torre di Babele. Archetipi del costruire: la capanna . La caverna. La tenda.
Sezione III • LA COSTRUZIONE DELLA CATTEDRALE
I costruttori delle Cattedrali. Il “Compagnonnage”
Sezione IV • L’ARCHITETTURA FILOSOFALE
La Massoneria dei filosofi. Le ricostruzioni filosofiche. La torre simbolica e la fortezza. Le città filosofiche. Edifici mnemonici. Il tempio massonico come Teatro della Memoria.
Sezione V • LA “TRADIZIONE” E I REVIVALS
Lo “stile romano” e il revival classico. Eclettismo e sincretismo: i sette stili del Tempio. Il revival gotico. Il revival egizio.L’opera massonica: “Il flauto magico”.
Sezione VI • ARCHITETTURA E MASSONERIA TRA SETTE E OTTOCENTO
Inghilterra: il mondo di John Soane. La Francia dei Lumi: gli architetti “rivoluzionari”. Vienna e Berlino. Gli USA: il Grande Sigillo e l’Università della Virginia. Milano napoleonica: i progetti di Antolini e Pistocchi. Allegorie e misteri sabaudi. Simbolismo massonico nel Veneto. Influssi massonici nella Toscana granducale. Emilia neoclassica: simboli della Libertà. La Cattedrale di Roma come nuovo Tempio e Gerusalemme celeste. Antiquari, inglesi e massoni a Roma. Un principe massone nella Napoli dei Lumi. Sicilia sapienziale.
Sezione VII • IDEE E SIMBOLI MASSONICI
La luce e le tenebre. Euclide, Pitagora e la Divina Geometria. Il pentagramma e il Sigillo di Salomone. Le Colonne e l’ordine salomonico. La pietra cubica. La Squadra e il Compasso. Il pavimento mosaico.I Templi delle Virtù. La tomba iniziatica.
Sezione VIII • GIARDINI ESOTERICI a cura di Vincenzo Cazzato
Alexander Pope e il giardino iniziatico. William Kent e il giardino inglese del ’700. La Francia e il paradiso degli stili. Grotte iniziatiche nella Mitteleuropa e nell’Europa del nord . Giardini massonici in Italia. Dalle ville nobiliari esoteriche alla Reggia di Portici. Presenze esoteriche nelle ville e nei giardini di Puglia. Architetture dei giardini simbolici a Palermo.
Sezione IX • CITTA DEL SOLE E UTOPIA MASSONICA
La Città del Sole da Campanella a Versailles e Karlsruhe. La Città del Sale di Ledoux e le ‘visioni’ dell’Illuminismo. Dalle Cittadelle dell’Armonia a Cosmopoli: momenti del socialismo utopico. Città “utopiche” e ideologia massonica.
Sezione X • WASHINGTON: UNA CAPITALE MASSONICA
Il recinto sacro del Distretto Federale . Direttrici del piano urbanistico. Il Parco dei Templi e delle Rimembranze. L’eredità di Washington in quattro nuove capitali.
Sezione XI • L’ESOTERISMO DELLE AVANGUARDIE ARCHITETTONICHE
Il geroglifico degli “architetti sconosciuti”. Storia e “tradizione”. L’esoterismo della “costruzione” nella cultura tedesca. La cupola cosmica. La montagna cosmica e il mito dell’India. Babilonia e l’Egitto. La nuova Gerusalemme. La Cattedrale di Cristallo e l’operatività gotica. Il fiore, la stella e la cittadella ermetica. La Piramide in espansione. Il visionario spazio “interno” di Finsterlin.
Epilogo • TEMPLI E CATTEDRALI PER L’UMANITA’
Monumenti alla Pace e al Progresso. La Città della Pace e dell’Unione mondiale. Cattedrali per l’Umanità. Spazio, Tempo e Sacro: due progetti di santuari ecumenici.
Bibliografia
Marcello Fagiolo è professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”.
Direttore del Centro di Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma e ideatore di una rete di Centri di Studi sul Barocco, dirige l’Atlante del Barocco in Italia. Per il Ministero per i Beni Culturali ha promosso o coordinato dal 1980 vari Comitati Nazionali ed è Presidente del Comitato Nazionale per i giardini storici. È autore di oltre 250 pubblicazioni sul Barocco, sulla storia di Roma e su altri settori di storia dell’architettura e dell’urbanistica dall’antichità all’età contemporanea.


ven 6 gen 2012
Natale in casa Coppelia di Anita Tania Giuga
Posted by Antonio Picariello under arte/teatroNo Comments



Una ballerina meccanica, un pittore trapassato e uno spazio espositivo poco convenzionale. A Bologna le iniziative di Fantomars con un interessante decalogo sul mercato dell’arte contemporanea
Pochi giorni prima delle feste natalizie, Fantomars ha invitato amici e nemici all’inaugurazione di una mostra personale del solito artista “trapassato presente” Gioacchino Montagna, incentrata sulla figura della ballerina, in particolare della ballerina meccanica, Coppelia appunto, dal titolo dell’omonimo balletto. La bambola animata che volteggia come una ragazza in carne e ossa, rivisitata in variegate rappresentazioni, diventa metafora della vita, dalla cui grazia possiamo lasciarci incantare pur sapendo che è illusoria la nostra pretesa di influenzarne le movenze, già programmate dal destino giocattolaio. Un’occasione per pacificarsi, dopo un anno per molti non troppo felice, con se stessi e con coloro che accoglieranno l’invito, rispondendo senza paura all’indecifrabile sorriso di colei che compie “giri di danza e di dolcezza”, per dirla con Eluard.
La mente e il cuore di Fantomars, Giovanni Monti direttore dell’associazione culturale bolognese incastonata nel quartiere Sant’Isaia, dice di non volere apparire come persona. Nel senso di non desiderare altro che emerga ciò che ha fatto — produzione, nel suo insieme, decisamente rimarchevole sia in termini artistici che letterari, tanto da bastare a colmare qualche centinaio di metri quadri di una Fondazione medio grande — e che questo appaia come una sorta di movimento aggregativo.
Fantomars arte accessibile nasce dall’idea di portare l’arte in un luogo fisico diverso dai consueti circuiti mercantili e istituzionali di esposizione e smercio, e questa parola non si intenda scelta a caso, dice Giovanni Monti. Sicché basterebbe varcarne la soglia per capirlo, in quanto l’insieme si da tutto in una stanza che appare subito come una specie di bric à brac delle meraviglie. La filosofia iniziale, al momento della fondazione, fu quella delle gallerie a basso costo di ispirazione iberica: nessun pezzo doveva, e così è, superare gli ottocento euro.
Prima di oltrepassarne la soglia una locandina recita così:
Fantomars è uno spazio misteriosamente scaturito dal nulla in via Frassinago numero tre D, a Bologna.
Dove potrai:
Entrare sentendoti libera oppure libero, o anche tutti e due, di restare dieci secondi o due ore.
Guardare tutto quello che vuoi, toccare tutto quello che vedi, cercare pure quello che non vedi, trovarlo e toccarlo.
Godere di quello che vedi, tocchi e trovi.
Lasciandolo sciogliere dentro i tuoi sensi come una caramella se lo trovi dolce, come un bicchiere di vino se lo trovi forte, come una sorpresa se lo trovi emozionante.
L’arte è una delle poche cose rimaste di cui possiamo godere senza bisogno di possederla materialmente.
Il piacere che provi vedendola, guardandola, toccandola è ripetibile.
Per esempio se ripassi di qua per vedere nuovamente quella cosa che ti è piaciuta o altre che non hai ancora visto, ma sospetti che ti possano piacere.
Ti potrebbe anche piacere portarti a casa qualcosa che hai riconosciuto, che parla il tuo stesso linguaggio, oppure un linguaggio assolutamente diverso che però entra in risonanza con le tue vibrazioni.
Solo in tal caso te la potremmo vendere.
Se proprio insisti.
Non per una questione di mercato, semmai di entusiasmo.
Del tuo entusiasmo.
Dell’entusiasmo dell’artista che ha fatto quella cosa e di tutti gli altri che hanno fatto tutte le cose qui.
Qui non esistono cose come obiettivi e risultato, noi sappiamo che ci sarà comunque lo scambio delle energie prima di quello della materia, che sia questa materia denaro o colore.
Se scambiamo energie la cosa gioverà a tutti.
Gli artisti creano solo per energia.
Quelli che creano per altri motivi non ci interessano, manco se sono bravi.
Questi qui sono liberi.
Ciao, te.
P.S.: potrai entrare qui anche semplicemente perché fuori piove.
L’avvento del web ha rappresentato un notevole polmone per respirare situazioni alternative», sostiene Giovanni Monti; con blog e siti dedicati alle espressioni meno codificate e più spontanee dell’attività creativa. Tuttavia, l’aggregazione e lo scambio virtuale hanno un naturale limite nella fruizione diretta dei lavori proposti e nella condizione “prima” dello scambio, il quale deve essere in prima istanza epidermico e, in seguito, proporsi di incontrare un pubblico possibilmente più vasto ed eterogeneo possibile. Potremmo persino osare parlare di dono, osservando la funzione sociale che ha assunto Fantomars, anzitutto per il tipo di persone che hanno deciso di esporvi e che si riuniscono con una certa frequenza a banchettare dopo ogni iniziativa in mostra. Come in una sorta di piccola comunità.
In un paio di anni di vita l’esperimento di uno spazio aperto a molte energie, non deputato a una funzione meramente mercantile quanto a uno scambio orizzontale fra chi propone arte e chi ne gode, ha dato notevoli risultati in termini di spunti e proposte, e ha naturalmente selezionato una sorta di movimento estremamente fluido e libero, dentro il quale operano e si muovono molti interessanti personaggi, non solo strettamente legati alle forme più tradizionali del fare artistico.
L’approccio informale e poco “paludato”, che ha alcuni punti di contatto con l’ironico distacco dalle convenzioni caro ai crismi surrealisti, ha permesso che emergessero voci altrimenti relegate in comparti stagni e settori definiti “minori”, i quali, invece, hanno potuto fondersi dando vita a fenomeni talora inspiegabili.
Per esempio ? mi riferisce quasi con orgoglio divertito Giovanni Monti ? durante l’inaugurazione della mostra collettiva sulla magia, che vedeva la presenza anche di foto medianiche realizzate da uno studioso della materia, misteriosi influssi hanno fatto sì che un paio di quadri cambiassero di posto senza troppo farsi notare; di sicuro per opera dello spirito burlone immortalato, è il caso di dirlo, trattandosi di morto, nello spettrogramma colorato della sua energia, volatile ma non certo inerte. E così durante il ciclo estivo, inserito nel cartellone di Bologna estate 2011, di “incontri artistico esoterici”, con mostre personali a pareti alternate, e sinergica lettura dei tarocchi, sono state presentate tavole realizzate in canalizzazione con l’anima inquieta del trapassato pittore Gioacchino Montagna, vissuto (o forse no?) alla fine del 1500. Insomma l’espansione dei limiti mentali che sempre contraddistingue l’artista, si addentra in Fantomars dentro territori vergini e fertili, dove ciò che viene generato non è quasi mai monetizzabile, ma è per questa stessa ragione ancora più prezioso, perché capace di generare cerchi nell’acqua stagnante del panorama culturale metropolitano, magari cerchi quadrati come li avrebbe voluti De Dominicis (sic!), anconetano, quest’ultimo, come lo stesso Monti.
Per ogni altra informazione si rimanda alla visione del sito www.fantomars.jimdo.com
FANTOSOFIA
1 Nessun attaccamento a un risultato preciso. La vendita non è prioritaria. Prima intenzione (non obiettivo) è offrire sensazioni e divertimento al pubblico e dare agli artisti la possibilità di offrirle.
2 Solo mostre collettive, e per di più tematiche. Più voci per ampliare la possibilità di “riconoscere” qualcosa di affine, e il caleidoscopio di avere tanti punti di vista diversi su un unico tema
3 No ai tabu galleristici. Es. lo spazio o il “troppo”. L’occhio non va isolato o guidato, può scegliere con grande libertà e anarchia e avere anche la possibilità di confondersi o addirittura smarrirsi.
4 Accessibilità bilaterale. Per il pubblico ma anche per chi vuole esporre, sempre gratuitamente e magari anche solo qualcosina nei books , ma esserci con la propria energia.
5 Atteggiamento orizzontale: l’arte non cala dall’alto, viene posta a metà tra chi la fa e chi ne gode, e quest’ultimo è libero di prenderne ciò che vuole (anche nulla).
6 Contatto: con adeguate protezioni trasparenti i lavori sono tutti maneggiabili. La materia può farsi sentire
7 Cambiamenti frequenti dei lavori e artisti, mostre esposte a parete rinnovate ogni 40 gg. circa e rotazioni anche degli altri lavori presenti negli album o negli scaffali
8 Happening frequenti tipo performance, letture (di poesie? di tarocchi? di occhi?) o anche semplici festicciuole.
9 Prezzi comunque contenuti, nessuna esclusiva sugli artisti, che sono liberi di riprendersi i lavori quando gli pare. Nessuna strategia di marketing, qualsiasi sia il nostro piano, il destino ne avrà uno migliore.
10 Giocosocazzonismo come filosofia di base. Se un artista si prende molto sul serio e si fa “il viaggio”, le pagine gialle sono piene di altre gallerie (di quelle “vere”).
Artisti rappresentativi della galleria:
Francesca Anita Modotti, Davide Pasciuti, Paolo Mattioli, Gabriele Codecà, Caterina Foresi, Pietro Franca, Daniele Pezzoli, Nicola Corona, Valerio de Filippis, Lara Zibret e tanti altri.
Anita Tania Giuga
Critico d’arte, ha seguito per due anni il dottorato di “Estetica e pratica delle Arti” dell’università di Catania. Ha collaborato al dipartimento di Psicologia dell’Arte del DAMS di Bologna e insegnato all’Accademia di Belle Arti di quella città. Ha cominciato a scrivere per periodici locali all’età di 19 anni (Il messaggero del Sud). È contributor per testate di settore come Flash Art (interna nel 2005), Juliet, Insideart (2008), Espoarte, art a part of cult(ure), Giudizio Universale, Demetra. Rimarchevoli le esperienze come curatore in visita alla Fondazione Antonio Ratti a Como (1-23/07/2008), dove ha preso parte al XIV Corso di Arti Visive, visiting professor Yona Friedman e la partecipazione a “Picnic al Tempio #5 Costruire Texure/Building Texture”, curatori Mario Lupano, Marco Navarra, Alessandro Rocca (workshop internazionale di design e costruzione, maggio 5/10/2009; ultimamente è stata segnalata nella rosa dei partecipanti del convegno nazionale sulla nuova critica d’arte “Tracker Art 2011″ (Termoli) e a prendere parte al “III Corso di studi politici e culturali” nell’ambito del progetto: “Italia 150. L’Unità da ritrovare”, Direttrice del Corso Chiara Màrgani, Accademia Nazionale della Politica (a cura di), sul tema “Le città del futuro. Nuovi linguaggi artistici e architettonici: visual art, concept e urban desig”; 06 Giugno 2011 (S.Teresa – Ragusa Ibla), insieme ai proff. Antonio Mercadante e Marco Vozza.

gio 29 dic 2011
FRANCESCO GUADAGNUOLO NELLA DIMENSIONE STORICA DELL’ARTE ITALIANA
Posted by Antonio Picariello under arte/teatroNo Comments
La pittura italiana dal 1900 ad oggi
FRANCESCO GUADAGNUOLO
NELLA DIMENSIONE STORICA DELL’ARTE ITALIANA
VINICIO SAVIANTONI
Per comprendere meglio l’arte di Francesco Guadagnuolo è utile esaminare (anche se in maniera molto succinta) la storia della pittura italiana dal 1900 ad oggi, tramite correnti e stili che hanno vissuto lo sviluppo culturale, con le più svariate conoscenze tecniche e i molteplici modi di espressione, così da permetterci di analizzare e valutare come l’arte di Guadagnuolo si sia formata collocandosi all’interno dei fenomeni artistico-culturali degli ultimi decenni.
Nella prima decade del ’900, quando Michetti, Bistolfi, Sartorio, erano ritenuti fra i migliori artisti italiani, si manifesta in maniera travolgente il movimento Futurista nato nel 1909 con un articolo di Filippo Tommaso Marinetti pubblicato su “Le Figaro”. Il giovane critico Roberto Longhi considera la pittura Futurista come l’unica valida avanguardia italiana nell’arte del XX secolo. Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Carlo Carrà, Luigi Russolo ed Antonio Sant’Elia contribuiscono a creare l’importanza del movimento.
L’avanguardia Futurista, dopo la prima guerra mondiale appare dissociata soprattutto per la prematura scomparsa di Boccioni e Sant’Elia. Il Secondo Futurismo, sempre con alla guida un Marinetti abbastanza rivoluzionario, ha origine a Torino ed esce ben presto dall’ambito regionale con artisti di grande spessore quali Fortunato Depero, Luigi Fillia, Enrico Prampolini Gerardo Dottori, Bruno Mu nari, Tullio Crali, Osvaldo Peruzzi, Tato e Marasco, ma non avrà più quella forza propria che contraddistingue le grandi avanguardie.
Nel frattempo l’influenza del simbolista svizzero Arnold Böeklin viene assorbita da un giovane pittore, il quale rivela un’immaginazione malinconica e tormentata insistentemente dal mistero della realtà urbana e delle piazze disabitate. Egli è Giorgio de Chirico, che ha dato inizio all’arte Metafi sica, la quale si svilupperà fra il 1910 ed il 1920 a cui aderirono altri artisti come Carlo Carrà, Alberto Savinio e Giorgio Morandi.
Con il critico Mario Broglio, nasce poi nel 1918 il movimento Valori plastici, ‘ritorno all’ordine’ dell’arte e ad una ricerca più stilistica sulla tradizione italiana del passato: Giotto, Masaccio, Piero della Francesca.
Nel 1922 a Milano, nasce pure Novecento. Nella Galleria di Lino Pesaro s’incontrano Anselmo Bucci, Achille Funi, Emilio Malerba, Ubaldo Oppi, Leonardo Dudreville, Piero Marussig, Giorgio Morandi, Massimo Campigli, Felice Casorati e Mario Sironi.
A Torino circa nel 1929 ha vita il gruppo cosiddetto dei Sei Pittori, con Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci, promosso dai critici Lionello Venturi ed Edoardo Persico. Ricordiamo anche l’arte innovativa e altamente poetica di Luigi Spazzapan.
Il gruppo dei Chiaristi si forma a Milano nel 1930 con il critico Persico; il più rappresentativo è Umberto Lilloni. A Venezia lavora Pio Semenghini. In Toscana, Ottone Rosai. A Roma operarono Arturo Tosi, Carlo Socrate, Amerigo Bartoli, Francesco Trombadori e Fausto Pirandello.
Intorno alla rivista Il Selvaggio di Mino Maccari, sorta nel 1929 ma che conosce sia un periodo fiorentino sia uno romano, si muovono artisti come Carrà, Soffi ci, De Pisis, Morandi, Spazzapan, ed i giovani Domenico Purificato, Renato Guttuso, Orfeo Tamburi, Toti Scialoja, nonché l’incisore Luigi Bartolini.
* * *
A Roma nel 1927 ha inizio la Scuola Romana; ne fanno parte Scipione (Luigi Bonichi), Mario Mafai, Antonietta Raphaël, e lo scultore Marino Mazzacurati. Vi si aggiungeranno in seguito Roberto Melli, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Guglielmo Janni e Alberto Ziveri. In quegli anni il gruppo aveva conquistato una propria identità tutta italiana, e Roberto Longhi la soprannomina Scuola di via Cavour, che era l’indirizzo della casa-studio di Mario Mafai e Antonietta Raphaël, luogo di riunione e di accese discussioni fra artisti e letterati, tra cui Giuseppe Ungaretti, Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli.
Negli artisti della Scuola Romana si evidenzia un carattere espressionista e l’interesse al Tonalismo, che fanno maturare le basi di un certo ‘realismo’ specialmente in artisti come Fausto Pirandello, Alberto Ziveri, Renato Guttuso e Domenico Purificato. Questi ultimi si mostrano interessati alla pittura di Mafai. Più ideologico ed espressionista a sfondo sociale è Guttuso, che da lì a poco movimenterà la vita artistico-culturale tra Roma e Milano, mentre più classico e di impronta manierista appare Purificato. L’interesse di Purificato è di rivisitare le varie forme assunte dalla tradizione figurativa, ponendo al centro della sua ricerca la tematica umana.
Nel frattempo si forma a Milano Corrente, in contrasto con l’ufficialità dell’arte neo-classicheggiante, con a capo Birolli, assieme a Cassinari, Sassu, Migneco, Treccani e lo stesso Guttuso. Nello stesso periodo numerosi artisti, con lo scopo di celebrare operai e contadini e gli eventi della lotta di classe, diedero vita al realismo sociale che verrà denominato Neorealismo. Fra gli anni Trenta e Quaranta, emerge davvero l’artista forse più considerevole del ’900 Italiano: Renato Guttuso. Egli diviene l’esponente principale del Neorealismo nel periodo del Fronte Nuovo delle Arti, cui aderirono Emilio Vedova, Renato Birolli, Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Leoncillo, Armando Pizzinato, Giuseppe Santomaso e Alberto Viani. In campo letterario vi hanno fra gli altri contribuito Carlo Levi, Moravia, Pasolini e Pavese.
Renzo Vespignani, all’epoca dell’occupazione nazista a Roma, usava la grafica per narrare le atrocità e i bombardamenti. Nel 1963 nasce Il Pro e Contro con lo stesso Vespignani, Attardi, Calabria, Guccione, Ferroni, Guerreschi, Farulli, Gianquinto. Intorno a questo movimento gravitano i critici Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Duilio Morosini. Esso inoltre diventò un punto di riferimento per lo sviluppo della Nuova Figurazione. Da ricordare sono anche molti artisti che affrontano la realtà con spirito nuovo, quali Virgilio Guzzi, Alberto Sughi, Valerio Adami, Mimmo Rotella; quest’ultimo, con i suoi décollages, mostrava una caratteristica ispirata ai manifesti pubblicitari della realtà urbana circostante.
In particolare Purificato e Guttuso hanno fortemente creduto al carattere e alla tradizione del realismo, in quanto connessa con le nostre radici culturali. Scomparso Guttuso nel 1987, ci si chiese chi potesse farsi carico della ricerca rivitalizzata del realismo italiano sul fi nire del ’900. Non sono pochi gli artisti contemporanei, che si riconoscono nell’identità storica dell’arte italiana; tanto per fare qualche nome, pensiamo a Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Alberto Sughi, Piero Guccione, Mario Schifano, Giuseppe Zigaina e ad alcuni più giovani artisti emersi negli anni ’80.
* * *
All’inizio del 1980, in quanto successore dialettico che si colloca tra Purificato e Guttuso, potremmo classifi care il giovane artista Francesco Guadagnuolo, emerso in un momento di disputa fra Ipermanierismo e Transavanguardia. Abile disegnatore, specialista nell’incisione, con un evidente talento pittorico, egli ha cercato di definire e impersonare la continuità della tradizione figurativa italiana.
Se Guttuso ha vissuto il periodo drammatico della seconda guerra mondiale, (pensiamo a una delle opere più note, la Crocifissione, dichiarata denuncia dei disastri causati dal regime), Guadagnuolo respira gli avvenimenti disastrosi del terrorismo, l’era dell’automatizzazione e dei computer, i rilevanti risultati scientifici e tecnologici che preludono al 2000.
La pittura di Guadagnuolo può essere ben considerata una sintesi di tutte le avanguardie del Novecento, sia figurative sia astratte, nel quadro complesso della contemporaneità; una Weltanschauung cari ca di afflizione ma, insieme, di redenzione. Il filosofo Rosario Assunto ha affermato che l’impulso vitale “è in lui il segno di un’identifi cazione assoluta della vita e dell’arte”.
All’età di trent’anni l’artista realizza una sua “Crocifissione”, presentata a Roma nel 1988, in una mostra curata dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “G. Treccani”. L’opera è stata avvertita come una rinnovata realtà artistica del dopo Guttuso. La “Crocifissione” di Guadagnuolo è concetto trascendentale rispetto all’arco vitale e storico. I mali e i beni della società moderna vi sono identifi cati nel martirio di Cristo, con riflessi inquietanti e apocalittici. Essa ha rappresentato, per alcuni critici, un’opportunità di analisi e riflessione.
Alla fine degli anni Settanta, nasce la Transavanguardia per opera del critico d’arte Achille Bonito Oliva, con artisti quali Francesco Clemente, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi e Nicola De Maria. Poco più tardi, vale a dire negli anni Ottanta, nascono Anacronismo, ovvero Ipermanierismo, con Carlo Maria Mariani e Omar Galliani, e col sostegno critico di Maurizio Calvesi; con l’appoggio teorico del critico Renato Barilli, sorgono invece i Nuovi-nuovi: artisti pronti a recuperare il passato attraverso la citazione.
Negli anni Novanta, con i fenomeni della globalizzazione e di Internet, tutto è in veloce movimento e si proietta anche in architettura. Insieme ad altri connessi, quegli stessi fattori promuovono lo sviluppo del Postmoderno, ma si avverte nello stesso tempo un decadimento socio-culturale della vita civile e urbana, spogliata di ideali.
Artisti della qualità di Francesco Guadagnuolo impiegano, oltre alle più svariate tecniche pittoriche, effetti dati dall’immagine fotografica e dall’uso del collage, compendiando la capacità di capire il modo di vivere nelle grandi metropoli. Si tratta di una pittura veloce e ricca di energia; di un’arte fatta di contenuto, la quale valuta, sia pure criticamente, i mutamenti di una società che ha consentito la circolazione culturale a dimensione mondiale.
Assistiamo al rapporto tra rappresentazione e astrazione, fra realtà e trascendenza, tra concettualismo e recupero della scrittura manuale in funzione artistica. Così, Guadagnuolo riesce a suggerire un rinnovato sentimento degli ideali sociali e intellettuali. Di lui, qui citiamo alcuni cicli di opere: “Luoghi del Tempo”, 1991/’97; “I Luoghi del Corpo”, 1993; “Incantesimo dei Luoghi e dei Simboli in memoria di Federico Fellini”, 1993/’94; “Luoghi e Simboli Americani: dialogo con Basquiat”, 1997.
La pittura italiana non figurativa dal dopoguerra ad oggi
Con la fine della seconda guerra mondiale, gli artisti italiani guardavano a ll’Europa; era attivo a Milano un gruppo di artisti interessati all’evolversi dell’arte astratta, quali Alberto Magnelli, Atanasio Soldati, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Luigi Veronesi, Mario Radice, Mauro Reggiani, Manlio Rho. Da qui nascerà il Movimento per l’Arte Concreta, con Atanasio Soldati, Gillo Dorfl es, Bruno Munari, Gianni Monnet.
Lucio Fontana, nel suo Manifiesto blanco del 1946, sosteneva: “La ragione non crea. Nella creazione delle forme la sua funzione è subordinata a quella del subcosciente”. Alla Biennale di Venezia del 1947, esponeva il gruppo Fronte Nuovo delle Arti; pochi anni dopo questi autori si divisero in due gruppi, tra loro in posizione: Astrattisti e Neorealisti. Afro Basaldella nel 1948 inaugura il suo periodo astratto, nel quale egli richiama una forma di tonalismo romano, fino ad approdare a un’espressione astratto concreta non priva di suggestioni naturalistiche.
Emilio Vedova, con una pittura gestuale, crea effetti di cromie dinamiche che mostrano le realtà emozionali, interpretando anche temi civili e sociali. Egli crea i suoi Plurimi, e così li commenta: “Nati come armi dinamiche, di un segno aggressivo che non poteva più rimanere nella dimensione statica, precostituita del quadro […]; non sculture da girarci attorno, ma personaggi moventi che invitano al dialogo, che provocano […] più partecipazioni attive”.
Emilio Scanavino esordisce nell’ambito dell’informale europeo. Alberto Burri fa uso di materiali grezzi come tela di sacco, catrami e muffe; l’artista dispone la materia in modo arbitrario perché la materia lacerata, bruciata, contiene in sé una drammaticità che bene esprime l’afflizione umana. Giulio Turcato prova nuove tecniche e materiali come gommapiuma, perline catarifrangenti e colori cangianti fluorescenti. Lucio Fontana interviene sulla tela con tagli e buchi, dando vita allo Spazialismo, cui aderirono Tancredi, Roberto Crippa e Gianni Dova. Giuseppe Capogrossi partecipa a Origine e al “Manifesto spazialista”; dipinge, inoltre, una serie di opere chiamate Superficie.
* * *
Alla Pop Art e alla Op Art, movimenti internazionali, contribuiscono anche artisti italiani con il Gruppo T di Milano, formato da Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco; con il Gruppo N di Padova, formato da Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi, e con Forma Uno di Roma formato da Accardi, Consagra, Perilli, Attardi, Dorazio, Guerrini, Sanfi lippo e Turcato. Essi differenziarono l’astratto con il concreto, interessati alla ricerca di forme pure, primordiali, che, partendo dalla realtà oggettiva, permisero loro di arrivare al linguaggio astratto inteso come simbolo di libertà.
Piero Dorazio creava textures variopinte; Piero Manzoni ha posto le basi della sua arte nell’ironia, nel paradosso; rinomate sono le scatole contenenti “merda d’artista” del 1961, oppure quelle contenenti “fiato d’artista”. Toti Scialoja ricercava una pittura gestuale, astratto-spressionistica, di origine americana; Umberto Mastroianni faceva defl agrare la materia, rappresentando tutta la sua energia nello spazio.
A Roma, un notevole apporto alla Pop Art italiana si ha con Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, che reinterpretano la realtà seppure in forme differenti da quelle americane. Sono altresì significative le ricerche degli artisti Francesco Lo Savio e Pino Pascali.
Una ricerca astratta derivata dalla geometria viene condivisa da Agostino Bonalumi, con tele estroflesse e al loro interno sagome di legno, così da creare particolari effetti di luce, e da Enrico Castellani, con tele modulate per mezzo di chiodi collocati in spazi ritmati. Joannis Kounellis introduce nelle sue opere elementi normalmente utilizzati nella realtà circostante; Michelangelo Pistoletto adopera specchi e superfi ci d’acciaio, con immagini incollate.
Viene poi ad affermarsi l’Arte Concettuale, secondo cui l’opera d’arte è ritenuta visione di un’idea, anziché dell’oggetto in sé. Giulio Paolini si attesta sulla ricerca dell’atto creativo, in base alla percezione fondante dell’arte. Nel frattempo a Torino il critico Germano Celant dà il nome di Arte Povera a un gruppo di artisti, che trovano nei materiali di scarto la materia e l’anima per le loro opere: Mario e Marisa Merz, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Pier Paolo Calzolari e Alighiero Boetti.
Bruno Munari si dedica all’Arte Cinetica; Salvatore Emblema e Giorgio Griffa all’Astrazione Analitica. Altri artisti di analoga ma varia tendenza furono: Claudio Verna, Niele Toroni, Marco Gastini, Elio Marchigiani e Claudio Olivieri.
* * *
Negli anni Novanta la pittura assorbì tutte le conoscenze figurative ed astratte, attraverso metodi multimediali, che manifestano una realtà contraddittoria, non di rado e sempre più violenta. Uno degli artisti che attua queste commistioni è Francesco Guadagnuolo. Egli lo fa uniformando nelle sue opere poesia, prosa, musica, scienza, teatro, cinema, fotografi a, ottenendo una fusione di linguaggi e di arti.
L’artista siciliano propone una fenomenologia culturale complessa, tale da investire l’arte, la letteratura e la musica, il pensiero filosofico. Insomma, un sincretismo sorretto da un instancabile spirito di ricerca. L’obiettivo principale resta tuttavia quello di valorizzare e aggiornare l’urgenza realista. Da ciò scaturisce un segno capace di rappresentare le realtà umane con tutte le loro antinomie, attraverso modularità astratto-informali, concettuali o “povere” che siano.
L’intuizione di fondere pittura e poesia si concretizza sin dal 1991, con le opere “Luoghi del Tempo”, tramite l’innesto di poesie autografe dei più illustri poeti internazionali. Questa collezione-museo, inoltre, ha permesso a studiosi, critici e letterati di rapportarsi alla pittura e alla poesia con signifi cati e considerazioni nuovi.
Da uomo del suo tempo, Guadagnuolo ha captato la valenza dei simboli rappresentati dal mondo computerizzato, attraverso ogni varietà di telecomunicazioni
e delle nuove tecnologie, ed ha ravvisato la loro finalità sintomatica, in parte ormai inerente agli avvenimenti storici, pronto a tratteggiare il corpo sociale contemporaneo così come viene mostrato in tutto il suo carattere drammatico e spesso purtroppo anche crudele.
Da quest’indagine nasce la mostra “New York-New York 11.9.2001: Before and Afterwards” di Guadagnuolo, una vicenda che ha scalfito la storia di inizio del nuovo millennio. L’opera così intesa e compresa, viene assorbita dallo spazio urbano, esplodendo in una forza contraddistinta dal segno e dal colore, che concorre a smembrare gli aspetti formali, siano essi figurativi che non figurativi.
Disporre la rappresentazione secondo un tale criterio, che esalti i contrasti, rende infine l’artista consapevole di mettersi a confronto con un mondo e una realtà scientifica e tecnologica, sempre più ampia e multiforme (“Il Nuovo Grande Vetro”, 1993; “Segno Suono Luce”, 1996/’97; “Gli iperspazi e l’energia del segno”, 1997/’98; “Cosmografi e”, 1998, e l’istallazione a n stadi ‘in progress’ “Metamorfosi immaginifiche della condizione umana”, 2001).
_____________
Nota dell’Autore:
Ci scusiamo con i lettori di eventuali omissioni poiché, in poche pagine, non si è potuto dare una visione ampia o completa dell’arte del ’900. Si è inteso indicare solo artisti e sviluppi di alcune correnti e stili dell’arte italiana, nello
stesso periodo.
ven 23 dic 2011
http://www.laquila99.tv/2011/12/16/lepopea-aquilana-del-popolo-delle-carriole/
Carissime (i), tra una nuotata e l’altra Il Naufrago ha provato a scrivere qulacosa sull’acqua. Nel link segnalato troverete alcune pagine di “L’epopea aquilana del Popolo delle carriole. All’avanguardia dell’indignazione hesseliana”. Innanzitutto la presentazione del libro di mercoledi’ scorso avvenuta a L’Aquila nel tendone di Piazza Duomo. Della prima parte (atti seminariali dedicati all’Indignez-vous! di Hessel) ho proposto due miei testi dedicati all’indignazione: Dell’intermezzo (alcuni dei 20 fotoracconti in omaggio a Guy Debord). Dei cinque racconti su Mr. T, una mia stralunata missiva, seguita da una autoironica opera d’arte sull’avviso di garanzia pervenutomi quest’estate. Ancora. Dello splendido DVD allegato “Mi fa male” del giovane regista aquilano Luca Cococcetta, interpretato da Manuele Morgese, il link di un trailer ed il testo critico scritto ad hoc (sempre nel libro) dal clic-penna magistrale del Reporter sans frontières Pino Bertelli. Che tipo di auguri farvi? Laici e “di buona salute”. Cin Cin, Il Naufrago
gio 15 dic 2011
Grande successo la presentazione della Monografia di Francesco Guadagnuolo alla Camera dei Deputati
Posted by Antonio Picariello under arte/teatroNo Comments
Davanti ad un qualificato pubblico e di addetti all’arte contemporanea è stata presentata il 9 dicembre 2011 a Roma alla Camera dei Deputati la monografia “Metamorfosi dell’iconografia nell’arte di Francesco Guadagnuolo” con le poesie di Karol Wojty?a (Edizioni: Angelus Novus – Tra 8 & 9 Anno 2011). Il pregevole volume ripercorre il Pontificato di Giovanni Paolo II, da cui l’artista aveva meritato particolare stima personale e di cui si è fatto “cantore” sia delle opere letterarie sia del suo drammatico percorso di sofferenze e di universale esemplarità negli ultimi anni. Hanno presentato la monografia Antonio Gasbarrini, critico d’arte, Renato Mammucari, storico dell’arte; il poeta Plinio Perilli ha letto alcune liriche del Papa incluse nel volume.
La Camera dei Deputati ha organizzato un evento di grande spessore artistico e culturale che ha voluto anche essere un vero e proprio atto di devozione nei riguardi del Papa Beato. Guadagnuolo che ha seguito con la sua arte il Pontificato di Giovanni Paolo II, sin dalla sua elezione nel 1978, anno che segna l’amicizia e l’inizio di un percorso artistico-culturale con l’Arcivescovo Giovanni Fallani Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra e di Mons. Ennio Francia fondatore della Messa degli Artisti viene oggi considerato uno dei maggiori autori, del rinnovamento dell’iconografia cristiana non soltanto del nostro Paese.
L’artista di Caltanissetta, partendo dal sentimento della sua terra d’origine, la Sicilia, è riuscito a penetrare e conquistare i misteri dell’universo e trasformare il tutto, in arte di pace e di salvezza dell’uomo dimostrandolo attraverso le sue opere, ne sono di esempio alcune pubblicate nel volume: le illustrazioni de “La Bottega dell’Orefice” di Karol Wojty?a (Giovanni Paolo II), l’ “Humanitas”, la “Pace valore senza confini” (in occasione dell’incontro ad Assisi di tutte le religioni del Mondo indetto da Giovanni Paolo II), il “Debito Estero” (opera che si trova all’ONU), la “Pietà del XXI° secolo”, il “Buon Samaritano del Terzo Millennio”, l’opera “Redemptio”, la grande tela “Pace in Terra Santa”, per nominarne solo alcune. Con la sua capacità espressiva, interpreta, i contrasti, le ansie, i timori del secolo appena trascorso e quello che si è appena aperto che ha portato una delle crisi economiche mondiali dagli aspetti veramente drammatici.
La pubblicazione, non è solo una monografia d’arte, oltre a ripercorrere trent’anni di carriera artistica di Guadagnuolo, ripercorre il Pontificato del Beato Giovanni Paolo II e un arco di vita culturale-storica-politica-letteraria travagliata e vissuta anche da innumerevoli tragedie dell’umanità raccontata in circa mille tavole e fotografie che ci porta a visitare un’arte che libera emozioni nella ricerca del vero, ed esprime aspirazioni di salvezza in una nuova iconografia moderna.
Il volume attraversa le opere, la storia personale, la documentazione degli eventi e le conoscenze di personaggi che hanno caratterizzato il cammino dell’artista giunto a un vivo contatto con la cultura, con l’arte e la storia europea e d’oltreoceano raccontate in undici capitoli. La proiezione e il commento da parte dei critici d’arte e storici dell’arte di oltre 100 opere di Guadagnuolo alla Camera dei Deputati e la lettura dei versi di Giovanni Paolo II hanno suscitato nel pubblico non poche emozioni e suggestioni.
Scrive nella prefazione il Cardinale Fiorenzo Angelini: «Senza soffermarmi su tematiche particolari, vorrei sottolineare tra i meriti di Francesco Guadagnuolo quello di aver compreso e tradotto in produzione artistica il concetto di arte sacra, che il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, considera il “vertice” sia delle arti liberali sia dell’arte religiosa (Sacrosanctum Concilium, 122). Senza dubbio, ogni epoca della storia cristiana, ha una sua arte sacra. Francesco Guadagnuolo ha intuito e illustrato lo stretto rapporto tra la religiosità del nostro tempo e un’arte che ne interpreti istanze, inquietudini, problematiche e attese, modernizzando la tradizione classica: così pure un’arte che risponda alle esigenze del nuovo clima culturale e massmediale nel difficile evolversi dei tempi. Mi riferisco alle originali intuizioni della sua ricerca sull’interdisciplinarietà artistica e sui rapporti dell’arte con la letteratura, la musica, il cinema, la scienza e la matematica, discipline tutte che in vario modo interagiscono e possono sembrare complesse, ma vengono risolte da Guadagnuolo con semplicità: l’artista indaga in tal modo la grande armonia di fondo del mondo.
Egli, adotta per così dire procedure realistiche-astratto-informali e potrebbe dare l’impressione di una divaricazione poetica nel momento in cui accentua la componente figurativa nelle sue opere: i moventi stilistici, al contrario, si mostrano connessi senza alcuna contraddizione per la ragione che operano cogliendo i tempi di una realtà trascesa, che l’artista fa interagire nella dimensione spazio-temporale pittorica con variazioni segniche ricche di energie e di cromatismi personali.
E bene ha fatto, in questa pubblicazione, non ad affidarsi ad autopresentazioni, bensì a lasciare la parola ad esperti conoscitori dell’arte, primi tra tutti al compianto Mons. Giovanni Fallani e al filosofo Rosario Assunto, che gli hanno dedicato amicizia e lusinghieri saggi.
Ogni capitolo di questo volume è arricchito da una poesia di Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojty?a sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawie?). Siamo in presenza di un cammino profondo che esalta l’esistenza umana. Tra l’estetica e gli stati emozionali Guadagnuolo incorpora le immagini e le tematiche, perfettamente sintonizzate con la poesia del grande Pontefice, per poterne meglio cogliere l’infinito mistero e per farci sentire l’amore e la speranza di una vita ricca di valori».
I numerosi riconoscimenti ottenuti e le innumerevoli mostre itineranti di Francesco Guadagnuolo, lo hanno portato in giro per il mondo permettendogli di entrare in contatto con le più importanti personalità della cultura contemporanea.
mer 14 dic 2011
Campobasso, 13 dicembre 2011
A TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA
E RADIOTELEVISIONE
LORO SEDI
Si comunica che domani mercoledì 14 dicembre, alle ore 18.30, presso la Sala A x A di Palladino Company, in c.da Colle delle Api n. 170 – Campobasso, si terrà la conferenza stampa di presentazione e il vernissage della mostra ideata e realizzata da Flavio Brunetti e Antonio D’Attellis dal titolo L’Essere che non è. Nel corso della conferenza sarà illustrato ai Sigg. Giornalisti il programma dettagliato dell’evento di comunicazione artistica di pari eponimo.
L’Essere che non è raccoglie ed espone in mostra alcune delle opere fotografiche di Flavio Brunetti e delle opere pittoriche di Antonio D’Attellis, unite da un profondo legame di affinità estetica e “politica”, fino a configurare una sorta di continuità subliminale (e “sublimativa”) del segno fotografico in quello pittorico. O, ancora di più, realizzando un taumaturgico travaso di senso del segno pittorico in quello fotografico.
Il programma di L’Essere che non è, in contemporanea con la mostra, si scandirà in tre appuntamenti successivi al vernissage, nei quali Antonio D’Attellis e Flavio Brunetti incontreranno il pubblico per provare a comunicare la dimensione interdisciplinare e “contaminata” dell’evento artistico, sperimentando e parlando di arte visiva, fotografia, pittura, videografia, letteratura, poesia, musica, canzone d’autore, insieme agli ospiti Antonio Picariello – critico d’arte Unesco, Luigi Fabio Mastropietro – scrittore e direttore editoriale di AltroVerso e Valentino Campo – poeta e direttore responsabile di AltroVerso.
Il calendario dei suddetti incontri con gli autori si aprirà mercoledì 21 dicembre 2011 alle ore 19.30 con l’eponimo Contaminazione delle arti, proseguirà mercoledì 28 dicembre 2011 alle ore 19.30 con Accettazione delle arti e si concluderà mercoledì 4 gennaio 2012 con l’evento live Non aprire che all’oscuro – Una storia di 100 anni fa, presentato in anteprima nazionale da Flavio Brunetti.
Considerato il rilievo nazionale della mostra e della manifestazione artistica collegata, si prega di dare massima diffusione alla notizia e di assicurare la presenza di un inviato alla conferenza stampa di domani mercoledì 14 dicembre.
Cordiali saluti e ringraziamenti.
Mari Correa
Ufficio Stampa A x A Palladino Company
Segreteria organizzativa Via Colle delle Api, 170 86100 Campobasso
tel. 0874484004 – 3801828029 – info@palladino-company.com – arcadenterprise@gmail.com











